Lettere e Opinioni

A volte si perde, a volte vincono gli altri…

Democrazia significa, tra l’altro, che tutti i cittadini hanno le stesse possibilità di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, di partecipare all’organizzazione della comunità e dello Stato. A volte si perde….

È anche evidente che i diritti politici concessi troppo presto non sono assolutamente una garanzia di inclusione.

E per questo desideriamo qui analizzare sommariamente

la recente bocciatura, ad opera dell’elettorato, della nuova costituzione del Cile che imitando le istituzioni svizzere dava ampio spazio alla democrazia diretta.

Per inciso: popolo cileno molto più progredito di quell’italico “popolo sovrano” a cui la Charta compromissoria del 1948 non fu nemmeno sottoposta come referendum confermativo.

Eppure Gianfranco Miglio si assise in Senato per alcune legislature come indipendente all’unico scopo di stendere la nuova Costituzione affermando che la sua era una prestazione tecnica, non un atto politico. Egli aveva prodotto importanti studi di teoria federale e il Modello di Costituzione federale per gli Italiani, frutto di decenni di studi costituzionalistici è pubblicato in quattro lingue.

Nel 1993 G.F. Miglio fissò in dieci punti i fondamenti indispensabili per una moderna Costituzione federale, che vennero approvati dal Congresso della Lega Nord di Assago (MI) da quasi tremila delegati.

Ma Umberto Bossi fece passare quella proposta, riconosciuta anche da autorevoli costituzionalisti come molto seria, per una “sparata”. E così il Professore comprese che il Federalismo era solo un pretesto per condurre – ancora ai giorni nostri – una lotta politica senza princìpi.

Ça va sans dire come premessa,

che attualmente ci sono almeno due raggruppamenti politici autonomisti, federalisti e indipendentisti che, avversi all’attuale partitocrazia, hanno dato avvio a due distinte assemblee costituenti i cui lavori non sono ancora approdati ad un testo definitivo e condiviso.

Domenica 4 settembre 2022, dicevamo, più del 60% dell’elettorato cileno ha detto no alla nuova Costituzione stilata da una assemblea eletta direttamente dal popolo.

Il testo bocciato dai cileni aveva sia buone che cattive disposizioni. E già in marzo, alla pubblicazione dell’articolo 388, lungo 170 pagine, i sondaggi indicavano che la maggioranza avrebbe respinto il documento nel referendum obbligatorio.

In precedenza, nell’ottobre del 2020, quasi l’80% di chi si era recato alle urne aveva approvato la proposta di un progetto di Costituzione per rimpiazzare il testo attuale, risalente al 1981 e alla dittatura di Augusto Pinochet. Tuttavia, il tasso di partecipazione era stato del 51%. Nel maggio del 2021, solo il 43% dell’elettorato aveva partecipato alle elezioni per selezionare chi avrebbe fatto parte dell’assemblea.

Secondo un commentatore che non vuole essere identificato
[ https://www.swissinfo.ch/ita/il-cile-prende-a-modello-la-svizzera-e-la-sua-democrazia-diretta/47849180?utm_campaign=teaser-in-article&utm_source=swissinfoch&utm_medium=display&utm_content=o ], i 155 membri dell’assemblea “si rallegravano di vedere il proprio personale contributo iscritto nel testo che, alla fine, mancava di coerenza e chiarezza”.

Un dettaglio del documento che ha suscitato particolare interesse anche all’estero è stata una serie di clausole che descrivevano il Cile come un Paese “plurinazionale”; una definizione che aveva lo scopo di rafforzare le comunità indigene. Tuttavia, il termine ha solo inasprito il clima di contrasto, specialmente nel multietnico sud, dove gruppi radicali hanno commesso atti terroristici durante la campagna e anche nel giorno del voto.

Ciò nonostante Yanina Welp, del Centro Albert Hirschman per la democrazia di Ginevra, considera il progetto respinto come «un passo avanti, anche se con chiari punti deboli.» Spera che molte delle proposte contenute nel documento restino anche nel prossimo – e necessario – tentativo.

Resta la consapevolezza che il risultato del 4 settembre non è stato un rifiuto della democrazia, ma piuttosto una chiara richiesta di stilare una Costituzione migliore e più democratica, capace di ottenere il sostegno della maggioranza del popolo cileno.

Venendo, invece,

alle vicende di casa nostra c’è da  rilevare che sono in molti (tra coloro che guardano con aspettativa alle due costituenti su indicate) a temere un testo costituzionale redatto male, perché frutto del compromesso insito nella partecipazione di molti redattori.

Il popolo chiede più democrazia e meno centralismo. Nel redigere la nuova Costituzione, il modello svizzero può essere preso a guida, ma senza superare determinati limiti e adeguando la proposta alle aspettative e caratteristiche della popolazione cui si rivolge.

E soprattutto deve essere un testo “aperto” a successive implementazioni e adeguamenti senza particolari ostacoli politico-burocratici; escludendo le elezioni così come sono oggi concepite e introducendo il sorteggio per determinate funzioni rappresentative.

Il sorteggio in campo politico [ https://www.ildubbio.news/2020/09/25/politica-e-sorteggi-la-costituzione-lo-vieta-ma-serve-vivificare-la-rappresentanza/ ] costituisce un’occasione importante per riflettere sull’indispensabile vivificazione del rapporto tra comunità politica e soggetti politicamente rilevanti che agiscono all’interno delle strutture di autorità.

Infatti, se l’attuale partitocrazia qualcosa ha insegnato, è che se si lascia a chi detiene il potere la facoltà di dettare le regole, avremo un sistema “rigido” con scarsi approfondimenti su fatti e questioni cruciali.

Prevarranno gli slogan mediatici sull’informazione.

E questo è inconciliabile con l’autentico esercizio della democrazia, dove i cittadini a volte perdono, e i partiti (in quanto semplici delegati) non dovrebbero mai vincere su di loro.

Enzo Trentin

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