Lettere e Opinioni

La destra del vincere facile

La schiera di economisti che hanno decifrato le ragioni della disuguaglianza è sempre più folta. Il francese Piketty è solo una star nota al grosso pubblico tra tanti ricercatori che hanno affrontato e capito il problema. E’ universalmente chiaro che il divario sociale ha cause ideologiche e politiche e, senz’alcun timore di smentite, oggi si ammette che le cause naturali sono marginali e risibili. Tuttavia l’arco alpino e il mare nostrum disegnano un orto italico in cui i convincimenti dei colti e le mitologie popolari sono tutt’altro. Pare che la nostra classe dirigente sia un’eccezione tra quelle europee e dell’Ocse, e il dibattito politico che essa promuove è arretrato di secoli. Sarà di certo un retaggio che ci portiamo dietro dall’unità nazionale, cioè dalla convinzione che la dimensione dirigente non sia mai decifrabile da un popolo asino e paziente.

Senza entrare nei dettagli della legge di bilancio

e delle trovate che la destra al governo ci sta regalando, l’obiettivo della sua politica è limpido. Togliere tracciabilità al denaro, diminuire le tasse sui grossi salari, bloccare l’azione giudiziaria per gli abbienti, impedire la reazione popolare, cancellare il rdc, sono provvedimenti che intendono premiare la ricchezza in qualsivoglia modo conseguita, e punire la povertà che ne è il prodotto. Sono provvedimenti che costituiscono la politica e l’ideologia necessarie a produrre la disuguaglianza. Ed è del tutto inutile sperticarsi sugli altri obiettivi della manovra: ovvero se questa declinazione sbilanciata della parola libertà sia più un debito elettorale o proprio l’ideologia di questa destra, poiché le due ipotesi coincidono. Esse sono la rigorosa espressione della cultura cialtrona del vincere facile che da un secolo e mezzo considera lo Stato un’opportunità di guadagno.

E l’ideologia sociale della destra?

Beh, quella non è mai seriamente esistita. Era nata tra le pieghe del nazionalismo (una teoria che in Italia non ha mai prosperato) ed è restata un argomento teorico suscitato a sostegno dei risentimenti di massa. Ecco perché pensare di dare denaro ai poveri cristi è generalmente considerato un furto, uno spreco (anche per la Fornero, che non sarà fascista, ma già vedeva gli italiani “con un reddito base seduti a mangiare pasta al pomodoro”). A nessun connazionale viene in mente una cosa che in tanti altri paesi europei è chiara: la partecipazione sociale passa per uno Stato che mette il cittadino in condizioni di competere, sempre, per tutti gli obiettivi indicati dalla Costituzione e pure per quelli che sorgono dagli spontanei ribollii della “libbertà”! Altrimenti è come fare l’elemosina.

Giuseppe Di Maio

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