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Rossi e Baggio, due vicentini ‘mondiali’

Esiste una realtà, nel Nord Est dell’Italia, dove la gente è sorridente e lavora felice. E, in alcuni casi, questa combinazione fa nascere dei fenomeni che entusiasmano la gente nei contesti sportivi.

Se prendiamo come esempio il calcio,

lo sport senza dubbio più praticato e amato in tutta Italia, troviamo facilmente due esempi di questi fenomeni che hanno giocato nella società del Vicenza, un tempo conosciuta come Lanerossi.

Parliamo, ovviamente, di Paolo Rossi e di Roberto Baggio, due calciatori che hanno spiccato il volo dal Romeo Menti per poi essere conosciuti a livello mondiale per quanto fatto soprattutto con la nazionale italiana.

Toscano di nascita, ma trasferitosi in Veneto per sfruttare un’opportunità nel 1976, Rossi era il tipico centravanti d’area di rigore che cercava il nido dal quale spiccare il volo. Cresciuto nella Juventus, il nativo di Prato trovò al Menti terreno fertile per sfruttare le sue caratteristiche di grande rapace dell’area di rigore e farsi conoscere per le sue abilità da attaccante negli ultimi metri.

Non dotato di una tecnica eccelsa, Rossi era però un maestro nell’arte dello smarcarsi e di trovare il tempo giusto per andare in rete sotto porta. In tre stagioni, una delle quali in Serie B e una in Serie A, il toscano andò in goal in ben 66 occasioni con la maglia biancorossa, per poi partire per Perugia e infine essere ripreso dalla Juventus, che avrebbe puntato fortissimo su di lui.

Il suo momento di gloria, tuttavia, fu ai mondiali di Spagna ’82, quando da centravanti della nazionale azzurra vinse il torneo planetario da autentico protagonista segnando sei reti, una delle quali in finale, e diventando capocannoniere della manifestazione.

Memorabile in quel torneo resterà la sua tripletta al fortissimo Brasile,

oggi una delle nazionali con più opzioni di imporsi al mondiale di Qatar 2022 insieme a Inghilterra e Francia, da quello che dicono le quote relative alle scommesse sul calcio. Goleador di razza, Rossi sarebbe diventato Pablito in Spagna, dove avrebbe portato altissimo l’onore dell’Italia, contribuendo alla grande alla conquista del terzo mondiale per gli azzurri.

Qualche anno più tardi, dodici per l’esattezza, un altro ex vicentino avrebbe trascinato l’Italia in un mondiale che per poco non rappresentò un altro trionfo. Parliamo di Roberto Baggio, nato proprio in provincia di Vicenza e che iniziò la sua carriera da professionista proprio con i biancorossi. Ribattezzato Divin Codino per la sua chioma particolare, Baggio sarebbe stato uno dei giocatori simboli degli anni ’80 e ’90 in Italia.

La sua tecnica sopraffina e la sua abilità nel dribbling, oltre che nel tiro, lo resero il calciatore più estroso a disposizione del commissario tecnico Arrigo Sacchi, con il quale ebbe un rapporto burrascoso. Tuttavia, il veneto fu protagonista assoluto con la nazionale azzurra del ’94 e con la maglia numero 10, di certo non una qualsiasi.

Autore di cinque reti, Baggio portò l’Italia quasi da solo alla finale contro il Brasile, dove un suo errore costò il mondiale. Tuttavia, le sue performance e la sua dedizione lo avrebbero reso un vincente a livello nazionale.

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