Veneto

Aperto il bacino di laminazione di Montebello

Venezia – La Regione Veneto ha disposto, nel tardo pomeriggio di ieri, l’apertura del bacino di laminazione di Montebello. Ne dà notizia l’assessore regionale all’ambiente e difesa del suolo Gianpaolo Bottacin, che questa mattina ha effettuato un sopralluogo per verificare la situazione. 

bacino

Regione Veneto

“La decisione – ha spiegato l’assessore – è stata presa a scopo precauzionale, visto il livello che era stato raggiunto dal Guà. Ricordiamo che il bacino di laminazione di Montebello, nel vicentino, risale al 1926 ed è l’ultima grande opera idraulica realizzata in Veneto prima del 2010, anno in cui, con l’avvento della giunta Zaia, si è dato avvio alla realizzazione di numerosi bacini di laminazione per scongiurare esondazioni dei fiumi.”

“I bacini di laminazione – chiarisce Bottacin – consentono di invasare acqua in maniera controllata in aree non urbanizzate e che normalmente sono destinate a uso agricolo. Questo solo quando i corsi d’acqua raggiungono livelli preoccupanti. L’attivazione del bacino di Montebello dimostra, ancora una volta, la necessità di realizzare queste opere senza se e senza ma.”

LA CASSA D’ESPANSIONE DI MONTEBELLO VICENTINO

LA PRIMA IN ITALIA, COMPIE 90 ANNI

Anno: 2017

Edizione: n. 5 pag. 05

Autore: Luigi Da Deppo

La cassa di espansione di Montebello Vicentino (Vicenza), la prima in Italia, è stata realizzata tra il 1926 e il 1927, per la difesa dei tratti a valle del fiume Agno-Guà, riprendendo un’idea già ventilata dopo le piene del 1905 e 1907. L’iniziativa fu favorita dall’esistenza a Montebello di una vasta zona delimitata a sud dalla Strada Statale collegante Vicenza con Verona, a ovest dalle arginature del torrente Chiampo e a est da quelle del fiume Guà. Nella zona interclusa le acque di scolo sono raccolte dall’Acquetta che confluisce poi nel Fratta Gorzone e svolge le funzioni di emissario.
Fu rialzata la Strada Statale e vennero costruite in fregio al Guà due batterie di sifoni con sette sifoni ciascuna.
La capacità d’invaso, occupando un’area di 100 ha e con un franco di 50 cm sulla Strada Statale, è di 5×106 m3, con la possibilità di aumentarli a 9 realizzando due bacini in cascata, prospettiva tuttavia ritenuta allora, dopo le prime significative piene, non necessaria.
Le opere principali indispensabili al funzionamento terminarono cinque mesi dopo l’inizio dei lavori, nel febbraio del 1927. Il costo fu di 12.000.000 di lire, equivalenti a circa 11.000.000 di euro di oggi.
In quasi un secolo di utilizzo la cassa ha mostrato la bontà della soluzione adottata.

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