Economia

Stalle venete a rischio default

Stalle venete a rischio default

COSTI DI PRODUZIONE COMPLETAMENTE FUORI CONTROLLO!!!
Il presidente Floriano De Franceschi: “Il sistema è a rischio tracollo, indispensabili immediati interventi strutturali per contrastare il persistere di tale situazione economico finanziaria”

Stalle venete ad un punto di non ritorno. Gli aumenti delle materie prime, dagli alimenti animali al gasolio, agli imballaggi, cui si aggiunge il rialzo shock, senza fine, delle tariffe energetiche, rappresentano una reale minaccia per gli allevamenti veneti, che rischiano letteralmente di chiudere i battenti nel breve termine.
“Ci troviamo di fronte ad una situazione severa – commenta il presidente di Arav (Associazione Regionale Allevatori del Veneto), Floriano De Franceschi – una serie di aumenti, mai visti in precedenza, che minano alle radici la stabilità delle nostre stalle, che già in precedenza lavoravano con margini modesti. Per effetto degli aumenti, che abbiamo compiutamente analizzato, per ogni litro di latte gli imprenditori agricoli stanno sostenendo un maggior costo che sfiora i 9 centesimi di euro: il tracollo è dietro l’angolo se tale situazione dovesse persistere!”.
L’analisi di Arav muove i propri passi dal confronto, tra dicembre 2020 e dicembre 2021, delle spese di una stalla media veneta di bovini da latte, che comprende un centinaio di capi, considerando una produzione media di 30 kg al giorno di latte prodotto per ogni animale.
Il maggior costo rilevato, pari a 0,088 euro/litro per ogni litro di latte prodotto, rappresenta l’effettiva perdita che ogni allevamento si trova oggi a subire. Una somma che, calcolata sulla base di una mandria da 100 capi, si traduce in una perdita mensile che sfiora gli 8.000 euro, esattamente 7.920 euro, quindi quasi 100 mila euro annui.
“È impossibile reggere di fronte a questi numeri – aggiunge il presidente De Franceschi – ed il quadro che si profila è decisamente triste: le Istituzioni, se sono vere le loro considerazioni sul valore del grande peso economico e sociale del lavoro che ogni giorno realizziamo, ora devono assolutamente intervenire, così come è giunto il momento che lo faccia l’indotto che ruota attorno alle produzioni lattiero casearie di alta qualità, con le eccellenze venete che ci vengono ovunque copiate ed invidiate, per non parlare del turismo”.
In particolare, ciò che non viene considerato è il costo relativo alla forza lavoro impiegata, che già prima era tirato, ma oggi si azzera del tutto. I familiari impegnati che lavorano in stalla, in poche parole, lo fanno del tutto a titolo gratuito, non potendo contare neppure sul modesto ristoro precedentemente vantato.
“Il mondo agricolo, si sa – spiega il presidente De Franceschi – si fonda sulla famiglia e sulla sua capacità di coesione e, appunto, di fare impresa. Non si può continuare, però, a pensare che i familiari lavorino senza essere remunerati. Va interamente ripensato il sistema se vogliamo davvero garantire un futuro non solo agli allevamenti veneti, ma all’intero settore lattiero caseario”.
E le preoccupazioni non si fermano qui. Arav, infatti, osserva come tutto il mondo della trasformazione lattiero-casearia rischi di subire un forte scossone. “Gli allevatori – sottolinea l’Associazione – dovranno indirettamente fare i conti anche con i costi dell’energia piombati pesantemente su cooperative e caseifici privati”.
Se quello, appena tratteggiato, è il quadro del settore latte, non va affatto meglio sul fronte della carne. Per i suini, infatti, si registra un aumento del 27% del costo di produzione di un kg di carne. E per i bovini l’aumento, sempre a doppia cifra, raggiunge il 33%, con gli attuali prezzi di realizzo pari a quelli del 1989.
“Questi ulteriori dati fanno comprendere, una volta di più – conclude il presidente De Franceschi – come sia indispensabile agire rapidamente e senza mezze misure. La parola d’ordine è: realizzare politiche serie e costruttive di pronta applicazione, per garantire un futuro alla nostra zootecnia. Occorre ricordare che gli allevamenti non si possono fermare. Non possiamo chiedere agli animali di non produrre perché siamo in perdita, ma non possiamo neanche continuare a fare sacrifici insostenibili ed irragionevoli per un’impresa. Come ci insegna qualsiasi economista, infatti, un’azienda può esistere soltanto se genera un profitto. In questo momento, purtroppo, siamo consapevoli che le prospettive non ce lo garantiscono”.

Allevamenti veneti nel mirino degli aumenti – Confronto dicembre 2020 / dicembre 2021
Prodotti Aumento rilevato Percentuale/valore
Latte – maggior costo/litro: 0,088 euro Energia elettrica +260% / +0,017 euro
Alimentazione animale +32% / +0.061 euro
Imballaggi, gasolio, costi di supporto +78% / +0,010 euro

Carne bovina (prezzi di realizzo pari a quelli del 1989) Maggior costo/kg +33%

Carne suina Maggior costo/kg +27%

Fonte: Arav, Azove, Unicarve

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