Vicenza

Il Teatro Olimpico dichiarato da Roma Monumento nazionale

Via libera della commissione Cultura del Senato che ha dichiarato il Teatro Olimpico Vicenza Monumento nazionale.

Il sindaco Possamai: «La soddisfazione è grande e il risultato ottenuto testimonia una sincera e trasversale sinergia tra i parlamentari vicentini»

Il sindaco Giacomo Possamai ha commentato con entusiasmo la notizia giunta da Roma dell’approvazione odierna del disegno di legge per dichiarare il Teatro Olimpico di Vicenza Monumento nazionale: «La notizia del via libera della commissione Cultura del Senato al disegno di legge per dichiarare il Teatro Olimpico di Vicenza monumento nazionale è motivo di grande soddisfazione ed è testimonianza di una sincera e trasversale sinergia tra i parlamentari vicentini, impegnati ad onorare e portare questo riconoscimento al teatro coperto più antico del mondo. La città di Vicenza non può che essere orgogliosa di questo importante primo risultato, nella speranza di vedere l’intero iter concludersi nel più breve tempo possibile».

La proposta è nata da Vladimiro Riva, consigliere delegato del Consorzio Vicenza è e già promotore della candidatura della Basilica palladiana, Monumento nazionale nel 2014, dopo un percorso durato tre anni.

Credit foto: Colorfoto – Francesco Dalla Pozza

Vicenza, 11 ottobre 2023

Fonte: Comune di Vicenza – Ufficio Stampa

Teatro Olimpico Vicenza storia

Il Teatro Olimpico è una delle meraviglie artistiche di Vicenza. Si trova all’interno del cosiddetto Palazzo del Territorio, che prospetta su piazza Matteotti, all’estremità orientale di corso Palladio, principale direttrice del centro storico.
Nel Rinascimento un teatro non è un edificio a se stante – come diventerà di prassi in seguito – ma consiste nell’allestimento temporaneo di spazi all’aperto o di volumi preesistenti; nel caso di Vicenza, cortili di palazzo o il salone del Palazzo della Ragione.

 

Nel 1580 il Palladio ha 72 anni quando riceve l’incarico dall’Accademia Olimpica, il consesso culturale di cui egli stesso fa parte, di approntare una sede teatrale stabile. Il progetto si ispira dichiaratamente ai teatri romani descritti da Vitruvio: una cavea gradinata ellittica, cinta da un colonnato, con statue sul fregio, fronteggiante un palcoscenico rettangolare e un maestoso proscenio su due ordini architettonici, aperto da tre arcate e ritmato da semicolonne, all’interno delle quali si trovano edicole e nicchie con statue e riquadri con bassorilievi.

I critici

La critica definisce l’opera ‘manierista’ per l’intenso chiaroscuro, accentuato tra l’altro da una serie di espedienti ottici dettati dalla grande esperienza dell’architetto: Il progressivo arretramento delle fronti con l’altezza, compensato visivamente dalle statue sporgenti; il gioco di aggetti e nicchie che aumentano l’illusione di profondità. Il Palladio appronta il disegno pochi mesi prima della sua morte e non lo vedrà realizzato; sarà il figlio Silla a curarne l’esecuzione consegnando il teatro alla città nel 1583.

La prima rappresentazione, in occasione del Carnevale del 1585, è memorabile: la scelta ricade su una tragedia greca, l’Edipo Re di Sofocle, e la scenografia riproduce le sette vie di Tebe che si intravedono nelle cinque aperture del proscenio con un raffinato gioco prospettico. L’artefice di questa piccola meraviglia nella meraviglia è Vincenzo Scamozzi, erede spirituale del Palladio. L’effetto è così ben riuscito che queste sovrastrutture lignee diventeranno parte integrante stabile del teatro. Sempre allo Scamozzi viene affidata anche la realizzazione degli ambienti accessori: l’Odeo, ovvero la sala dove avevano luogo le riunioni dell’Accademia, e l’Antiodeo, decorati nel Seicento con riquadri monocromi del valente pittore vicentino Francesco Maffei.

La reputazione del Teatro Olimpico

La fama del nuovo teatro si sparge prima a Venezia e poi in tutta Italia suscitando l’ammirazione di quanti vi vedevano materializzato il sogno umanistico di far rivivere l’arte classica. Poi, nonostante un avvio così esaltante, l’attività dell’Olimpico venne interrotta dalla censura antiteatrale imposta dalla Controriforma e il teatro si riduce a semplice luogo di rappresentanza: vi viene accolto papa Pio VI nel 1782, l’imperatore Francesco I d’Austria nel 1816 e il suo erede Ferdinando I nel 1838. Con la metà dell’Ottocento riprendono saltuariamente le rappresentazioni classiche, ma si dovrà attendere l’ultimo dopoguerra, scampato il pericolo dei bombardamenti aerei, per tornare seriamente a fare spettacolo in un teatro che non ha uguali al mondo.

Fonte dal sito: https://www.teatrolimpicovicenza.it/

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