Economia

L’ente bilaterale Ebavi in campo contro il caporalato

Associazioni datoriali e sindacati agricoli lanceranno una serie di iniziative formative e informative per combattere il caporalato che, come è emerso dal recente rapporto sulle agromafie, è radicato anche nel Nord Italia.

È quanto è stato annunciato nell’incontro promosso ieri da Ebavi, l’ente bilaterale dell’agricoltura di Vicenza. Ente di cui fanno parte Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, al quale aderiscono 850 aziende agricole beriche, al quale hanno preso parte il direttore dell’Inps vicentino, Dario Buonomo e il direttore dell’Ispettorato del Lavoro, Andrea Moglie.

Sul tavolo il problema del lavoro irregolare, che esiste anche nel territorio vicentino.

Secondo i dati del report sulle agromafie, infatti, in Veneto sono state individuate 44 aree rosse sullo sfruttamento della manodopera nei campi, di cui 18 in provincia di Vicenza.

All’incontro erano presenti il presidente di Ebavi, Massimo Cichellero e i rappresentanti delle associazioni vicentine:

per Confagricoltura la presidente Anna Trettenero e il vicepresidente Andrea Cavazza;

Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti;

Denis Masetto, direttore di Cia;

Stefano Menegazzo, segretario generale di Flai Cgil;

Maurizio De Zorzi, segretario generale di Fai Cisl;

Nicola Storti, segretario di Uila Uil Veneto.

Ha fatto il punto Massimo Cichellero,

spiegando che le sacche di irregolarità in agricoltura di sono e sono state favorite, negli ultimi anni, dalla difficoltà di trovare organico.

“Il decreto flussi autorizza l’ingresso in Italia di un numero sempre più limitato di braccianti di provenienza extracomunitaria, tanto che le aziende lamentano un’enorme difficoltà a manodopera per le raccolte. Di conseguenza le aziende, per evitare di lasciare i prodotti nelle campagne, si sono ritrovate a ricorrere alle cooperative, la cui correttezza e regolarità è difficile da verificare. Le organizzazioni agricole hanno sempre espresso ferma condanna per gli episodi da cui è emerso l’utilizzo di lavoratori irregolari, impegnandosi nell’informazione e nell’assistenza alle proprie aziende per prevenire le situazioni di irregolarità e di caporalato. Ma evidentemente occorre fare di più”.

I sindacati, dal canto loro,

hanno manifestato preoccupazione per un fenomeno che è ancora presente sul nostro territorio, con uno sfruttamento che passa in larga parte attraverso le cooperative “senza terra”, che offrono servizi alle imprese agricole di tutto il Veneto. E in agricoltura l’esposizione a questo rischio dei lavoratori, soprattutto stranieri, è maggiore rispetto ad altri settori. Da parte dei migranti c’è la difficoltà a denunciare i caporali, per intimidazioni, paura di perdere il lavoro e la casa, o di essere costretti a tornare in patria.

Il direttore dell’Inps Buonomo

ha evidenziato la difficoltà a fare controlli capillari a causa della carenza di personale. Mentre Moglie, dell’Ispettorato del lavoro, ha sottolineato come anche di recente siano stati regolarizzate alcune decine di immigrati: la prova che la denuncia va caldeggiata come sistema per stanare gli sfruttatori e regolarizzare i lavoratori.

Tutti i presenti si ritroveranno domani dal prefetto Pietro Signoriello, in un incontro che prevede la costituzione di un gruppo di lavoro sul caporalato.

L’anno scorso l’ente bilaterale Ebavi

si era attivato con alcune iniziative volte a garantire la sicurezza sul lavoro, con contributi mirati rendere più sicuri gli ambienti lavorativi e per sostenere le visite mediche periodiche di medicina del lavoro.

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