Italia

I familiari delle vittime dei terroristi rossi: “Presi in giro dalla Francia, molti di noi cresciuti senza un padre”

La decisione dei giudici della Corte di Cassazione francese di non concedere l’estradizione di 10 terroristi rossi italiani richiesta dal nostro Paese provoca sconcerto e amarezza in Italia soprattutto fra i familiari delle vittime di quegli estremisti, alcuni dei quali condannati, come assassini, all’ergastolo.

“Non avevo molta fiducia sull’esito di questa decisione da parte della Cassazione francese. In Francia c’è stata una politicizzazione, una strumentalizzazione politica per tutelare chi ormai vive là da decenni”, ammette desolato, parlando con l’AdnkronosCristian Iosa, figlio di Antonio Iosa, ex-esponente della Dc gambizzato dalle Brigate Rosse a Milano il primo aprile 1980.

Il no della Corte di Cassazione francese all’estradizione

dei 10 ex terroristi ‘rossi’ italiani brucia. Non solo per il rifiuto ma anche per le motivazioni che sono alla base della decisione.
Sostanzialmente i giudici francesi ritengono che i processi per contumacia fatti ai terroristi rossi in Italia non siano validi perché, motivano, gli imputati non hanno potuto presenziare in quanto contumaci.

Una presa in giro visto che gli stessi terroristi rossi si sono resi contumaci in quanto latitanti.
Non solo: per i giudici francesi i terroristi rossiprotetti in Francia dalla dottrina Mitterand si sono rifatti una vita, una famiglia, un’esistenza. E, quindi, ora hanno diritto a vivere la loro nuova vita senza dover scontare in un carcere italiano le pene a cui sono stati condannati. Con buona pace di coloro che sono stati ammazzati da questi terroristi.

Nella sua pronuncia, la Cassazione francese sottolinea anche che la quasi totalità dei terroristi rossi che si oppongono all’estradizione hanno vissuto in Francia per circa 25-40 anni, un paese in cui hanno una situazione familiare stabile, dove sono inseriti professionalmente e socialmente, e dunque la loro estradizione causerebbe un danno sproporzionato al loro diritto a rispetto della vita privata e familiare.

“Non è assolutamente giustificabile – sottolinea Iosa 

perché se queste persone avessero voluto difendersi in Italia avrebbero benissimo avuto tutta la possibilità di farlo. La nostra legislazione permette agli ex-brigatisti di difendersi in qualsiasi modo, tanto che chi era in Italia lo ha fatto, e alcuni sono stati giudicati persino innocenti, uscendo puliti da alcuni processi, mentre altri sono stati giudicati colpevoli e condannati. La loro scelta, dunque, è puramente egoistica, una scelta da parte di vigliacchi che hanno deciso semplicemente di scappare per non affrontare il giudizio in Italia“.

Per il figlio dell’ex-esponente Dc gambizzato dalle Br, queste parole rappresentano “una beffa nei confronti dei familiari delle vittime del terrorismo, perché di fronte alle morti che queste persone hanno causato distruggendo delle famiglie intere, basti pensare ai tanti bambini che sono cresciuti senza papà, loro hanno potuto rifarsi una vita senza espiare nessuna pena. Un’offesa nei confronti delle vittime del terrorismo. L’ennesima presa in giro”. “Anche a distanza di 40 anni – conclude Iosa – permane la dottrina Mitterand“.

“L’Europa non esiste.

Questa ne è la dimostrazione – commenta amaro, con l’Adnkronos, la decisione dei giudici francesiLorenzo Conti, figlio del sindaco di Firenze Lando ucciso dalle Br – perché quando un Paese si rifiuta di estradare delle persone che sono state giudicate da un altro Paese della stessa Unione europea e non li rimanda qui a scontare la pena, vuol dire che non siamo un territorio unificato veramente. E’ una presa in giro: quando fa comodo siamo Europa, diversamente no”.

“Mi fa una grande pena vedere persone che hanno ammazzato e non scontano la pena perché sono scappate – continua il figlio dell’ex-esponente Dc gambizzato dalle Br. – A mio padre oggi direi che mi vergogno di essere italiano. Lui fu il terzo, quarto uomo politico a essere ucciso dalle Brigate Rosse e ancora oggi non è stato insignito della Medaglia d’oro, è un fatto gravissimo, lui stava andando al consiglio comunale. Ho dentro un senso di vomito, di rigetto nei confronti delle Istituzioni tutte. Mi vergogno. Nel 2023 ancora ci sono le Commissioni d’inchiesta sulla strage di piazza della Loggia, sul delitto Moro: la verità si sa, basta darla ai giornalisti mentre ancora non sono divulgabili i documenti, nonostante non ci sia più formalmente il segreto di Stato. Unica cosa mi auguro faccia il suo corso la giustizia divina, a quel punto non avranno scampo“.

Non ci sono parole per definire il governo francese –

dice, deluso, parlando con l’AdnkronosPotito Perruggini Ciotta, presidente dell’Osservatorio ‘Anni di piombo’ per la Verità storica e nipote del Brigadiere Giuseppe Ciottaucciso da Prima Linea il 12 marzo 1977 a Torino. – Continuano ad offenderci come se noi non fossimo uno stato di diritto ma dei selvaggi. Se dessimo protezione ad uno solo di questi rivoluzionari che sta mettendo a fuoco il loro paese in questo momento, ci scaglierebbero contro tutta l’Europa”.
“Andrebbe promosso un immediato boicottaggio di tutti i prodotti di origine francese“, chiosa Perruggini.

“Dalla magistratura francese ancora uno schiaffo alle famiglie delle vittime uccise dai terroristi che hanno trovato rifugio Oltralpe e che – per l’applicazione della cosiddetta dottrina Mitterand – non saranno estradati in Italia – reagisce il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. – Uno Stato di diritto, come si reputa la Francia, come può pensare a una pacificazione senza giustizia? Un mistero che getta un’ombra pesante sulla civiltà giuridica dei cugini transalpini. Alle famiglie delle vittime che ancora soffrono per la violenza che ha strappato loro un padre, un fratello, un congiunto, il nostro abbraccio solidale, consapevoli che privati della giustizia non potranno sentirsi in pace“.

Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione francese,

che in piena autonomia ha deciso di negare l’estradizione in Italia di 10 ex terroristi condannati in via definitiva per gravissimi reati compiuti negli anni di piombo – dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. – L’Italia ha fatto tutto quanto in suo potere, perché fosse rimosso l’ostacolo politico che per decenni ha impedito alla magistratura francese di valutare le nostre richieste“.

“Avevo già avuto modo di ringraziare di persona, nel nostro primo incontro, il collega Eric Dupond-Moretti per essere stato al fianco dell’Italia e per la sua costante attenzione nei confronti delle nostre richieste. Con lui ho avuto anche un colloquio telefonico. Il ministro Dupond-Moretti – sottolinea Nordio – ha compreso il nostro bisogno di verità e giustizia e, dando corso alle nostre domande di estradizione, ha testimoniato la piena fiducia del governo francese nella nostra magistratura, che ha giudicato gli imputati degli anni di piombo sempre nel rispetto di tutte le garanzie”.

Ho vissuto da pubblico ministero in prima persona quegli anni drammatici –

ricorda l’ex-pm oggi divenuto ministro – e oggi il mio primo commosso pensiero non può che essere rivolto a tutte le vittime di quella sanguinosa stagione e ai loro familiari, che hanno atteso per anni, insieme all’intero Paese, una risposta dalla giustizia francese. Faccio pertanto mie le parole di Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso 51 anni fa, nella speranza che chi allora non esitò ad uccidere ora “senta il bisogno di fare i conti con le proprie responsabilità e abbia il coraggio di contribuire alla verità”, conclude Nordio.

Tra Italia e Francia, ricorda una nota del ministero, la cooperazione giudiziaria è stata rafforzata ed è molto proficua: solo nel 2021, 52 sono state le persone consegnate dalla Francia all’Italia e altrettante dall’Italia alla Francia in esecuzione di un mandato d’arresto europeo.

28 Mar 2023 19:19 – di Roberto Frulli

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio