Lettere e Opinioni

Tra Mario e Beppe

L’occasione di essere nato in Irpinia

ha sicuramente influito sulla mia capacità di esprimere un’opinione spassionata sul Presidente del Consiglio.

Sebbene sia cosciente che la mia terra d’origine non sia esente dalla produzione e dall’esportazione di ogni genere di farabutti, continuo a mantenere la sentimentale e segreta speranza che chi abbia qualche legame con la mia gente non possa essere del tutto una carogna servile.

Mai come in questo caso il sentimento è stato origine di errore feroce come solo il popolo è capace. La sera del 2 febbraio dell’anno passato, Sergio Mattarella, a rete unificate, avvertiva “il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, perché conferissero la fiducia ad un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica.

Conto —  diceva con la sua voce blesa — di conferire al più presto un incarico per formare un governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili”.

Insomma,

dopo aver minacciato di scioglimento le Camere e avvertito gli eventuali “responsabili” delle sue reali intenzioni, il Capo dello Stato faceva transitare Draghi dalle chiacchiere dei talk show a palazzo Chigi tra la felicità di tutti, persino di Grillo, che arruolò il sicario dei padroni tra gli strumenti delle sue fanfaronate.

Da allora il nostro intercambiabile fenomeno, come lo sono tutti quelli che transitano ai vertici delle strutture europee, fedeli ai poteri reali e ignari della democrazia, ha dimostrato di saper agire solo a comando.

L’incredibile sfilza di fesserie, che ci si ostina ancora a chiamare “gaffe”, rivelano un’incapacità politica di proporzioni straordinarie, malamente nascosta dal profluvio di encomi della stampa domestica.

Non è solo per le sviste dovute alla disattenzione

e ai discorsi scritti da altri, come “deputati per senatori” e “Argentina per Algeria”, ma per il “condono” delle cartelle esattoriali legiferato dall’ex presidente di Bankitalia e Bce, bocciato da Bankitalia e Corte dei Conti; per i “salvataggi in mare” effettuati dal governo libico che invece erano una cattura dei migranti sfuggiti alle guardie costiere.

Per il titolo sconsiderato di “dittatore” a Erdogan, aggiungendo, “ma ne abbiamo bisogno”, e per tante altre occasioni in cui il super competente Mario ha dimostrato di non essere competente in niente.

La sua virtù è eseguire la volontà del padrone e realizzare per suo conto istigazioni a togliere di mezzo gli unici avversari.

Per conto nostro

abbiamo voluto credere che un genovese potesse “regalare” qualcosa di suo al popolo italiano, e abbiamo pensato che Grillo si fosse veramente messo da parte.

Invece aveva fatto solo finta di affidare la sua irriformabile creatura alle cure di Giuseppe Conte sabotandone sistematicamente i progressi.

Ora, dopo i provvedimenti iniqui di questo governo, primo fra tutti la riforma del suo ministro della giustizia; dopo che si è intestato i successi di quello precedente, e/o averli fatti fallire miseramente, ci si domanda se è vero che “Draghi abbia chiesto a Grillo di rimuovere Conte perché inadeguato”, cioè se il ventriloquo dei poteri reali abbia veramente chiesto al proprietario di uno strumento democratico di far fuori il comune nemico.

Ma la domanda è un’altra.

Siamo pronti ad uscire da questa maggioranza? Siamo pronti a rifondare un soggetto politico diverso dall’esperienza e anche dal nome del M5S?

Giuseppe Di Maio

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