mercoledì , 27 Ottobre 2021
Finisterre riparte dalle... relazioni

Finisterre riparte dalle… relazioni

Finisterre riparte dalle… relazioni
Pronta la nuova stagione teatrale valdagnese, 8 appuntamenti da maggio a novembre

A Valdagno torna a calcare la scena la rassegna teatrale Finisterre, con una proposta rinnovata che si articolerà da maggio a novembre.
8 gli appuntamenti in programma a cui si aggiunge una installazione artistica. Tra luglio e ottobre, poi, si inseriranno le proposte estive la cui programmazione viaggia spedita verso la versione definitiva proprio in questi giorni.
Novità dell’edizione 2021 di Finisterre è il sostegno a Connessioni, una rete veneta di spazi teatrali rivolta all’ospitalità ad artisti che operano nel campo della ricerca teatrale.
Nata nel 2016 ad opera delle compagnie Teatro del Lemming (Rovigo), Carichi Sospesi (Padova) e Farmacia Zoo:è (Venezia), Connessioni offre una progettazione condivisa tra i partner e, dallo scorso anno, ha visto l’ingresso anche delle compagnie EXP (Verona), Sette Soli (Bassano del Grappa), Teatro Magro (Mantova), Festival Opera Prima (Rovigo), Trend Eventi (Arzignano). Nel 2021, infine, nel team ha fatto il proprio ingresso anche la compagnia valdagnese Livello 4. Il progetto ha ricevuto il contributo di Fondazione Cariverona.

“A Valdagno come in tutti Italia c’è fame di cultura – ha spiegato l’Assessore alle Politiche Culturali, Anna Tessaro – e non vedevamo l’ora di riaprire alle proposte per il pubblico. Il cartellone, per forza di cose, dovrà avere una sua flessibilità soprattutto nella scelta degli spazi, ma contiamo di ospitare diversi appuntamenti anche all’interno del Teatro Super che da oltre un anno ha dovuto tenere le serrande abbassate. Proseguiamo sulla strada tracciata negli anni con una vocazione al teatro contemporaneo e di ricerca, guardando a compagnie affermate, ma anche a proposte fresche e giovani. Il sostegno a Connessioni, con una tre giorni di spettacoli a giugno, vuole dare un forte input al mondo delle produzioni artistiche e teatrali che in campo culturale ha sofferto pesantemente degli effetti della pandemia. Investire in cultura per noi non è solo assicurare proposte di intrattenimento per il pubblico, ma offrire occasioni di incontro, di ricerca e scoperta delle comunità da cui spesso nascono gli spettacoli stessi.”

Il cartellone non riporta per il momento orari, né location in quanto l’intera programmazione potrà subire modifiche conseguenti alle disposizioni in materia di prevenzione del contagio da Covid-19.
Tutti gli aggiornamenti verranno pubblicati sulla pagina Facebook Valdagno Cultura-Eventi, sul sito web del Comune di Valdagno e sul canale Telegram Comune di Valdagno – Eventi e Cultura.

24-30 maggio
Gli Omini – Fatalità Valdagno
di e con Francesco Rotelli, Giulia e Luca Zacchini
Lo spettacolo di restituzione si svolgerà domenica 30 maggio a Palazzo Festari alle 18.30

Da più di dieci anni Gli Omini costruiscono i loro spettacoli con le parole della gente che incontrano per strada. Arrivano in un posto, lo vivono, lo ascoltano. Come piccoli esploratori folli si lanciano alla ricerca dell’umano, registrando conversazioni con gli abitanti e i passanti, indagando il quotidiano per rendere memoria il tempo presente. Con le parole e le sensazioni raccolte, scrivono e mettono in scena uno spettacolo che vive solo una volta, solo in quel posto.
Fatalità, questa volta tocca a Valdagno.
Gli Omini staranno una settimana in paese, frequentando bar e chiese, strade e case, cercheranno di conoscere più gente possibile. Saranno come spugne, pronti ad assorbire gli umori e le parole, gli sfoghi e i desideri dei valdagnesi, per restituire uno spettacolo su Valdagno, per Valdagno. L’istantanea di un istante.
La restituzione del lavoro di costruzione dello spettacolo è prevista a Palazzo Festari il 30 maggio.

6 giugno
La Piccionaia – Il cielo sopra Valdagno
Silent play
Drammaturgia Anagoor, Sotterraneo, Massimiliano Civica
Cornice narrativa Carlo Presotto
Cornice sonora Andrea Cera
Produzione La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

Orari di partenza del Silent Play: 11.00, 16.00 e 18.00
Per prenotazioni Ufficio eventi e cultura 0445-428223

Tre luoghi in una città: in ognuna di essi un artista ha costruito un viaggio, fatto di parole, suoni, musiche, azioni. Ogni artista, come gli angeli disoccupati del film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, ha lavorato da casa, lontano dall’aspetto fisico del luogo. Ognuno di loro ha usato solo Google street view, la propria memoria ed a quella dei testimoni che ha scelto. Ed anche finito l’isolamento la sua presenza sarà solamente sonora. Ad agire saranno gli spettatori/attanti, che ascolteranno la sua voce attraverso le radio-cuffie, rispettando la distanza di sicurezza ed indossando la mascherina. Le comparse saranno i passanti inconsapevoli, le quinte lo spazio urbano della piazza, ancora in fase di ripopolamento. In ogni città delle guide accompagnano il viaggio, gestiranno la trasmissione ed il paesaggio sonoro.

11 giugno – Connessioni – Teatro Super, ore 21.00
Teatro Magro – A menadito

L’attore conosce a memoria il libro. Lo conosce bene, benissimo, a menadito in ogni sua pagina, in ogni anfratto di ciascuna parola scritta, in ogni suo passaggio sia anche nascosto o sottinteso. Il pubblico ha la facoltà di aprire il libro ad una pagina casuale e l’attore, dopo una rapida lettura introduttiva delle prime righe della pagina, comincia a raccontare, da quel punto in poi, cosa accade nel libro. Tutto a memoria. Tutto a menadito. E così, da uno stralcio di narrazione, si aprono frammenti performativi: aneddoti, collegamenti, rimandi, risposte, epiloghi, immagini e suggestioni. L’atto teatrale continua, si può selezionare ancora e ancora. Davanti a sé il pubblico ha una sorta di wunderkammer – una stanza delle meraviglie dove i collezionisti raccoglievano oggetti straordinari. Il libro non ve lo leggiamo. Ve lo raccontiamo. A memoria. E ve lo dimostriamo. Si può rimanere affascinati, ascoltando, in uno stato di meraviglia.

12 giugno – Connessioni – Teatro Super, ore 21.00
Livello 4 – Loop
Regia di Alessandro Sanmartin
Con Marco Pasquale, Maria Perardi, Anna Peretto, Vittoria Rossino, Alessandro Sanmartin, Leonardo Zaupa

Suoni e luci Angela Marangon

La vita è una cosa assurda. Minuscoli ma arroganti ci imbuchiamo alla festa dell’Universo. Sottostiamo alla schiavitù del Tempo, continuamente sperando in una vita migliore.
Passiamo le giornate a ripetere le stesse vuote azioni e le stesse vane parole, chiedendoci ad ogni silenzio se esista per noi un Destino.
Tutto perché non sappiamo muoverci senza un senso.
Ed è questa ricerca – il senso – a dannarci e salvarci, contemporaneamente.
E se, come Sisifo, sapessimo gioire della coscienza di questo assurdo? Non c’è altro Destino che questa vita. Non esiste il Tempo. L’Universo non si può comprendere. Ecco la frattura.
Essere condannati ad un eterno ripetere, ad uno sforzo indicibile. Trasportare il proprio macigno fino alla cima del monte, vederlo ricadere a valle, e ricominciare da capo.
È tutto qui? Amare, sudare e consumarsi. Qual è lo scopo?
Forse nella concretezza del fare, nella presenza del corpo, nel lasciar scorrere. Forse è la condanna di essere al mondo a dare il senso stesso all’essere al mondo.

13 giugno – Teatro del Lemming – Metamorfosi – Di forme mutate- Teatro Super ore 21.00
Con Alessio Papa, Diana Ferrantini, Fiorella Tommasini, Katia Raguso, Marina Carluccio, Massimo Munaro
Frammenti poetici da Publio Ovidio Nasone, Bino Rebellato, Nina Nasilli, Massimo Munaro
Drammaturgia, musica e regia Massimo Munaro
Una produzione Teatro del Lemming 2020

A compimento di un lavoro durato tre anni avremmo dovuto debuttare con METAMORFOSI – NEL LABIRINTO DELLA MEMORIA nel giugno 2020. Dopo diversi Studi preparatori lo spettacolo aveva trovato la sua forma definitiva in un percorso labirintico dedicato a un piccolo gruppo di spettatori, sette a replica. La relazione prossemica e sensoriale con lo spettatore era tale che all’esplodere dell’emergenza sanitaria abbiamo subito compreso che sarebbe stato impossibile realizzare lo spettacolo per come era stato concepito. Abbiamo così deciso di rimandare il lavoro alla prossima stagione.
Le regole per la riapertura dei teatri sono piuttosto gravose. Esse stabiliscono che in scena gli attori, seppure senza mascherina, devono mantenere una distanza fra loro di un metro e dallo spettatore di due metri. E gli spettatori, fra loro, almeno di un metro. Condizioni che rendono apparentemente già difficile praticare un teatro che non sia un monologo recitato con pubblico frontale, figurarsi un teatro come il nostro basato sulla relazione ravvicinata e sensoriale con lo spettatore.
Poiché però siamo rifuggiti, fin dall’inizio, dalle piattaforme digitali credendo che la natura del teatro sia in “presenza”, non ci era possibile sottrarci alla sfida. Tanto più che siamo convinti che proprio in quest’epoca di “distanziazione sociale” il teatro e la relazione autentica e viva fra attore e spettatore costituisce un pharmakon oggi più che mai necessario.
Abbiamo così accolto le limitazioni indotte dall’emergenza sanitaria Covid-19, senza per questo rinunciare alla specifica poetica sensoriale della Compagnia denominata “Teatro dello spettatore”.
DI FORME MUTATE, liberamente ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, propone per ogni partecipante un’immersione radicale, intima e personale nello spazio del rito, del mito e del ricordo. L’accesso è riservato ad un gruppo di soli cinque spettatori a replica. Sono previste un massimo di quattro repliche giornaliere.

11-13 giugno – Connessioni
Momec – Memoria in movimento – Terzo Tempo
Installazione

Gruppo MOMEC, con la produzione Festival Opera Prima e con il sostegno di Teatro del Lemming propone una raccolta di ricordi per creare memorie condivise a cui dare la forma di installazioni, eventi, azioni sceniche. La condivisione dei ricordi diviene il passo fondamentale per creare comunità, mentre la loro perdita ci fa dimenticare, a poco a poco, chi siamo.

15 luglio
Sotterraneo – Shakespearology
Concept e regia Sotterraneo
In scena Woody Neri
Scrittura Daniele Villa
Luci Marco Santambrogio
Costumi Laura Dondoli
Sound design Mattia Tuliozi
Tecnica Monica Bosso
Produzione Sotterraneo
Con il sostegno di Regione Toscana, Mibact residenze artistiche, Centrale Fies_art work space, CapoTrave/Kilowatt, Tram – Attodue, Associazione teatrale Pistoiese

È da un po’ di tempo che volevamo usare il teatro come quella famosa telefonata, per incontrare sir William Shakespeare in carne-e-ossa e fare due chiacchiere con lui sulla sua biografia, su cosa è stato fatto delle sue opere, su più di 400 anni della sua storia post-mortem dentro e fuori dalla scena – come se accompagnassimo Van Gogh al Van Gogh Museum o Dante in mezzo ai turisti che visitano la sua abitazione fiorentina. Partiamo dall’immaginario collettivo per parlare con Shakespeare. Certo, non sarà il vero, autentico, originario William Shakespeare, ma se riusciamo a incontrare anche uno solo dei possibili Shakespeare, forse l’esperimento potrà dirsi riuscito. Shakespearology è un one-man-show, una biografia, un catalogo di materiali shakespeariani più o meno pop, un pezzo teatrale ibrido che dà voce al Bardo in persona e cerca di rovesciare i ruoli abituali: dopo secoli passati a interrogare la sua vita e le sue opere, finalmente è lui che dice la sua, interrogando il pubblico del nostro tempo.

30 ottobre
Masako Matsushita – Diary of a move

Tutte le volte che pensiamo a un diario si apre il baule dei ricordi: vediamo lucchetti dalle piccole chiavi, quaderni ingialliti, tenuti insieme da cordini e laccetti; sfogliamo le mille emozioni di cui si è imbevuta la carta insieme a disegni, ritagli di giornali, strofe di canzoni, accenni di poesie, foglie e fiori essiccati. Il diario è il luogo dove si incrociano ricordi importanti e momenti effimeri; il luogo dove la persona attraverso la parola scritta si scopre e si descrive, e cerca di sopravvivere
a se stessa.
In Toscana, c’è un paese, Pieve Santo Stefano, che da oltre trent’anni raccoglie e archivia diari di diversa provenienza, e per questo motivo è stato soprannominato la Città del Diario. In questo piccolo luogo ameno – dove è possibile visitare anche il Museo del Diario – c’è un archivio diaristico dove trovano ospitalità i ricordi di più di 8mila persone che hanno lasciato traccia delle loro vite in taccuini, lettere, e diari. Un enorme patrimonio di vite di carta, che ha salvato le memorie intime di “persone qualunque” dall’erosione del tempo, ed è anche una preziosa “enciclopedia” popolare della Storia del nostro Paese.
Custodire e condividere sono, dunque, le parole chiavi di quella piccola macchina del tempo che è il diario, ragionando sulla preziosità di un progetto come Diary of a move, di cui Masako Matsushita è ideatrice, co-autrice, narratrice, coreografa e danzatrice.
Diary of a move è prima di tutto un atto di partecipazione collettiva a un processo creativo nato in un periodo storico di distanziamento e restrizione della mobilità, che resterà indelebile nelle nostre vite. Ogni giorno, per più di un mese, da aprile fino a metà maggio, dunque in pieno lockdown, sessantaquattro persone di diversa età, provenienza e background culturale, hanno raccolto e descritto in un diario collettivo una o più azioni prese dalla loro quotidianità. Una moltitudine di gesti ed emozioni private e collettive, solitarie e condivise, riconoscibili e straordinarie perché nate in una quotidianità completamente stravolta, caratterizzata dall’immobilità e dalla dilatazione del tempo; reali e sognate durante la notte; e ancora contagiate dalla tenerezza espressiva della natura, da quel “terzo paesaggio” – come direbbe Gilles Clément – che resisteva su terrazzi, balconi, e giardini abbandonati a se stessi, e dalla massiccia presenza di musica, letteratura, cinema, televisione, social, che il lockdown ci ha regalato o a cui ci ha sottoposto – a seconda dei punti di vista. Insomma un’antologia di gesti, azioni, movimenti, ed emozioni che trovano una reale profondità nella semplicità, e che implicano un’attenzione al corpo, primo contenitore del nostro benessere, di meraviglie, potenzialità e fragilità, e anche un prendersi cura di ogni singolo gesto per poterlo trasferire e condividere.
Ne è venuto fuori un prezioso archivio di movimenti, che Masako Matsushita ha saputo convertire in materiale coreografico di un’attualità disarmante.

27 novembre – Teatro Super
Cèsar Brie/Campo Teatrale – Nel tempo che ci resta
Testo e regia César Brie
Con César Brie, Marco Colombo Bolla, Elena D’Agnolo, Rossella Guidotti, Donato Nubile
Produzione Campo Teatrale/ Teatro dell’Elfo
Musiche Pablo Brie – variazioni su temi di Verdi e su “Avò” di Rosa Balistreri
Arrangiamenti musicali Matìas Wilson
Luci Stefano Colonna
Foto Laila Pozzo
Assistenti alla regia Adele Di Bella e Francesco Severgnini
Allestimenti scenici Camilla Gaetani
Tappeto Giancarlo Gentilucci
Costumi Camilla Gaetani e Teatro dell’Elfo

Elegia per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Un cantiere abbandonato a Villagrazia, il luogo dal quale partì Paolo Borsellino per andare incontro alla morte. In questo cantiere un uomo fa rotolare per terra delle arance. Tra le lamiere appaiono quattro figure che il profumo delle arance ha tolto dalle ombre. Si chiedono dove sono, quale è la terra in cui si trovano. Si riconoscono.Sono le anime di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e Agnese Piraino Leto. L’uomo che ha lanciato le arance si presenta. É Tommaso Buscetta, il pentito di mafia. Le anime delle due coppie e del pentito si raccontano in questo cantiere abbandonato.
Ricordano, denunciano, si interrogano, in un amaro viaggio attraverso quello che è successo prima e dopo la loro morte.La lotta alla mafia, le vittime, i tradimenti, i pensieri, le vicende personali e pubbliche, la trattativa, l’isolamento, le menzogne, il senso di dovere e l’amore si intrecciano in questa ricostruzione di ciò che è accaduto e di ciò che continuerà ad accadere.

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