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Acli di Vicenza: dialogo sul fine vita

Quando la morte è irreversibile occorre pensare alla vita eterna – La dr.ssa Amalia Simari (Aulss 7 Pedemontana): “Rincorrere una cura che non esiste, attraverso le diverse cattedrali della sanità è una sofferenza in più per il malato e per i familiari che lo assistono” – Acli di Vicenza.

Il fine vita dal punto di vista etico, giuridico e medico. Se n’è parlato ieri sera nella parrocchia di Marano Vicentino, in occasione dell’incontro “Dialogo sul fine vita” promosso dal Circolo Acli Marano Vic.no aps e dalla Parrocchia Santa Maria Annunziata di Marano Vicentino.

Attorno al tavolo si sono alternati gli interventi di don Giuseppe Pellizzaro (direttore dell’Ufficio diocesano della Pastorale della Salute della diocesi di Vicenza), della dr.ssa Amalia Simari (medico specialista in cure palliative dell’AUlss 7 Pedemontana) e dell’avv. Gianluca Alifuoco (avvocato penalista), che hanno proposto, ciascuno per le proprie competenze, uno spaccato chiaro sulle scelte legate al fine vita, con un approfondimento relativo alle Dat, le Disposizioni anticipate di trattamento, con le quali la persona esprimono la propria volontà in anticipo sulle prestazioni sanitarie che vuole ricevere e quelle a cui vuole rinunciare nel caso in cui non potesse decidere autonomamente riguardo alle proprie cure sanitarie.

“Dobbiamo convincerci che la morte appartiene e fa parte della vita.

Abbiamo reso la morte oscena. Per noi cristiani c’è la vita eterna – ha spiegato don Giuseppe Pellizzaro – una vita che va oltre la morte. Bisogna convincersi di questo, perché non si perde mai la dignità per la malattia. Credo che la vita vada rispettata fino alla fine. Essere capaci di accettarsi nel limite è, forse, una delle cose più importanti della vita. Le Dat sono una grande opportunità, per concedere ai familiari di prendersi cura del malato rispettando le sue volontà”.

Sotto il profilo giuridico,

importanti novità sono state introdotte con la sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, relativa al suicidio assistito. “La sentenza stabilì una illegittimità costituzionale parziale – ha spiegato l’avv. Gianluca Alifuoco – assoggettata a condizioni stringenti, dell’art. 580 del codice penale per la parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio. Inoltre, stabilì che non può essere punibile l’assistenza al suicida nel caso di persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. È necessario che le condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

La comunicazione chiara è fondamentale per dare seguito alle precise volontà della persona, anche sotto il profilo medico, come ha evidenziato la dr.ssa Amalia Simari: “rincorrere una cura che non esiste, attraverso le diverse cattedrali della sanità è una sofferenza in più per il malato e per i familiari che lo assistono. Mano a mano che la morte si avvicina cambiano le prospettive e dobbiamo cambiare anche noi atteggiamento. Le cure palliative sono un percorso che si intraprende quando la fine della persona è irreversibile. Servono a togliere i sintomi, attraverso i farmaci, perché non si può fare altro. In tutti i momenti della malattia è fondamentale che la comunicazione sia chiara, così da consentire alla persona di scegliere consapevolmente”.

Fonte: Ufficio Stampa Acli di Vicenza

 Vicenza, 14 aprile 2023.

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