giovedì , 29 Luglio 2021
Casello SPV di Malo, Confindustria Vicenza Metalmeccanica vicentina

Metalmeccanica vicentina: primo trimestre 2021 positivo

Metalmeccanica vicentina: primo trimestre 2021 positivo, molto bene l’export UE.
All’orizzonte due urgenze: prezzo e disponibilità delle materie prime rischiano di contrarre la produzione.

Sono stati diffusi i risultati dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica, giunta alla sua 158ª edizione.
La produzione, dopo il crollo del 2020 (-13,5%), ha evidenziato un progressivo miglioramento culminato, nel primo trimestre del 2021, con un aumento dei volumi del 15,6% nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente. Va tuttavia sottolineato che i dati positivi rilevati si basano sul raffronto tra marzo 2021 e marzo 2020, primo mese del lockdown che ha poi determinato il più grande calo della produzione e del fatturato mai registrato nel settore, in Italia, dal dopoguerra.

Sul fronte vicentino, dove quello metalmeccanico risulta il settore primario sia per giro d’affari che per occupazione, tutti i principali dati congiunturali del primo trimestre dell’anno fanno registrare risultati migliori rispetto alla media provinciale.

La produzione industriale è cresciuta di quasi il 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, contro un +3% più generale dell’industria vicentina.

Il fatturato sul mercato interno cresce del 6,3% mentre l’export verso i paesi dell’Unione Europea, il mercato che ha risentito meno della crisi pandemica nel 2020, è cresciuto del 4,3%.

Il grande balzo lo fa il mercato extra UE che cresce a doppia cifra, +11,5%, numero importante ma che deve essere letto inquadrando bene il contesto: rispetto allo stesso periodo del 2020, questo mercato ora include anche il Regno Unito (storicamente una delle prime 5 primarie destinazioni delle esportazioni vicentine), fermo restando che il balzo deriva anche dalla rapida e anticipata ripartenza di Cina (che nel primo trimestre 2020 era in lockdown) e Stati Uniti.

Positivo anche il dato dell’occupazione, stante che si parla di un periodo con il blocco dei licenziamenti, che si attesta ad un +1,9%.

Dalla Sezione Meccanica Metallurgica ed Elettronica di Confindustria Vicenza, oltre, come detto, alla prudenza nell’interpretazione dei dati che comunque indicano un rilancio consistente e solido, si sottolineano due aspetti particolarmente importanti affinché questo rimbalzo possa consolidarsi nel medio-lungo periodo: l’irreperibilità di materie prime; la nuova dinamica del mercato del lavoro.

“La dinamica dei prezzi e la scarsità di materia prima sono temi decisivi, che hanno origine già dalla fine del 2020 e che purtroppo non sono ancora non risolti – spiega Diego Carraro, Vicepresidente della Sezione -. La domanda c’è, ma in questo momento i tempi di consegna sono allungati non per incapacità produttive, bensì perché le materie prime vengono contingentate. Si tratta del principale fattore di rischio che può minare la nostra ripresa perché la particolarità di molti comparti importanti e ad alto valore aggiunto del nostro settore è quella di prevedere accordi di fornitura a lungo termine e con prezzi prefissati. Questo non ci permette di metterci al riparo da aumenti delle materie prime a monte che stanno raggiungendo limiti oggettivamente impensabili: da aprile 2020, in un anno le quotazioni del rame sono cresciute dell’84%, quelle del minerale di ferro del 112% e quelle dell’alluminio del 59%. E le fluttuazioni non accennano a fermarsi. Il rischio, che sembra paradossale ma che è tutt’altro che irrealistico, è che le aziende possano scegliere di contrarre la produzione. Non solo perché a volumi invariati i margini sarebbero completamente erosi, ma anche perché si rischia che non ci sia abbastanza materia prima per produrre ciò che ci viene ordinato”.

Paradosso ancora più grave contando che, stante l’ultima indagine di Federmeccanica a livello nazionale, c’è un saldo positivo di circa l’8% tra il numero di aziende del prevedono di aumentare il personale e quelle che prevedono di ridurlo.

“Federmeccanica indica che oltre metà delle aziende ha difficoltà a trovare i profili professionali di cui ha bisogno per riuscire a soddisfare gli aumenti di produzione – aggiunge Silvano Guarda, anch’egli Vicepresidente della Sezione -. Dall’altro lato, purtroppo alcune filiere si trovano più in difficoltà e, con lo sblocco dei licenziamenti, saranno costretti a ridurre il personale. È sempre più urgente, e contiamo che il Governo Draghi possa accelerare in questo senso, portare a compimento le riforme degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro affinché possano concorrere da una parte a proteggere per un certo periodo chi perde il lavoro, dall’altra favorire l’occupabilità lavorando sulla creazione di quelle competenze che servono alle imprese che possono assumere. La formazione professionale deve partire dalle scuole, e le risorse previste per gli ITS in questo senso sono salvifiche, perché il gap tra domanda e offerta di lavoro comincia lì. Ma il processo di formazione e aggiornamento deve proseguire per tutto l’arco della vita lavorativa per poter far fronte a periodi di incertezza e cambiamento delle competenze necessarie, come abbiamo potuto vedere in questi ultimi decenni”.

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