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Scontro tra titani: come sono andati i quarti di finale tra PSG e Barcellona

Una delle caratteristiche salienti della Champions League è il suo essere un luogo dell’anima per i calciatori. Un palcoscenico con caratteristiche uniche ben precisa che è in grado di amplificare anche i piccoli dettagli e le piccole disattenzioni trasformandole, poi, in dei momenti decisivi a più non posso. All’interno del contesto delle sfide a carattere europeo, con giocatori di tutto il mondo che si sfidano, fanno continuamente capolino i fantasmi delle glorie passate e delle sconfitte recenti, capaci di andare a pesare sul piano prestazionale inficiando la resa di una squadra in più contesti. La Champions è la Champions, come dicono gli appassionati. Pertanto va rispettata e ammirata, anche e sopratutto perché è capace di tirare fuori dalle squadre sempre una qualche sorpresa contro tutte le scommesse.

Se c’è qualcosa che i quarti di finale di questo 2024 ci hanno imparato è che, da questa Champions, il Barcellona ha imparato l’importanza di portare avanti un gioco che sia veramente audace, anche se contro hai una squadra incredibilmente resistente e titolata come il PSG.

La Champions come cartina al tornasole

Uno dei match universalmente più attesi di questi quarti di finale della Champions League è stato proprio quello tra Barcellona, una delle squadre più titolate del mondo, e PSG, altra squadra che dalla sua può vantare un roster di giocatori che sembra uscito direttamente da una partita di un videogioco. Barça e PSG si sono già scontrate in passato e sono due club con un passato molo importante, fatto di alti e bassi da tenere in considerazione.

Durante la partita tra queste due squadre incredibile abbiamo potuto saggiare da vicino quanto sia importante, per gli allenatori, avere contezza di come gestire tatticamente i giocatori. Ma anche di come rispondere immediatamente ai cambi di gioco, tanto che quest’ultima azione è stata plausibilmente determinante per definire l’andamento del match.

Questo perché gli 11 sul campo non bastano e gli allenatori, in questi match più che in altri, hanno dimostrato di poter giocare un ruolo cruciale, nonostante alla fine del discorso siano state le mosse individuali dei giocatori a fare la differenza nel pratico.

Questioni di scelte

I primi minuti della partita sono stati caratterizzati dalla scelta dell’allenatore Luis Enrique di attaccare sfruttando le capacità offensive di Dembélé nella parte destra del campo, su Cancelo. Quest’iltimo considerato come il punto debole strutturale del Barcellona. Il PSG; nonostante un Kylian Mbappé sottotono (forse a causa dell’assenza di Neymar), è riuscito recuperare i primi gol subiti con un certo grado di nonchalance finendo però per “perire” sul lungo periodo.

Se c’è infatti qualcosa che ha pesato al PSG, nonostante giocasse in casa in un Parco dei Principi più indiavolato che mai, è stata la capacità di adattamento e risposta del Barcellona, con Xavi in panchina a gestire le verticalizzazioni.Oltre ad architettare i metodi per superare rapidamente le pressioni avversarie, creando nel contempo occasioni per fare gol.

Alla fine della fiera la vittoria del Barcellona ha un doppio significato per quest’anno: da una parte c’è un vantaggio niente male per la partita di ritorno. Mentre, dall’altra, anche l’indicazione di un potenziale superamento di quelle che recentemente erano state le difficoltà per la squadra, specie sul fronte Europeo delle competizioni. Resta pertanto da vedere come cambieranno le quote champions league su Betfair in attesa della partita di ritorno!

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