Economia

Confagricoltura Vicenza: terreni agricoli

Confagricoltura Vicenza: terreni agricoli

Terreni agricoli, meno richieste ma i prezzi restano stabili
Nel Bassanese i valori migliori, con i campi ad asparago quotati 170.000 euro a ettaro

L’esplosione della pandemia nel 2020 ha lasciato il segno anche sul mercato fondiario del Vicentino, con una contrazione dell’attività di compravendita. Tuttavia le quotazioni dei terreni sono rimaste stabili, pur in presenza di qualche segnalazione conclusa su valori inferiori alla media, riguardante però terreni marginali o ridotte pezzature.
Dall’indagine annuale sul mercato fondiario curata dal Crea – Centro politiche e bioeconomia emerge infatti che i prezzi tengono bene soprattutto nel Bassanese, dove i prezzi dei terreni orticoli, prevalentemente coltivati ad asparago, si assestano su valori medi di 170.000 euro a ettaro. Nella pianura a Nord di Vicenza, dove la concorrenza con le aree industriali è molto forte, i prezzi dei seminativi oscillano tra 50.000 e 65.000 euro a ettaro, con valori inferiori nei campi privi di irrigazione o di pezzatura medio-piccola. Più contenute le quotazioni nella parte meridionale della provincia, dove i prezzi medi dei terreni a seminativi sono di 45.000 euro a ettaro. Poco attivi gli scambi di vigneti, che mantengono però invariate le quotazioni di 70.000 euro a ettaro in particolar modo nel Basso Vicentino, in presenza di un settore viticolo ben strutturato.
“A Vicenza tutti gli operatori concordano nel rilevare una sostanziale stabilità dei canoni – sottolinea Massimo Cichellero, direttore di Confagricoltura Vicenza -. È vero che c’è un calo sensibile della domanda, ma non influenza i valori dell’offerta, che si assestano sui canoni degli anni precedenti. Anche i prezzi degli affitti sono stabili e la richiesta è maggiore, perché l’affitto è meno impegnativo dal punto di vista economico e, prevalendo ancora l’incertezza, si preferisce aspettare per vedere come va il mercato. Inoltre ci sono aziende che hanno necessità di aumentare le superfici per ragioni produttive, specialmente nei comparti zootecnico e seminativi, e l’affitto è ottimo in quanto è più veloce e temporaneo. L’auspicio è che si esca da questa lunga pandemia in modo che le aziende agricole tornino a fare programmi nel lungo periodo, investendo anche in nuovi filoni produttivi che producano le risorse necessarie per rivitalizzare il mercato fondiario”.
Gli operatori economici concordano nel ritenere che il Covid sia il principale responsabile della sensibile riduzione delle contrattazioni sia in conseguenza delle restrizioni agli spostamenti, sia per la sensazione di incertezza dovuta al quadro economico, che frena gli investimenti. A causa delle restrizioni e dei lockdown, infatti, gli operatori hanno avuto difficoltà a incontrarsi e perfezionare gli accordi preliminari. Anche la mancanza di liquidità ha rallentato le contrattazioni, soprattutto per le produzioni più legate agli effetti delle chiusure, come florovivaisti e agriturismi.
Secondo le statistiche del Consiglio nazionale del notariato, il numero di atti di compravendita in Italia riguardanti terreni agricoli, conclusi nel 2020, è diminuito del 8,4% rispetto al 2019, invertendo una tendenza positiva che durava dal 2014. Ridotto in maniera significativa anche il valore monetario delle transazioni, che si ferma a 4,8 miliardi di euro (-21% rispetto al 2019). Battuta d’arresto anche sul fronte del credito per l’acquisto di immobili in agricoltura che, secondo la Banca d’Italia, ha visto nel 2020 erogazioni pari a 319 milioni di euro, con un calo del 42% rispetto al 2019.

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