Lettere e Opinioni

Forza! C’è riuscito anche quel pezzo di legno di Pinocchio…

Questo intervento vuole avere le sembianze d’una lettera aperta indirizzata all’«uomo qualunque».

Quell’elettore medio che non aderisce a nessun partito. Quindi non aspira al parassitismo come chi vive di rendite politiche. Quel cittadino che crede suo dovere civico andare a votare anche se nessun candidato o programma politico lo convince.

  • Votare perché il voto è un diritto e un dovere?
  • A votare turandosi il naso, “perché è tutto uno schifo”?
  • Disertare le urne, perché “tanto non cambia niente”?
  • La rabbia e la disillusione verso la politica accrescono il numero degli indecisi?
  • E allora, cosa fare?

L’astensione

«non è accettabile sul piano etico e sociale. Il voto è l’arma del popolo sovrano, partecipare al voto è un dovere del cittadino. Si voti come si vuole, ma si voti […] Uno scontento dei cittadini su cui il potere politico dovrebbe fare di più, non è una giustificazione» al non voto. Il copyright, come tutti ricordano, è di Indro Montanelli. Tuttavia la competizione elettorale è la continuazione del tifo sportivo con altri mezzi (Ario Libert: pensieri elettorali).

Ci limiteremo quindi a delle constatazioni.

Ovviamente, libero ogni lettore di seguire la propria coscienza.

In primo luogo quante volte la partitocrazia ha disatteso la Costituzione (mai confermata dal cosiddetto popolo sovrano. Chi è curioso può leggere in chiusura di quest’articolo: https://www.vicenzareport.it/2018/12/lincarico-del-potere-pubblico-ai-rappresentanti/ una lista incompleta di Costituzioni che, al contrario, sono state approvate dal popolo sovrano), e quante volte i “rappresentanti” che siedono nelle istituzioni hanno trascurato, trasgredito, disatteso il voto deliberativo di un referendum popolare? C’è qualcuno disponibile a fare un elenco?

È già partita la campagna elettorale

in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Come da attese è iniziata la fiera delle promesse a suon di aumenti di spesa pubblica, ovviamente senza indicare le fonti di finanziamento e, anzi, promettendo tagli di tasse. Gli imbecilli sono talmente tanti che qualsiasi politico, nei suoi programmi elettorali, si rivolge prima a loro.

Silvio Berlusconi, che salvo errori e omissioni è alla sua ottava campagna elettorale per le elezioni politiche, reitera la promessa di portare a 1000 euro mensili le pensioni che attualmente sono al di sotto di tale soglia. Una proposta per la verità non nuova, che potrebbe costare, secondo quanto si legge sul quotidiano “Il Sole 24 Ore”, fino a 18 miliardi, e che andrebbe a vantaggio soprattutto di donne e meridionali. A Berlusconi e ai suoi avversari politici si potrebbe replicare: «Dice che, dopo il voto, taglia le tasse? Allora lo votiamo dopo le elezioni!»

Dopo la debacle dei “qualunquisti” del M5S

che volevano “aprire il Parlamento come una scatoletta di Tonno”, non tutti ricordano che la citazione è presa dal discorso di Abramo Lincoln a Clinton nel 1858, con il quale esordì nel suo: «Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre.», e così ora è ritornato il tempo dei “professionisti” della politica. A parere di Robert Sabatier [ https://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Sabatier ] c’è un’azione peggiore di quella di togliere il diritto di voto al cittadino, essa consiste nel togliergli la voglia di votare.

I tempi stretti della presentazione delle liste dei candidati sono lì a dimostrare che lo spazio per i neofiti della politica è stato eliminato. Tutto è giocato sulle coalizioni partitiche che nel tempo hanno dimostrato la loro instabilità e ingovernabilità. Insomma, è come se un sempliciotto volesse sedere a un tavolo di poker già straripante di lestofanti.

Come giudicare il decreto-legge 41/2022

che ha inserito, il 30 giugno 2022, prima che si parlasse di crisi, una disposizione che esenta dalla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature tutti i partiti o gruppi politici già costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due camere alla data del 31 dicembre 2021 (non all’inizio della legislatura, com’era prima)? Insomma chi beneficia di questa norma sono sicuramente i partitucoli del Signor Renzi e del Signor Lupi. Lo scopo della sceneggiata della crisi è quindi chiaro e trasparente: la casta politica, colta dal timore che l’esasperazione dei cittadini possa portare al potere alle prossime elezioni forze politiche nuove e contrarie all’establishment, ha fatto in modo che il prossimo parlamento sia composto dai soliti noti.

La “costituzione più bella del mondo”

all’atto pratico ha norme inutilmente vessatorie e burocratiche per presentarsi alle elezioni. Regole fatte a bella posta per scoraggiare qualsiasi partecipazione ampia e popolare alle consultazioni elettorali. Raccogliere firme, depositarle, selezionare i candidati e presentarsi agli elettori durante il mese di agosto diventa un compito pressoché impossibile con il bel risultato che le forze di protesta non avranno quasi alcuna possibilità di riuscire ad ottenere qualche seggio.

Illusoria, poi, è l’idea che il Parlamento sia responsabile dell’approvazione delle leggi visto che l’iniziativa legislativa è saldamente in mano al governo che ama esercitarla mediante la presentazione al parlamento di decreti-legge da approvare a scatola chiusa con il voto di fiducia. Insomma, i rappresentanti del popolo sono in realtà una vana assemblea chiamata periodicamente a dire di sì al governo. Chi veramente detiene il potere in Italia sono il Presidente della repubblica e il Presidente del consiglio.

La legge elettorale poi

è una solenne schifezza piena di trucchi e trucchetti. Essa non restituisce affatto ai cittadini il diritto di eleggere i propri parlamentari. Non favorisce la governabilità. Accresce lo spaesamento politico dei candidati e provoca la rottura di qualunque rapporto con il territorio.

Alexis de Tocqueville (La Democrazia in America) scriveva: «Ci sono molti uomini di sani principi in entrambi i partiti in America, ma non c’è nessun partito di sani principi.»

Ora, preso atto che scriviamo in un quotidiano veneto, prenderemo in considerazione l’area indipendentista di questa Regione dove si può osservare una galassia di formazioni: il Partito dei Veneti, Indipendenza Veneta, Prima il Veneto, Veneto Autonomo, Rete 22 Ottobre, Siamo Veneto, Gruppo Chiavegato, Veneto Stato, e altri ancora.

Tutti costoro dichiarano di battersi per l’indipendenza e l’autodeterminazione di quelli che furono i territori dell’antica Repubblica di Venezia. Solo quelli siti nello Stato italiano o anche oltre confine? E poi quasi nessuno di essi arriva a definire un progetto istituzionale credibile e condiviso.

Ovvero:

  • Che aspetto assumerà questa nuova entità istituzionale?
  • Che tipo di governabilità verrà adottata?
  • La classe politica potrà riversare sui cittadini migliaia e migliaia di regole il cui unico risultato sarà quello di paralizzare il paese, opprimere la libertà e peggiorare la vita di tutti com’è attualmente in Italia?
  • Sarà prevista l’eliminazione del potere di iniziativa legislativa del governo?
  • L’eliminazione del voto di fiducia ancorato all’approvazione di una legge?
  • L’eliminazione di tutte le norme sul segreto di stato?
  • Il divieto per i magistrati di svolgere qualsiasi incarico extragiudiziale per evitare che i Consiglieri dei TAR e del Consiglio di Stato finiscano a fare i capi di gabinetto delle amministrazioni che devono giudicare?
  • Sarà prevista la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti?
  • E l’abolizione di qualsiasi norma che limiti la responsabilità patrimoniale dei magistrati per i danni compiuti nell’esercizio delle loro funzioni?
  • La chiusura di tutti i programmi di digitalizzazione e transizione ecologica?
  • Sarà prevista l’uscita dalla Nato, dall’Oms, e dall’Unione Europea, oppure no?

Questi indipendentisti sembrano zampillare da una definizione di Henry Louis Mencken (1880-1956. Un giornalista, saggista, satirico, e critico culturale) laddove scriveva: «In democrazia, un partito dedica sempre il grosso delle proprie energie a cercare di dimostrare che l’altro partito è inadatto a governare; e in genere tutti e due ci riescono, e hanno ragione.»

Forse qualcosa di nuovo e di buono potrà uscire dalla “Nuova costituente”.

Il tema è trattato qui: https://www.vicenzareport.it/2022/07/autodeterminazione-si-pero/

Ma al momento non abbiamo nulla a cui aggrapparci

se non le parole di Platone (La Repubblica): «L’umanità non potrà mai vedere la fine dei guai fino a quando gli amanti della saggezza non deterranno il potere politico, o i detentori del potere non diventeranno amanti della saggezza.»

In conclusione: Forza! C’è riuscito anche quel pezzo di legno di Pinocchio… riusciranno i nostri “eroi” a far sì che gli italiani possano vivere meglio o i veneti raggiungano l’autodeterminazione?

Enzo Trentin

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button