Vicenza

Ing4Future green: terza edizione

Ing4Future green: terza edizione.       Incontro divulgativo a libera partecipazione

Un’ingegneria “solidale” applicata a progetti sociali, abitazioni “intelligenti” in grado di risparmiare sui consumi, tecniche di “lavaggio” per eliminare la radioattività, l’ascesa dell’idrogeno in un futuro da decarbonizzare: straordinari racconti di straordinari protagonisti hanno caratterizzato la terza edizione di “Ing4Future green”, annuale incontro organizzato dall’Ordine Ingegneri della provincia di Vicenza per divulgare le conquiste della ricerca ingegneristica, nel segno della sostenibilità.

Di seguito, il programma svolto e gli interventi, sintetizzati nei loro punti salienti:

PROGRAMMA
Apertura a cura del presidente dell’Ordine Ingegneri della provincia di Vicenza PIETRO PAOLO LUCENTE, del consigliere TANIA BALASSO ideatrice del format, del consigliere Consiglio Nazionale Ingegneri LUCA SCAPPINI e del vicepresidente vicario CNI GIANNI MASSA.

Lucente: «Apriamo la casa degli ingegneri alla cittadinanza, per sottolineare che siamo dentro e con la società. Oggi, a ING4FUTURE, parliamo sul filo conduttore dell’ambiente; il prossimo 13 dicembre ci ritroveremo, con altri ospiti, per parlare di sicurezza a partire dai banchi di scuola: temi fondamentali, che rientrano nelle nostra attività di presenza concreta sul territorio, arricchita dalle sinergie con enti, università e aziende».

Balasso: «Con “ING4Future green” e l’altro nostro format divulgativo, “PINKing” dedicato all’ingegneria al femminile, vogliamo raccontare alla comunità, con la concretezza tipica della professione e con passione, come lavoriamo per costruire un futuro davvero sostenibile. E questa volontà si accompagna a quella di fungere da piattaforma di incontro tra addetti ai lavori e cittadini, raggiungendo on-line una diffusione nazionale».

Scappini: «Complimenti a Tania Balasso per l’idea dei format e l’energia nel portarli avanti anno dopo anno. Sono iniziative importanti perché creano tessuto nella cittadinanza, valorizzano la figura dell’ingegnere divulgandone le attività.
La consapevolezza di dover salvaguardare l’ambiente per le generazioni future aumenta sempre di più: i nostri conti li dovranno pagare i nostri figli, dunque il Consiglio Nazionale Ingegneri e gli altri ordini devono battersi per diffondere cultura sull’argomento e ING4FUTURE è uno strumento, in tal senso».

Massa: «So quanto questo Ordine fa per la città di Vicenza e per diffondere una cultura “verde”. Questi ultimi due anni vissuti dal pianeta hanno visto l’emergenza pandemica; c’è stata poi una reazione del mondo, dell’Europa, con Next Generation EU e il PNRR italiano, il piano di resilienza.
La pandemia ha evidenziato problematiche già, d’altra parte, presenti: linguaggio poco agile tra stato e regioni, lungaggini burocratiche, necessità di nuove competenze per il futuro. Ebbene, la parola futuro è verde e incontri come questo ING4FUTUREdimostrano che si sta lavorando in tale direzione.
Ricordo una famosa foto scattata nel ’68, la Terra blu sullo sfondo nero dello spazio: da lì, siamo diventati tutti più consapevoli della delicatezza del nostro pianeta. E ricordo una definizione di “futuro” come “decisione” del matematico Bruno Definetti… Andrà tutto bene, si diceva: ma perché sia così, non possiamo stare affacciati alla finestra ad aspettare, ma dobbiamo essere parte in causa, fare! In ciò, l’ingegneria è fondamentale, particolarmente per la sua capacità di mettere insieme più linguaggi per un percorso comune».

Saluti
Stefania Bruschi – Ingegnere dei materiali, direttrice del dipartimento di Ingegneria industriale all’Università degli studi di Padova

«Il DII collabora da tempo con l’Ordine di Vicenza per divulgare nel tessuto della società i traguardi della ricerca. Oltre a didattica e ricerca, infatti, la nostra terza missione è proprio l’interazione col territorio, sociale e culturale».

Carlo Alberto Formaggio – Dirigente Ufficio Scolastico Territoriale VIII di Vicenza

«La scuola si sta aprendo agli ordini professionali per vari progetti. L’etimologia della parola “ingegnere”, da “ingenium”, richiama una pregnanza di significati e penso a Leonardo come esempio perfetto di ingegno tecnico abbinato a quello creativo. Ecco, vedo negli ingegneri di oggi questo: non solo tecnica, ma una visione aperta anche alla creatività e all’impatto sul sociale.
I progetti su cui stiamo lavorando vedono in primo piano la sicurezza, per insegnare ai ragazzi a monitorare il rischio di incidente, sviluppando il concetto di prevenzione. In ciò abbiamo il sostegno degli ingegneri e ne parleremo il prossimo 13 dicembre in un incontro ad hoc».

Introduzione
Intersezioni fra scienza e arti
Eleonora Vallone – Direttrice artistica AquaFilmFestival

«Il nostro festival è pronto alla sesta edizione, dal 7 al 10 aprile 2022, per continuare a raccontare come l’acqua sia la nostra vita, tutto viene dall’acqua. Questa forma di arte e, contemporaneamente, di sensibilizzazione ambientale, si interseca con l’ingegneria che progetta dighe, canali, ponti, scopre e sperimenta nuove forme di energia, nel comune denominatore della sostenibilità. E questa coscienza va coltivata nelle giovani generazioni: grazie alla collaborazione con scuole e università, abbiamo aperto un concorso parallelo a quello ufficiale, denominato AQUA & STUDENTS, dedicato a corti (massimo 3 minuti) realizzati tramite smartphone da alunni di tutto il mondo, con protagonista assoluta l’acqua, in tutte le sue forme e funzionalità».

Relatori e abstract interventi

Teresa Agovino – Ingegnere ambientale, consulente di turismo sostenibile, CEO Faroo – “L’ingegneria ambientale al servizio della cooperazione internazionale”.

«L’idea che sono riuscita a realizzare è mettere al servizio delle comunità locali le declinazioni dell’ingegneria; ho cominciato nei villaggi della Tanzania con progetti di potabilizzazione dell’acqua, rendendomi là conto di quella che volevo diventasse la mia missione, ovvero utilizzare le mie competenze sul campo, vedere i progetti concretizzati.
Ho lavorato poi nel sud-est asiatico per l’educazione ambientale nelle scuole, in Perù, presso Lima, su progetti di gestione di rifiuti e workshop sul compostaggio. Vivendo molto in posti turistici, ma in ottica non turistica, ho verificato l’impatto di questo tipo di presenza e ho iniziato un percorso con le nazioni unite per certificare la sostenibilità in tal senso, per sviluppare un turismo “in punta di piedi”.
A Cuzco, ad esempio, ho lavorato sull’efficientamento energetico per abitazioni presso il lago Titicaca, inserite in un circuito turistico che potesse aiutare l’economia locale, in maniera rispettosa del territorio e della cultura.
Durante la pandemia, non potendo viaggiare, mi sono concentrata su Faroo, la mia start-up di turismo sostenibile. Non possiamo evitare di lasciare impronte, ma possiamo scegliere come farlo».

Filippo Busato – Ingegnere gestionale, presidente AiCARR – “”Il clima del futuro: quali edifici e quali impianti?”

«Il clima sta cambiando, quale sarà, per gli edifici che progetteremo? Dobbiamo tener conto non solo del clima esterno, ma anche di quello interno, del comfort, della sicurezza, dell’igiene. Clima è parola greca che significa inclinazione (l’altezza del sole); se l’optimum climatico lo abbiamo avuto in epoca romana, oggi vediamo che piccoli aumenti di temperatura garantiscono elevate variazioni nella frequenza di eventi cataclismatici (bombe d’acqua, ad esempio).Come base scientifica di riferimento abbiamo l’IPCC, pannello intergovernativo sul cambiamento climatico: è importante essere aggiornati, progettare pensando ai cambiamenti futuri, non guardando al passato.
Tra i fattori fondamentali, la ventilazione: aumentarla non è una scoperta del terzo millennio, ma va detto che non è comunque sufficiente; l’aria esterna non è sempre migliore della interna e i contaminanti si possono rimuovere affiancando al ricambio anche la filtrazione.
Uno degli scenari prossimi – peraltro già attivo a Milano – sarà l’edificio “intelligente”, capace di disconnettersi da alcuni carichi di corrente, regolando il sistema elettrico secondo il servizio di dispacciamento. Un po’ come l’auto che si spegne al semaforo, per non tenere il motore acceso inutilmente».

Adriano Marin – Ingegnere elettronico, fondatore e presidente WOW Technology inc. – “La tecnologia WOW TECHNOLOGY per i trattamenti dei liquidi e delle superfici radioattive”

«WOW è la tecnologia che abbiamo sviluppato per trattare liquidi e superfici radioattive con risultati mille volte più performanti di quelli ora in uso negli impianti nucleari ed è applicabile anche ai rifiuti di bassa categoria, ovvero reattori nucleari. Lavoriamo per mettere in sicurezza i rifiuti pericolosi, abbiamo iniziato nel 2011 dopo la tragedia di Fukushima e abbiamo dimostrato che anche quell’acqua (800 megabecquerel a litro) si potrebbe decontaminare definitivamente, evitando così quella che attualmente è una produzione settimanale di 5600 metri cubi di rifiuti solidi per tenerla pulita. Se si producono rifiuti per pulire rifiuti, dove è l’equilibrio?
La contenibilità determina la sicurezza, possiamo dunque ridurre il rifiuto? Sì, e possiamo mettere, appunto, in sicurezza il rifiuto nucleare liquido, come dimostrano i test che abbiamo effettuato a Pavia.
Il nostro liquido decontaminante ha ripulito una macchina grande come un tir con appena 20 litri. E sempre solo 20 litri di detergenti hanno lavato pozzetti radioattivi di cemento (poroso). Anche un reattore, attraverso tale detersione, può essere decontaminato, smontato e immagazzinato in totale sicurezza. Se pensiamo che oggi i costi per eliminare la radioattività di un reattore nucleare oscillano fra i 3 e mezzo e i 5 miliardi di dollari… e se pensiamo che un reattore ne costa 10-15…
Con orgoglio sottolineo che la nostra è tecnologia made in Italy e verrà portata nei siti al mondo più disastrati dall’inquinamento non solo radioattivo, ma anche petrolifero».

Paolo Mocellin – Ingegnere chimico, PhD. dipartimento Ingegneria industriale Università degli studi di Padova – “I colori dell’idrogeno e la sfida per una produzione decentralizzata in sicurezza”

«Idrogeno: è una molecola piccola e fondamentale, è il carburante delle stelle! In forma di gas, quasi mai è disponibile da solo in natura. Quando brucia non produce emissioni, ma ha la maggiore densità energetica. È un vettore energetico, può essere convertito con elevata efficienza. L’energia elettrica può essere convertita in idrogeno.
Non produce emissione inquinanti ed è importante nella green transition, poiché ci aiuta a decarbonizzare molti settori, ad esempio la mobilità.
I suoi colori dipendono dalla filiera che lo genera: marrone se arriva da carbone (ma ha emissioni); se arriva da gas naturale, è grigio. Da carbone e gas naturale è blu. Giallo da energia di rete. Rosa da energia nucleare. Il verde (da energia rinnovabile) è quello che ambisce a non produrre emissioni, ma, francamente, è la via più costosa ad ora.
Ostacoli alla green transition via idrogeno, dunque, sono i suddetti costi, ma dovremo, comunque, passare in mezzo a tale inconveniente.
Altro necessità sarà lo sviluppo di infrastrutture, ora poco diffuse. E altro ostacolo la frammentazione della regolamentazione attuale in merito, così come il tema della sicurezza: l’idrogeno – dalla fiamma difficilmente visibile – è infiammabile, talvolta esplosivo, non tossico; inoltre induce fenomeni di degradazione sui materiali metallici. Tuttavia, con appropriata responsabilità, tutti questi fattori sono gestibili, senza cadere nella sindrome Hindenburg scatenatasi dopo il dramma del 1937: si diede la colpa dell’esplosione all’idrogeno, ma in realtà fu la copertura non adeguata. Eppure nacque questo timore e l’idrogeno fu etichettato come rischioso. Oggi la ricerca lavora per un sistema intrinsecamente sicuro: transition green and safe».

Domenico Peserico – Ingegnere meccanico, direttore R&D Polidoro – “Dal metano all’idrogeno: la transizione energetica nel campo del riscaldamento”

«Dal metano, gas naturale, all’idrogeno: come e in che tempi avverrà la transizione nel riscaldamento? Il green deal della commissione europea ha definito una situazione di contorno assai incerta.
Il cambiamento climatico ci dice che dobbiamo eliminare i fossili, elettrificare e decarbonizzare. Vero è che siamo ancora legati ai fossili, ma nel 2050 la maggior parte dovrà essere energia rinnovabile (eolico e fotovoltaico). Idrogeno verde e blu sono i colori a cui mirare (e ci sono circa un migliaio di progetti finanziati dalla comunità europea sull’idrogeno). Le sue doti? È un elemento che si può stoccare e trasportare senza grosse perdite, ha una velocità di combustione 7 volte quella del metano. Ma come deve cambiare la caldaia? Non ci sono variazioni, una 24kw a metano diventerà una 24 kw a idrogeno. Unico problema, su cui la nostra azienda sta lavorando, è il flashback, il ritorno di fiamma. Il nostro compito è di cambiare i fattori fisico-geometrici per migliorare il bruciatore, con codici che studiano la fiamma e altre tecnologie».

Moderatore Luigi Bignami, giornalista e divulgatore scientifico.

Patrocini – Consiglio Nazionale Ingegneri, Provincia di Vicenza, Comune di Vicenza, Dipartimento Ingegneria Industriale dell’Università di Padova.

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