Economia

Made in Vicenza: l’export vicentino negli Stati Uniti

Made in Vicenza: l’export vicentino negli Stati Uniti supera i valori del 2019, ma attenzione agli errori

Made in Vicenza, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Vicenza, e Venicepromex hanno organizzato un seminario sulle opportunità commerciali e le strategie corrette per entrare nel mercato americano. L’incontro è stato la quinta tappa del tour “Sidex – The bright side of the export”, organizzato da Venicepromex e dal sistema camerale veneto nell’ambito degli interventi di promozione economica della Regione del Veneto

Gli Stati Uniti sono sempre stati un mercato strategico per le imprese vicentine, ma i numeri dimostrano che mai come in questo complesso 2021 gli USA rappresentano uno sbocco fondamentale. Solo nel primo semestre dell’anno, infatti, le esportazioni vicentine negli Stati Uniti hanno raggiunto gli 860 milioni di euro (a fronte di importazioni nella provincia berica dagli USA per 110 milioni), con una crescita del 34% rispetto allo scorso anno e soprattutto del 12,7% rispetto al 2019. Quanto basta per collocare gli USA al terzo posto come Paese di destinazione per le nostre esportazioni, con una quota dell’8,7%, dietro solo a Germania (12,2%) e Francia (9,3%).
Numeri che facilmente attireranno ulteriori imprese beriche a investire in questo mercato, dove effettivamente le opportunità non mancano, a condizione però di adottare un approccio corretto. Proprio a questo tema era dedicato il seminario ospitato ieri in Camera di Commercio di Vicenza, organizzato dall’Azienda Speciale Made in Vicenza e Venicepromex, che ha visto l’adesione online di circa una sessantina di aziende collegate da remoto. Un evento che era parte di un progetto più ampio, in quanto si trattava della quinta tappa del tour Sidex – The bright side of the export, organizzato da Venicepromex e dal sistema camerale veneto nell’ambito degli interventi di promozione economica e internazionalizzazione della Regione del Veneto (prog. nr 7/2020).

Elisabetta Boscolo Mezzopan, Segretario Generale della Camera di Commercio, spiega così lo spirito dell’incontro: «Proprio in considerazione dell’importanza del mercato americano abbiamo voluto dedicare agli Stati Uniti un focus specifico, rivolto in primis alle imprese potenziali esportatrici, ma anche a quelle che già operano negli USA. Per gli Stati Uniti vale infatti a maggior ragione quella che oggi dovrebbe essere una regola di base, ovvero che l’attività di export per avere successo deve essere svolta in modo professionale, analizzando prima la tipologia di prodotto e di mercato, quindi gli aspetti doganali e normativi e infine curando con attenzione la ricerca di partner e canali distributivi locali. Ed è proprio questo ciò che abbiamo voluto trasmettere, in modo molto sintetico, con questo incontro».

A confermare l’importanza di questo approccio, e degli strumenti messi a disposizione dal sistema camerale per le imprese che affrontano questo percorso, è Franco Conzato, Direttore Generale si Venicepromex: «Il tour Sidex è un progetto che ci vede presenti in tutto il veneto, non solo per fornire informazioni e consigli alle imprese ma anche per acquisire a nostra volta informazioni dai territori. Il tentativo è mettere insieme le peculiarità produttive locali con un’azione più ampia, a livello sovraprovinciale. In questo modo diventa più facile acquisite quelle informazioni che oggi sono essenziali, perché non è più possibile improvvisarsi nell’approcciare i mercati esteri. Non solo, anche quando si parla di export occorre fare attenzione alle fake news, assicurarsi di poter contare su informazioni di prima mano. In questo il sistema camerale può fornire un supporto fondamentale, a partire dalla rete delle Camere di Commercio Italiane all’estero».

Proprio la Camera di Commercio Italiana negli Stati Uniti, con la testimonianza del suo presidente, Alberto Milani, è stata tra i protagonisti dell’incontro, fornendo suggerimenti preziosi alle imprese: «Rispetto al pre-pandemia, oggi le imprese hanno bisogno di due cose diverse: la prima è la velocità di esecuzione, perché i mercati stanno cambiando molto più velocemente; la seconda è curare con maggiore attenzione la logistica, non solo delle persone ma anche delle merci, che oggi come noto presenta delle problematiche inedite. Spesso si organizzano fiere o visite d’affari negli Stati Uniti e poi si torna a casa, ma oggi fare business negli USA senza una struttura di rappresentanza è molto difficile. Per questo motivo, come Camera di Commercio italiana a New York, abbiamo innanzitutto creato una piattaforma digitale, Piazzaitalia, che consente alle imprese di costruirsi una rappresentanza virtuale, aperta 365 giorni l’anno, presentando i propri prodotti con una possibilità di interazione molto vicina a quella fisica. Inoltre da pochi giorni abbiamo creato anche la versione fisica di Piazza Italia, affittando a New York una serie di spazi per uffici e negozi che possono essere utilizzati dalle aziende per periodi variabili: per un anno, per cento giorni, o anche solo per il periodo pre e post fiera, il tutto con il supporto di personale che parla italiano e con una serie di altri servizi. Questo consente di avere un punto di appoggio e rappresentanza negli USA in modo istituzionale, affiancati dal sistema camerale e in un ambiente protetto per le aziende, supportati da imprenditori italiani che hanno già compiuto con successo questa esperienza».

Con un taglio estremamente concreto anche l’intervento del prof. Marco Tupponi, esperto in contrattualistica internazionale, che nel suo breve intervento ha fornito alle imprese una serie di consigli utili su come gestire accordi commerciali con partner statunitensi, sfatando anche alcuni luoghi comuni ed evidenziando quelli che sono gli errori più comuni.

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