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Libri, gli antichi celti erano anche vicentini

L’antico popolo dei Celti, per molti versi ancora avvolto dal mistero, ha sempre ispirato la fantasia e la creatività di scrittori e registi. Ma è anche una realtà storica accertata e su di essa si sono scritti numerosi saggi e libri. Poco più di un anno fa, due autrici vicentine, insegnati di professione e ricercatrici per passione, avevano pubblicato il libro Valdariete – I Celti nell’Alto Vicentino (Edizioni Mediafactory), che aveva suscitato interesse e curiosità alla domanda su chi furono i primi abitatori delle valli vicentine dell’Agno, del Chiampo e del Leogra.

copertGloria Maddalena e Marilì Menato, dopo un lungo lavoro di ricerca, dimostravano la presenza dei Celti nelle nostre valli, descrivendo quell’antico popolo attraverso usi, costumi, simboli sacri e vita quotidiana. Ne esciva il ritratto di un’etn nia ritenuta a torto “barbara”, e che invece era dotata di spiritualità, sensibilità artistica e senso civico. Il libro offriva una nuova interpretazione di coloro che i Greci chiamarono Keltòi e i Romani Galli e  rivelava la presenza di elementi celtici nelle nostre valli: a Trissino un reperto databile alla fine del II e inizio del I secolo a. C. e a Montebello un importante insediamento dei secoli dal VI al II con una percentuale significativa di materiale celtico. A distanza di poco tempo, esce in questi giorni la seconda edizione del libro, che in più della prima contiene un saggio scientifico che apporta ulteriore credibilità al lavoro delle due vicentine.

“La seconda edizione presenta una novità che dà sostanza alle nostre ipotesi – spiegano le due autrici – . Contiene infatti un saggio scientifico di Adriano Gaspani, fisico e astronomo dell’osservatorio astronomico di Brera, sulla nostra più importante scoperta, il Medhelan in località Milani di Muzzolon, nel comune di Cornedo. Dopo vari test, Gaspani arriva alla conclusione che la struttura ellittica non è casuale, ma volutamente disegnata sul terreno e orientata secondo le stelle visibili in epoca protostorica. Il Medhelan, detto anche santuario di mezzo, è il luogo sacro per eccellenza dei Celti: in Italia era conosciuto solo quello di Milano. La presenza di un Medhelan nella valle dell’Agno documenta l’esistenza nell’età del ferro di una numerosa tribù celtica con a capo un re”.

Trissino
Trissino

I Celti, come si evince dalla lettura, furono un popolo tutt’altro che barbaro. La loro fu una civiltà ispirata ad un alto valore morale e ad una grande spiritualità. Erano molto autonomi e indipendenti e avevano una forte considerazione delle donne e della loro presenza nella società. Amavano la natura e la rispettavano profondamente: non volevano dominarla o sfruttarla perché erano convinti di farne parte.

“Un popolo geniale e insolito, da far uscire dall’ombra in cui è stato finora relegato – scrivono le due autrici nell’introduzione -. Storici ed archeologi ritengono che i Celti, nella loro marcia verso oriente, si siano fermati nella parte meridionale del lago di Garda e abbiano risparmiato il Veneto. Dagli scavi archeologici, però, continuano a emergere reperti che rimandano a questo popolo. Testimonianze sempre sminuite dagli studiosi che considerano i Celti in Veneto presenze occasionali e ininfluenti sulla cultura locale. Noi invece siamo arrivate a concludere che nelle Valli dell’Alto Vicentino, nell’Età del Ferro, viveva un’importante tribù celtica, con ogni probabilità di Galli Cenomani, che risiedeva in villaggi sparsi e fortificati. Avevano nella Valle dell’Agno una capitale morale, posta in un importante santuario, e una capitale politica. Erano religiosissimi e ci hanno lasciato i nomi delle loro divinità, attraverso i quali siamo riuscite a localizzare numerosi luoghi sacri e necropoli e a dare significato a nomi di luoghi come Recoaro, Valdagno, Cornedo, Brogliano, Castelgomberto, Montecchio Maggiore e Priabona”.

Alessandro Scandale

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