Lettere e Opinioni

Ogni dirigenza ha obblighi etico-morali

La letteratura accademica sulla leadership non etica sta dilatando,

forse data l’entità della condotta non etica nelle organizzazioni (ivi comprese quelle politiche), che si manifesta nell’aumento delle frodi e degli scandali aziendali nel panorama imprenditoriale contemporaneo.

L’indagine accademica (internazionale, non certo italiana) ha definito la leadership non etica “come comportamenti e decisioni che sono illegali e/o violano gli standard morali prese da leader, e azioni che impongono processi e strutture che promuovono comportamenti non etici da parte dei seguaci.

Il lettore troverà gli accenni che seguono utili per comprendere le conseguenze e le potenziali strategie per aggirare gli effetti negativi di una leadership non etica, in particolare nei confronti dell’odierno modo di far politica, sempre più delegittimata dall’astensione al voto di circa il 50% degli aventi diritto.

Il panorama imprenditoriale contemporaneo

sta assistendo a livelli sbalorditivi di condotta non etica che sono emersi in modo sorprendente dalle cifre di fondo con perdite totali stimate per un valore di 42 miliardi di dollari (riportate dal https://doi.org/10.1057/s41291-021-00154-2 Global Economic Crime and Fraud Survey di PwC).

È interessante notare che i contributi del top management in varie pratiche non etiche rappresentano oltre il 26%, il che include alcuni dei casi più costosi di frode che producono non solo impatti finanziari per le organizzazioni, ma anche impatti emotivi e psicologici per ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda.

Ad esempio,

il famoso scandalo delle emissioni di Volkswagen, noto come “Dieselgate”, è costato all’azienda circa 63 miliardi di dollari [ Dieselgate cinque anni dopo. La storia dello scandalo Volkswagen che ha fatto tremare il mondo dell’auto – Il Sole 24 ORE ].

Le conseguenze di questo scandalo sono il risultato di un’interazione di leader e di una cultura organizzativa non etica.

Prove simili sono state riportate in un altro famoso caso che coinvolge Enron, una delle società energetiche di maggiore importanza al mondo (su cui è stato girato anche un film nel 2003) dove un clima non etico ha favorito la violazione consapevole delle regole all’interno dell’organizzazione, che ha portato a conseguenze sia reputazionali sia finanziarie.

Quindi, la leadership non etica è all’intersezione tra pratiche di leadership immorali e illegali e il clima non etico che rafforza ulteriormente tale leadership.

Sia che le mele marce promuovano cattivi comportamenti o che gli atteggiamenti etico-morali ospitino mele marce, l’opinione pubblica responsabile si sta sempre più rendendo conto della natura consequenziale di una leadership non etica.

Questo scenario

è stato accentuato dalla crescente segnalazione di cattiva condotta aziendale dei media mainstream sia riguardo alla pandemia da Covid-19, che in merito all’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, che hanno aumentato l’interesse degli studiosi in questa direzione.

Quello che è importante evidenziare è la perdita di capitale morale subita da un’organizzazione da seguaci indifferenti o deferenti a cattivi leader.

Si pensi, ad esempio, al governo ucraino creato a suo tempo dal democratico Obama in combutta con l’allora segretario di Stato USA: Hillary Clinton, con il preciso obiettivo di indebolire la Russia.

Nonostante la proliferazione

di codici di condotta, di programmi di etica e conformità in tutta la comunità politica, la prevalenza di malevolenza e malaffare nelle organizzazioni continua ad aumentare. Mentre si sa molto sulla cattiva leadership, molto meno si sa sulla cattiva followership. Tradotto volgarmente: i militonti, ovverosia coloro che si abbeverano alla propaganda piuttosto che alla riflessione critica.

Aristotele è accreditato di aver proposto per la prima volta che le virtù svolgono un ruolo centrale (vedasi il libro “Le virtù di Aristotele”) nel forgiare una forza di carattere in grado di navigare e superare le sfide della vita con forza d’animo morale e con integrità.

Il periodico neozelandese “The Conversation” [ theconversation.com ] ha esaminato attentamente un’intervista [ War in Ukraine: The Economist interviews President Zelensky | The Economist – YouTube ] filmata da “The Economist” con Volodymyr Zelenksyy. E qui, per inciso, si può trarre la constatazione che questo appare come il periodo storico degli attori in politica: Ronald Reagan, Melina Mercouri, Glenda Jackson, Clint Eastwood, Arnold Schwarzenegger, Beppe Grillo, e oggi appunto Zelenskyy.

Il premier ucraino essendo

– nell’intervista – senza copione appare più spontaneo che nei suoi discorsi pre-preparati, offre una visione più chiara del suo personaggio.

The Economist” ha trovato tutte e sette le virtù chiave del carattere – umanità, temperanza, giustizia, coraggio, trascendenza, saggezza e prudenza – evidenti nelle risposte di Zelenskyy alle domande degli intervistatori.

La virtù dell’umanità riguarda la cura, la compassione, l’empatia e il rispetto per gli altri. Zelenskyy lo dimostra principalmente attraverso la sua attenzione alla protezione degli ucraini dall’aggressione russa, ma si estende anche alla sofferenza del suo nemico.

Egli esprime preoccupazione per il fatto che Putin stia “gettando soldati russi come tronchi nella caldaia di una locomotiva”, e si lamenta che i morti russi non sono né pianti né sepolti.

Questo rifiuto di cedere semplicemente all’odio e alla rabbia

quando si parla dei suoi nemici riflette anche una seconda virtù, la temperanza: la capacità di esercitare il controllo emotivo.

Anche la modestia di Zelenskyy riflette questa virtù: nell’intervista si scrolla di dosso gli elogi per essere un eroe ispiratore, preferendo attenersi alle questioni principali.

La temperanza serve a mantenere l’equilibrio emotivo, consentendo così a Zelenskyy di prendere decisioni difficili in modo equilibrato.

La virtù della giustizia significa agire responsabilmente e garantire che le persone siano trattate in modo equo. Implica cittadinanza, lavoro di squadra, lealtà e responsabilità.

Zelenskyy parla del suo “dovere di proteggere” gli ucraini e di “segnalare” con la propria condotta come gli altri dovrebbero agire. Rimanendo in Ucraina, diventa un modello di questa virtù e allo stesso tempo dimostra la virtù del coraggio.

Il coraggio di Zelenskyy

è stato ampiamente notato, ma si è osservato che riconosce ripetutamente anche quello dei suoi concittadini, incoraggiandoli così ad agire con virtù.

Esprimendo la speranza apparentemente incrollabile che gli ucraini si assicureranno la vittoria grazie al loro coraggio, Zelenskyy dimostra la virtù della trascendenza – l’ottimismo e la fede che una causa è significativa, nobile, e prevarrà.

Le opinioni di Zelenskyy su ciò che motiva gli altri paesi mostrano la sua saggezza.

Nell’intervista dimostra un’ampia prospettiva strategica e una visione dei diversi interessi che modellano le risposte di altre nazioni alla guerra.

Questo lo aiuta a creare i suoi appelli agli alleati e alla Russia, che hanno quindi maggiori possibilità di risuonare.

La virtù finale, la prudenza, completa quella saggezza.

Implica la capacità di valutare ciò che è la cosa giusta da fare ed è qualcosa di una meta-virtù, guidando la scelta di quali altre virtù sono necessarie di momento in momento.

Si sono trovati ripetuti casi di Zelenskyy che dimostrano proprio questo, intrecciando più virtù nelle sue risposte alle domande.

L’analisi della sua leadership indica che Zelenskyy possiede forza di carattere e chiarezza emotiva, intellettuale e morale su ciò che è in gioco.

Questo spiega la sua effettiva leadership fino ad oggi.

Insomma nonostante il chiaro squilibrio militare tra Russia e Ucraina, l’attore recita alla perfezione la parte che altri gli hanno scritto, e Putin sta affrontando un avversario “preparato”.

Ma alla lunga e malgrado il cosiddetto mainstream occidentale sia tutto dalla parte del teatrante ebreo, una parte dell’opinione pubblica comincia a porsi delle domande.

Per esempio, secondo recenti sondaggi circa il 50% degli Italiani è contrario all’invio di armi all’Ucraina e si sta chiedendo:

  • «Siamo disposti a morire per difendere la loro indipendenza?»
  • «Abbiamo mandato armi per metterli in condizione di trattare con Putin, o (come vogliono gli americani) in un momento in cui non ci sono soldi per le pensioni e per la sanità pubblica ne abbiamo sostenuto il costo perché vogliamo “detronizzare” l’inquilino del Cremlino?»

John Kerry, veterano del Vietnam, chiese al Senato degli Stati Uniti nel 1971, mentre la guerra ancora infuriava: «Come si fa a chiedere a un uomo di essere l’ultimo a morire per un errore?»

Il nostro ordine capitalista, neoliberista,

e globale è ora una palla al piede, poiché il suo finanziamento è simile a un casinò, e il consumismo degradante stanno fomentando la crisi climatica, approfondendo le disuguaglianze, le migrazioni forzate, le implosioni culturali, le frodi e la violenza dilaganti.

In assenza di una riconfigurazione piuttosto drammatica, il nostro “ordine” non è più legittimo o sostenibile per le condizioni in cui ognuno di noi può continuare a vivere. È un tema che abbiamo già trattato qui: [ Con la fine della globalizzazione (vicenzareport.it) ]

Dobbiamo evitare di vivere in uno Stato cleptocratico fallito,

con una modalità di governo deviata che rappresenta il culmine della corruzione politica, e una forma estrema dell’uso del governo per la ricerca del profitto personale di chi occupa posizioni di potere. Prima o poi esso dovrà essere sconfitto. Vale non solo per gli ucraini, perché il suo fascismo è virale nell’uccidere la verità e la fiducia del pubblico ovunque entri nelle nostre vite in rapida globalizzazione.

Scrive Noam Chomsky:

La vera istruzione è insegnare alla gente a pensare da sola: è una faccenda complicata che richiede la capacità di catturare l’attenzione e l’interesse degli studenti per far sì che questi vogliano pensare, imparare ed esplorare nuovi campi.

E a fare ciò non saranno gli attuali partiti politici, né dopo circa quarant’anni di aperture di credito, gli pseudo leader indipendentisti.

Noi” non abbiamo altra scelta ora che opporci a ciò che il nostro sistema imperfetto ha contribuito a creare, perché questi nemici ci distruggerebbero ancora più rapidamente e brutalmente di quanto stiamo già facendo interrompendo e dissolvendo le nostre vite civico-culturali e istituzionali.

Enzo Trentin

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