Economia

Energindustria, il gas naturale in Europa è aumentato del 723%

“In due anni il gas naturale in Europa è aumentato del 723%”.
Carlo Brunetti, Presidente Energindustria: “Intervento governativo insufficiente, è necessaria una riforma del mercato elettrico”.

“Da dicembre 2019 a dicembre 2021 il gas naturale in Europa è aumentato del 723%. Negli USA del 66%. Nello scorso mese di dicembre il prezzo dell’energia francese ha raggiunto il prezzo record di 1000 €/MWh e il prezzo della Borsa elettrica italiana ha raggiunto la punta massima assoluta di 533 €/MWh”.

Carlo Brunetti, presidente di Energindustria, consorzio che si occupa di fornitura di energia elettrica e gas naturale oltre che di consulenza nella gestione energetica, fondato in seno a Confindustria Vicenza, parte da questi incontrovertibili fatti nell’analisi della situazione del prezzo dell’energia.

“Pur apprezzando l’ultimo intervento governativo con il decreto del 21 gennaio – continua -, si ha la consapevolezza che l’importo di ulteriori 1,7 miliardi di euro contro il caro-energia non sia sufficiente per contrastare una crisi energetica che non ha precedenti”.

Energindustria, per il tramite del Coordinamento dei Consorzi, ha infatti partecipato ai tavoli di lavoro Confindustria-Governo per affrontare l’emergenza, ma la risposta del Consiglio dei ministri è da considerarsi insufficiente: “A nostro avviso – spiega Brunetti – sono necessari interventi contingenti di maggiore peso (come fatto da Francia e Germania), ma soprattutto interventi strutturali. Ad esempio, è necessaria una riforma del mercato elettrico in quanto non è più attuale una borsa basata sul marginal-price che premia l’energia prodotta dalle rinnovabili allo stesso valore dei prezzi del gas naturale. Riteniamo inoltre che sia necessario far valere a livello internazionale il ritrovato prestigio dell’Italia anche in materia energetica, sia nei rapporti con la Russia sia nel diventare finalmente un HUB del gas attraverso l’area del mediterraneo e dei rigassificatori del GNL Americano”.

Lo scacchiere internazionale è infatti uno dei fattori che stanno determinando l’incremento fuori controllo dei prezzi, sia a livello industriale che privato: “I motivi di queste quotazioni senza precedenti sono riconducibili principalmente a due fattori – spiega il Presidente di Energindustria -. Il primo è una carenza a livello europeo di gas naturale, sostanzialmente causata da rapporti geo-politici internazionali con la Russia. Come secondo elemento c’è una politica energetica europea basata esclusivamente sull’utilizzo di fonti rinnovabili, con la conseguente impennata delle quote di CO2. Le centrali termoelettriche, emettendo anidride carbonica in atmosfera, devono pagare le quote di CO2 con un incremento di costi che vengono trasferiti ai consumatori finali. L’Incremento di tali quote è per la maggior parte alimentato da fenomeni speculativi di operatori finanziari sul mercato ETS”.

In questo contesto, e con l’inasprirsi dei rapporti tra Russia e Nato per la questione Ucraina, ieri (giovedì 27 gennaio) il Governo, con il ministro per la Transizione ecologica Cingolani, si è di nuovo confrontato con Confindustria che ha richiesto tre diverse azioni urgenti: la cessione della produzione nazionale di gas ai settori industriali per 10 anni con anticipazione dei benefici finanziari per l’anno 2022; l’intervento immediato per la cessione ai settori industriali a rischio chiusura di energia rinnovabile elettrica ‘consegnata al GSE’ per un quantitativo di circa 25TWh e trasferita ad un prezzo di 50 €/MWh; l’aumento delle aliquote di agevolazione per le componenti parafiscali della bolletta elettrica nei limiti previsti dalla normativa Europea (art. 39 elettrico ex Com200/2014/UE).

“Per aggiornare le imprese consorziate sulla situazione attuale e in divenire – conclude Brunetti – martedì 1° febbraio, alle 15.00, faremo un evento online con l’editorialista del Sole 24 ore Davide Tabarelli. Nonostante sia davvero difficile fare previsioni, le aziende hanno bisogno di fare un po’ di chiarezza, ne va della continuità produttiva”.

 

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