Lettere e Opinioni

Il clima che verrà

Sharm el-Sheikh è nota per essere una meta della spensieratezza, non del rinsavimento – Il clima che verrà

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 è stata a tutti gli effetti un flop. Invece di cambiare condotta hanno deciso di pagare. E’ il metro delle consuetudini umane: un risarcimento all’offeso dopo aver commesso il reato.

Nella passerella internazionale si è parlato d’altro. La Nato ha agganciato il rivale russo e ha progredito nei colloqui di pace; l’America e la Cina si sono scambiati riconoscimenti e hanno tentato accordi; noi abbiamo presentato la nostra primo ministro, e la figlia, alla ribalta internazionale. E una volta divisa l’opinione pubblica sulle prerogative materne nei consessi politici, se ne sono andati prima del termine, tutti, anche Pichetto Fratin, nostro ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica. Nessuno ha denunciato l’incoscienza di bruciare gas naturale al confine con la Finlandia, l’aver minato i Nord Stream 1 e 2, rilasciando nell’atmosfera tonnellate di anidride carbonica.

L’umanità sta attraversando la sua infanzia: è capace di una razionalità limitata e la sua sopravvivenza è affidata alla fortuna. Sebbene abbiamo avvertito con chiarezza gli effetti del cambiamento climatico, crediamo segretamente che la terra possa sempre digerire le nostre malefatte. L’irresponsabilità è alimentata dall’abitudine a competere col nostro vicino, a lottare per emergere, cioè sopravvivere. Insomma ci portiamo dietro una condotta da cavernicoli e invece avremmo bisogno di obiettivi diversi dal semplice dominio su un territorio di predazione. La lotta di classe è la nostra unica dottrina, e il profitto la sola strategia. Se nelle società nazionali la disuguaglianza ha generato una quota di cittadini inguaribilmente devoti alle libertà a tutti i costi, nel pianeta le nazioni ora emergenti non tollerano di contenere il loro sviluppo, qualunque sia la conseguenza sul clima. E’ il rancore dell’atteggiamento reazionario, che grida ai quattro venti: è venuto il nostro turno d’arricchirci.

Eppure durante la pandemia lo avevamo capito che non si può seguitare in una politica di orti contrapposti. Avevamo capito che bisogna affidare a un governo planetario le tematiche globali, con deliberazioni al massimo livello gerarchico. Non come Calderoli, che dopo la ridicola prestazione della sanità lombarda contro il covid, sforna bozze che ne aumentano i poteri. E allora sarà sempre così. Poiché non capisci se non ti obbligano a capire. Esaspereremo le condizioni climatiche finché non potremo fare a meno di trovare stracci di accordi, poi intese a tema, poi governi globali, e forse alla fine sarà il regno della ragione. Sarà una selezione aspra e involontaria che ci porterà fino al limite dell’estinzione. Ma quelli che sopravvivranno saranno più adulti, più moderni: cancelleranno dalle pareti della caverna le scene di caccia per raffigurare le conquiste dell’intera umanità.

Giuseppe Di Maio

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button