Lettere e Opinioni

Ombre rosse

“Siete ancora, ed oggi come sempre, dei poveri comunisti”.

Così Berlusconi gridava dal palco

a quelli dei centri sociali che spuntavano nel suo comizio di chiusura a Cinisello Balsamo nel 19 giugno del 2009. Il terrore della sinistra già da prima della caduta del muro era stato il rosso del simbolo e delle sue idee. Ma diventò un vero handicap quando la destra populista si appropriò di un anticomunismo insanabile, col quale distrusse nel ‘94 l’allegra macchina da guerra di Occhetto, e nel 2008 il partitone maggioritario di Veltroni.

Nel 2001 il ridicolo tentativo di Rutelli di mimetizzare la componente di sinistra in un’accozzaglia centrista era stato smascherato dalla gente e dagli spot di Corrado Guzzanti ne “la casa delle libertà”, che evidenziava la sostanziale identità tra i due poli. Ma non c’era bisogno di mimesi, erano già da tempo la stessa cosa.

Già da tempo il padrone aveva conquistato maggioranza e opposizione, difatti nessuno ricorda politiche dissimili tra i due schieramenti.

Come ha fatto notare De Masi

nel suo ultimo articolo, “la furia privatizzatrice contro le industrie di Stato e il settore pubblico non fu sferrata da leader neoliberisti come Berlusconi o Dini, ma da socialisti e comunisti come Amato, Bersani e D’Alema”; “l’articolo 18 fu abolito non da Berlusconi, leader di Forza Italia, ma da Renzi, leader del Pd”; “da ultimo… lo stesso Pd fa sua l’agenda di un liberista come Draghi, dopo essere stato il massimo sostenitore del suo governo”.

E’ per questo che il popolo spontaneamente aveva sviluppato l’antidoto contro il virus liberista e contro la destrizzazione del paese, cioè il M5S, perché era rimasto solo.

Il PD di Letta, cioè la destra conservatrice, e il tridente della destra reazionaria, si sono inventati una colpa per il Movimento, reo di aver fatto cadere il governo. Una cosa invece che si è autoaffondata per poter risorgere più forte e senza opposizione dopo il 25 settembre.

Nel frattempo,

bisognava portare a termine l’opera di smantellamento del nemico (Conte) con la scadenza dei due mandati, e la vendetta interna contro l’amico (Renzi), lasciato solo a combattere contro lo sbarramento elettorale. Che poi vinca la destra o la sinistra il risultato finale non impensierisce. Secondo i contendenti il vero nemico è stato messo alle corde. E questo era chiaro fin dal marzo 2018.

Non è assurdo che le nostre conquiste furono maggiori durante il Conte I, quando la lega ci lasciò fare pur di potersi garantire una campagna elettorale stabile da un vertice visibile e sonante. Al contrario il Conte II fu un periodo ricco di successi personali per il premier, ma scarso di riforme a 5 stelle.

Il PD ci stava masticando, e di lì a poco ci avrebbe sputato via. Addio alleanze, addio fronti comuni contro le destre razziste e fasciste. E sono sicuro, che a settembre rifarà (come Veltroni nel 2008) l’annuncio del voto utile.

Dirà cioè agli elettori pentastellati che per l’obiettivo supremo di battere le destre è inutile votare il Movimento.

E chi se ne frega, nipote di Gianni. Se l’avessimo noi, non ci vergogneremmo del rosso sulla bandiera, noi non ci vergogniamo della giustizia e dell’uguaglianza. Ed è perciò che siamo nati: per sostituirvi, per guarire la mutazione della classe dirigente comparsa nella sinistra del paese e in tutto l’Occidente.

Il voto inutile è darlo a voi, e alle mummie dell’anticomunismo.

Giuseppe Di Maio

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