sabato , 19 Giugno 2021
Il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi
Il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi

Confindustria Vicenza: commento del Presidente Luciano Vescovi al PNRR

Il commento al PNRR da parte del Presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi.

L’Italia ha delle risorse incredibili in termini di persone, idee e cultura, per questo credo che il rilancio della nostra economia sia non solo possibile, ma possa essere anche molto forte.

Sono convinto, d’altro canto, siano i privati, le imprese e chi lavora, a dare il maggior contributo al valore aggiunto di cui si nutre il nostro paese. L’esperienza personale di ognuno di noi, ma anche e soprattutto i dati Istat dimostrano plasticamente di quale segno sia il contributo dell’apparato statale.

Perciò, prima e ancor più degli indispensabili fondi straordinari che l’Europa ci mette a disposizione – se ce li guadagniamo –, quel che più conta per uscire dalla pandemia economica sono le riforme. Quelle che l’Europa giustamente pretende e su cui Draghi ha messo la faccia.
Su tutte, il dare un taglio drastico alla burocrazia e ai tempi della giustizia è ancora, come sempre, la più urgente. Sono invece almeno 40 anni che si parla di riforme epocali le quali, alla fine, non son mai venute alla luce. Ora il tempo è finito.
Ed è su questo piano, quello delle riforme, che si misurerà il valore di coloro che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama.

Se le riforme che devono mettere la parola fine ai deficit di competitività del nostro paese non vengono messe concretamente in atto, possono darci anche 1.000 miliardi, saranno soldi (per lo più dei nostri figli a cui stiamo ipotecando il futuro) gettati nel pozzo senza fondo dei corrotti e della criminalità.

Draghi ha detto: “Sia chiaro che, nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio”. Non posso che sottoscriverlo, sulla scorta dei report che ogni anno hanno evidenziato come questo paese – anche in tempi normali – non sia stato stato in grado di spendere decine di miliardi dei fondi europei avuti a disposizione.
Ora la storia deve cambiare.

Del PNRR, quindi, posso dire che apprezzo gli obiettivi di fondo e gli stanziamenti; anche se sono difficilmente digeribili alcune ricalibrazioni, ovvero riduzioni, di dotazioni sui temi della digitalizzazione, della transizione ecologica ma anche sugli asili e, ma è un tema da approfondire, ho dei timori anche sui preziosissimi ITS, gli istituti post-diploma che creano lavoro e innovazione per il futuro dei nostri figli e del nostro Paese.

Ma tutti i programmi, tutte le progettualità non hanno alcun senso in mancanza di una chiara e lineare possibilità che essi possano essere messi in pratica. Tutto dipende dalle riforme. Se le riforme verranno fatte e se i partiti metteranno davanti agli interessi particolaristici, quelli del Paese, come prevede la Costituzione, allora, e solo allora, le imprese e i lavoratori di questo paese potranno tirarci fuori dalla stagnazione. Altrimenti sarà una condanna per i nostri figli e a quel punto dovremmo tutti fare un serio esame di coscienza.

In questo senso, è sicuramente positivo aver messo la parola fine a “Quota 100”, un furto di futuro nei confronti dei giovani. È una misura propagandistica che l’Italia semplicemente non può permettersi, fermo restando che il numero medio di anni lavorati nel nostro paese è tra i più bassi d’Europa. Certo, ci sono eccessi nell’uno e nell’altro senso, chi lavora troppo a lungo, chi poco, e poi ci sono i lavori usuranti che non possono certo essere trattati come gli altri. È tema complesso quello della previdenza, a cui mettere seriamente mano; ma l’accetta di Quota 100 non era la soluzione, era un aggravamento delle disparità a favore di pochi, soliti noti.

Vorrei, poi, spendere un apprezzamento sulla cosiddetta prima missione che riguarda gli investimenti di modernizzazione e competitività anche del settore produttivo (in particolare su temi fondamentali quali la digitalizzazione e l’innovazione). Non posso che vederla con favore, la dotazione è importante anche se non tra le più cospicue. Allo stesso tempo, non posso che attendere con grande attenzione il definirsi della fase esecutiva che forse non è, almeno ad oggi almeno, così chiara come mi sarei aspettato.

Infine, per quanto riguarda il Vicentino, sentir confermare che è presente una copertura per la tratta Tav che comprende l’attraversamento di Vicenza non può che essere letto come un passo in avanti importante. Certo, si tratta di fondi propri e non del Recovery, quindi possiamo scordarci di avere un’opera pronta per il 2026 (cosa che peraltro era probabilmente impossibile), ma spaventa un po’ l’orizzonte temporale incerto. Il timore che si debba attendere altri 10 anni per arrivare al raddoppio dei binari tra Verona e Padova è, ahimè, concreto.

Concludo ripetendo quanto affermato con grande chiarezza da Draghi: l’Italia è a un bivio il cui punto di non ritorno è già stato sorpassato e che solo la forza economica dell’Europa ci permette di poter percorrere ancora con fiducia. Ma anche l’istituzione europea sconta molti deficit. Sul Recovery Fund è stata coraggiosa; ma su moltissimi altri temi – come l’insufficiente e grave gestione dei vaccini, il rapporto con paesi vicini come Libia, Turchia, Russia, l’eccesso di assurde regolamentazioni anti-mercato – è stata purtroppo non all’altezza della sfida. Un’Europa frastagliata e debole è un danno per tutti noi, mi auguro, come testimoniano gli osservatori internazionali, che al duopolio Francia-Germania, l’Italia, con la credibilità di Draghi, inizi a giocare un ruolo finalmente decisivo. Ma prima, e sottolineo prima, dobbiamo fare i nostri compiti a casa.

80x80 logo Vicenzareport

Un commento

  1. Un inno a Draghi. L’artefice della privatizzazione di un bene pubblico che funzionava e ha reso grande l’Italia nel mondo, ed andava demolito per lasciar spazio solo ed esclusivamente agli interessi lobbistici (come i vostri). Certo che sentir criticare l’Unione Euro e al tempo stesso lodarla in modo ambiguo e bipolare è chiara espressione dei giochi di prestigio con parole, fatti e intenzioni. Quota 100 “furto di futuro dei giovani” è spettacolo puro. Complimenti. Ottimo articolo per capire su che binari siamo in questo bivio verso la distruzione a destra, il suicidio a sinistra. Ps. Sotto la pedemontana quanti rifiuti stanno interrando? No perché tempo qualche anno e se li bevono e mangiano anche i vostri figli e nipoti. Ragionateci sopra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità