Lettere e Opinioni

Il secondino del padrone

So che quanto dirò sarà indigesto, ma se in questa campagna elettorale si sta parlando tanto del “reddito di cittadinanza” è perché c’è un partito pericoloso per le classi dirigenti, e perché la misura del reddito non riesce ad entrare nella nostra storia dello spirito.

L’obiettivo della società,

la sua ideologia profonda, è quello di creare la disuguaglianza per facilitare la scelta del gamete. Il compito stesso del capitalismo è quello di offrire un criterio in cui le disuguaglianze possano essere misurate con estrema precisione.

Le mitologie dei nostri tempi, il pensiero unico, i valori correnti che hanno sostituito quelli tradizionali, sono il segno della pervasività del sistema capitalista e della sua ferocia. Oggi ognuno di noi crede di essere ricco: se non lo è lo diventerà, se non lo diventerà lo è stato già qualche suo antenato, dal momento che oltre ad aver terrore della povertà se ne vergogna.

Ma è a questo punto che ci si può accorgere della contraddizione, del trucco: da una parte il pensiero unico che reputa ogni lavoro degno, dall’altra i lavori umili e mal pagati che conducono inevitabilmente alla miseria. Da qui si potrebbe anche intuire che la disuguaglianza non è naturale, ma ideologica e politica.

Eppure ricordo che persino in Belgio,

paese pioniere delle garanzie sul reddito, non è del tutto passato il disonore di essere poveri. Una signora mi raccontava come, in seguito a disgrazie, fosse costretta a ricevere uno di questi aiuti. “Horreur!” — mi diceva — “La figlia del più valente avvocato di Vallonia prendere la disoccupazione?”

Ma per fortuna quell’aiuto c’era, e anche lei ne poté beneficiare. Tra i miei concittadini ad esempio, a cui non fanno difetto la spocchia e altre forme esteriori della lotta di classe, è stato fatto un sondaggio: un “sondaggione per l’alto vicentino sul reddito di cittadinanza”. Risulta difatti, che solo un misero 13% lo approva, il resto lo boccia, in una regione in cui ne sono erogati 40.124, per un totale di 88.229 persone coinvolte e un importo medio mensile di 446,80 euro.

Qui e altrove in Italia si è rinunciato a ogni razionalità nella vita sociale, a ogni garanzia, convinti che il successo economico sia l’unica missione della nostra vita biologica e spirituale. Lo credono tutti, anche chi percepisce il rdc, tanto che, vergognandosene, ne parla male. E non vota convenientemente.

Quale miglior carceriere della vergogna di essere poveri in un mondo di ricchi, quale miglior programma elettorale. Ricordo ancor oggi i tre anziani suicidi per difficoltà economiche a Civitanova Marche, e la Boldrini accorsa, campionessa degli ultimi, che non immaginava, che non credeva ci potesse essere tanta sofferenza.

L’ultimo report di Bankitalia e di Credit Suisse

dice che il 7% più ricco ha il 50% della ricchezza nazionale e il 50% più povero solo l’8 %. Dalle ultime elezioni la disuguaglianza è aumentata a dismisura, e un pugno di bande padronali ambisce ad eleggersi il proprio parlamento. Con poche eccezioni, tutto l’arco delle proposte politiche è al completo servizio del padrone, un’intera democrazia al suo servizio. E pensare che è il popolo a votare.

Giuseppe Di Maio

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