Lettere e Opinioni

La cazzara nera

No, non sono personaggi storici o della letteratura. La nostra classe dirigente annovera ormai fenomeni da baraccone e, fenomeno dei fenomeni, è il popolo squalificato: sì, proprio il nostro elettorato incapace di intercettare l’abc della scelta democratica.

Dopo il conte verde (Amedeo VI di Savoia), il Barone rosso (von Richthofen), e il corsaro nero (Emilio di Roccabruna), nella penisola si è sviluppata un’incredibile serie di cazzari. Primo, fu il blu; un certo Silvio da Arcore, riapparso da poco con l’incerta fonazione da vegliardo a promettere dentiere e pensioni.

Voleva abolire il Parlamento perché intralciava il lavoro del governo. Poi venne il rosa; uno che tentò di cambiare le regole costituzionali per essere eletto in eterno, uno spudorato furetto fiorentino designato da una banda di handicappati travolti dai sondaggi e incapaci di maneggiare la democrazia.

Poi venne il verde, che siccome non reggeva l’alcool pensò di chiedere i pieni poteri prima ancora di averne uno. Ora è il tempo della cazzara nera. Un’altra che non è stata manco eletta e già chiede di avere mani libere. Ueh! Allora sarà un vizio italiano, quello di fare concorsi per l’uomo forte selezionandolo tra chi le spara più grosse. Speriamo che non vadano a votare. Se l’affluenza scenderà sotto il 50%, sarà un bene per la democrazia.

Quando il Berlusca fu accompagnato al Quirinale tra ali di folla “festante”, si pensava che ormai ce ne fossimo liberati per sempre e che la destra non avesse più un leader. Ma anche Occhetto, pensando di combattere contro un nemico già vinto, acchiappò una sonora sconfitta da cui non si risollevò.

Eppure, dopo il cazzaro di Arcore la destra è sembrata orfana per davvero, e quasi per un decennio ha faticato a trovare un capo adeguato. Ma poi il decennio è passato dimostrando una cosa, e cioè: che una volta digerite le sirene stellate la destra trova tutte le guide che vuole: basta che uno qualsiasi sbraiti sguaiato da destra, ecco il leader.

Ciò che da noi bisognerebbe far fuori, è l’elettorato reazionario che in Italia è spuntato da quella “maggioranza silenziosa” (e ignorante) croce e delizia dei politici italiani dagli anni ’50 agli ’80. Ma non si possono uccidere tutti.

Si dovrebbe togliere loro il voto, selezionandoli. Poi dicono che la democrazia non è la più feroce delle dittature. Il padrone cerca servi vieppiù squalificati, e i servi forgiano un popolo incapace di smascherarli.

La “pesciarola” che sguaia sui palchi nazionali e internazionali, dimostra più che mai che in politica non servono idee, ma sentimenti… sensazioni!

D’altronde dove la vai a sistemare un’idea complessa nella testa di un analfabeta funzionale affocato dalla dimensione privata? Dimostra che in politica si perdona tutto. Ad esempio, un decennio fa lei firmò il lodo Alfano, il legittimo impedimento, la legge Fornero, la tassa sulla prima casa, il Fondo Salva-Stati, il Fiscal Compact, ha avuto il doppio incarico (al Campidoglio e alla Camera) etc…

Da poco ha cominciato ad essere più accorta, ha cominciato a capire ed è restata all’opposizione del governo Draghi. Il fatto è che essere popolare tra un popolo di analfabeti e pretendere di governare il paese è preoccupante. Specie se ogni politico è convinto che peggio di quelli di prima non si può fare.

Invece, ogni politico, dà il proprio contributo per la crescita del debito pubblico; ogni politico aumenta la disuguaglianza tra gli italiani.

Giuseppe Di Maio

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