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Siamo andati alla Mostra del Cinema di Venezia. Ecco “Goodnight Mommy”

In occasione della 71° Mostra del Cinema di Venezia, per la sezione Orizzonti, che premia nuove tendenze estetiche ed espressive, c’è stata, ieri, domenica 31 agosto, alle 13, al Pala Biennale del Lido, la proiezione del film “Ich seh, ich seh” (Io vedo, io vedo), meglio conosciuto come “Goodnight Mommy”. Il film, diretto in “coabitazione”, è un’opera a quattro mani degli austriaci Veronica Franz e Severin Fiala, rispettivamente moglie e nipote del produttore Ulrich Seidl. Protagonisti sono due gemelli di nove anni, dai capelli rossi, Lukas ed Elias, i quali non riconoscono la propria madre dopo un intervento di chirurgia estetica.

La famiglia, senza il padre, cancellato dalle stesse fotografie, abita in una villetta moderna in mezzo ai boschi austriaci. Colpiscono l’isolamento, con i campi di grano che fungono da barriera, la pioggia e la grandine, le blatte che collezionano i bambini. I due registi definiscono il film come un horror d’autore e così è, con la sua fotografia dai toni chiari, in contrasto con l’oscurità che si cela dentro la casa; non è cattiveria, ma quasi sadismo quel ripetere quasi ossessivo di «Dov’è la mamma».

Una scena del film
Una scena del film

A memoria delle bambine di “Shining” che invitano il piccolo Danny a giocare, i gemelli svelano, un poco alla volta, il loro aspetto inquietante: la madre – anche se si potrebbe chiamarla più mummia che mamma, in quanto ha il volto ricoperto dai bendaggi post  operazione – è severa, impone nuove regole, si differenzia dall’affettuosità di un tempo. I bambini, memori della dolce ballata che era solita a cantare loro prima della buonanotte, non ravvisano in essa la propria genitrice. Nasce così un confronto serrato tra quella che viene identificata come un’impostora e i piccoli, ma c’è di mezzo dell’altro, un incidente.

La sinistra maschera fatta in casa che indossano i gemelli sul piede di guerra, i piccoli “scatti” su dettagli inquietanti come l’occhio rosso della madre visto dal buco della serratura, il gatto morto posto sul tavolo come la peggiore delle installazioni artistiche di Damien Hirst non sono altro che tasselli che entrano, l’uno dopo l’altro, a comporre un mosaico di famiglia che tratta problemi d’identità. La colonna sonora, fatta di rumori, quasi ridondanti in un contesto di silenzio assoluto, è efficace e accompagna il plot fino alla rivelazione finale: quella dei bambini è una prospettiva “diversa” ma non per questo meno innocente.

Il film, proiettato in lingua originale con sottotitoli in italiano e in inglese, ha visto una buona affluenza in sala. Fragorosi gli applausi finali, il film ha buone chance per piacere anche alla critica. Chi fosse interessato ad assistere ad altre proiezioni alla Mostra del Cinema può consultare il calendario sul sito www.labiennale.org/it/cinema e prendersi i biglietti, manca ancora una settimana alla conclusione della rassegna cinematografica.

Invece, per chi fosse impossibilitato a muoversi fino al Lido, c’è la possibilità di vedersi in streaming sul sito www.mymovies.it/live alcuni lungometraggi della categoria “Orizzonti”, tra i quali ci sono tre italiani. Bisogna in questo caso farsi un profilo Unlimited (6 euro per un mese, 9.90 per tre mesi, 35 euro per un anno). Riprendendo una citazione famosa di Bogart, e adattandola, verrebbe da dire «E’ il cinema, bellezza!»

Camilla Bottin

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