Veneto

Al Presidente della Regione Veneto dalla Rete Nazionale Scuola in Presenza

Gentile Presidente,

siamo una Rete nazionale di comitati spontanei creati da circa 40,000 genitori che, a seguito delle recenti disposizioni normative quanto alla chiusura dei nidi, scuole materne, scuole primarie e in considerazione della ormai lunga e devastante esperienza di chiusura delle scuole secondarie promuove a tutti i livelli iniziative e manifestazioni volte alla riapertura delle scuole. Abbiamo infatti ritenuto essenziale unire le nostre forze preoccupati per i nostri figli, che ormai da un anno subiscono ingiustamente, e senza apparente voce, decisioni di contrasto alla pandemia COVID-19 che ledono fortemente i loro diritti.

Le scriviamo in quanto l’ennesima chiusura delle scuole avvenuta lo scorso 5 marzo è stata particolarmente ingiusta perché, a dispetto di un clamore mediatico del tutto infondato, i bambini e i ragazzi non sono affatto più esposti al virus (ivi comprese le c.d. varianti[1]) né lo trasmettono più di ogni altro gruppo d’età, ma anzi di meno, come del resto dimostrano tutti gli studi ad oggi disponibili e come indica lo stesso Istituto Superiore di Sanità[2], sulla base del parere dello European Centre for Disease Control & Prevention[3] e come confermato dalla letteratura scientifica internazionale, e, più recentemente, anche da letteratura scientifica specifica per al caso italiano[4].

Come a Lei è ben noto, ormai è passato un anno da quando è stata per la prima volta disposta, come misura di contenimento del contagio, la chiusura delle scuole nel nostro paese e ad oggi l’UNESCO ha certificato che l’Italia ha l’ennesimo triste primato a livello europeo: i giorni di scuola persa a causa del COVID[5].

Negli altri paesi infatti è ben chiaro che la chiusura delle scuole, secondo le evidenze scientifiche attualmente disponibili, produce un beneficio marginale nella lotta alla diffusione del COVID, mentre lede fortemente i diritti dei minori e in particolare quello costituzionalmente sancito all’istruzione nonché anche quello alla salute se si pensa alla definizione che la stessa OMS declina come: “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”.  Inoltre, come ha affermato il prestigioso Centre for Disease Control and Prevention americano, alla fine di studi durati quasi un anno, “le scuole dovrebbero essere le ultime a chiudere e le prime a riaprire”. Per tali ragioni negli altri paesi si è cercato, ove possibile, di limitarne la chiusura.

In Italia purtroppo oltre a non aver dato priorità al mantenimento delle scuole aperte di ogni ordine e grado, la situazione è stata aggravata da una evidente contraddizione: mentre la gran parte delle altre attività rimane aperta e quindi il contagio continua tranquillamente a diffondersi sui luoghi di lavoro o pubblici, le scuole, nonostante il loro ruolo fondamentale, vengono chiuse con tutte le conseguenze che questa chiusura comporta per i bambini e i ragazzi appartenenti a fasce sociali più deboli e svantaggiate. Si pensi, a titolo esemplificativo, al rischio che le assenze dalla scuola si trasformino in definitivo abbandono e che tante ragazze e ragazzi – in questa grave crisi economica – finiscano per ingrossare le fila del lavoro sfruttato.[6] Senza contare poi tutti gli effetti e gli impatti di carattere psicologico e sociale dati dall’isolamento dei bambini e dei ragazzi che si ritrovano a dover effettuare la didattica a distanza che di fatto si traduce spesso in uno strumento inefficace per l’insegnamento e per l’apprendimento. Tutte queste evidenze che, per ovvie ragioni espositive sono soltanto alcuni degli aspetti più critici e dibattuti, sono già bastevoli per richiedere con urgenza la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando il rispetto di tutte le misure di sicurezza sanitaria dettate dalla pandemia nonché delle misure accessorie a ciò improntate (quali a titolo esemplificativo quelle relative agli spostamenti dei ragazzi mediante l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico ecc.).

Queste sono le ragioni per cui la Rete Nazionale “Scuola in Presenza” ha deciso di costituirsi ed avviare una serie di iniziative e di manifestazioni: richiedere la riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado per ridare ai bambini e ai ragazzi la possibilità di ritornare ad un ambiente scolastico vero in cui è possibile una relazione diretta con insegnanti e compagni quale parte integrante dell’apprendimento in senso lato. La scuola in presenza non può e non deve esser una istituzione sacrificabile, neanche in una condizione eccezionale di pandemia quale quella che stiamo vivendo.

Ad appena due settimane dalla costituzione, la Rete ha organizzato lo scorso 21 marzo una manifestazione, aderendo alla manifestazione nazionale, che avuto una grandissima adesione da parte delle famiglie che, in modo ordinato e garbato, hanno dato voce al disagio dei bambini e dei ragazzi per la chiusura delle scuole e per le difficoltà della didattica a distanza, come riportato da tutte le testate giornalistiche.

In ragione dell’esito estremamente positivo delle manifestazioni che sono evidentemente la prova che il tema è molto sentito da parte della popolazione, con la presente lettera le chiediamo di esprimersi pubblicamente, nella sua veste istituzionale, a difesa della riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio della Regione Lombardia, in occasione del Suo prossimo incontro con gli altri governatori regionali e il Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Riteniamo \che non si possano e non si debbano fare differenziazioni nella decisione di riapertura poiché, sebbene per ragioni peculiari, tutti i bambini ma soprattutto i ragazzi delle scuole secondarie hanno un fortissimo bisogno di riappropriarsi della scuola in presenza. Ciò tenuto anche conto di quanto recentemente emerso nelle pronunce del TAR Lazio[7] , successivamente confermata dal Consiglio di Stato, in cui è stato sostanzialmente riconosciuto che: “non esistono evidenze scientifiche solide e incontrovertibili circa il fatto che il contagio avvenuto in classe influisca sull’andamento generale del contagio, che l’aumento del contagio tra i soggetti in età scolastica sia legato all’apertura delle scuole, che la c.d. variante inglese si diffonda maggiormente nelle sole fasce d’età scolastiche”. Le recenti pronunce sopra citate comportano per il Governo la riscrittura dei provvedimenti normativi nazionali nella parte relativa alla riapertura delle scuole. Queste pronunce appaiono certamente rilevanti per definire il ritorno a scuola di tutti i ragazzi e studenti anche per evitare nell’immediato e anche nel medio lungo termine conseguenze di carattere sociale e psicologico nonché, in generale, di riscatto sociale di cui si è fatto cenno nei paragrafi precedenti della presente lettera.

Le scuole anche sul nostro territorio hanno fatto sforzi enormi per garantire l’implementazione di protocolli di sicurezza rigidissimi che hanno ben pochi equivalenti nel resto della società e della attività sociali e che hanno inequivocabilmente portato ad un contagio limitatissimo nella popolazione scolastica rispetto al resto della popolazione. Questo aspetto confermerebbe la percorribilità di una riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Non da ultimo riteniamo anche opportuno unire le nostre forze per procedere con una accurata analisi dei dati sui contagi nelle scuole per effettuare una verifica quantitativa sugli effettivi casi di contagio e sulla incidenza dei medesimi rispetto all’intera popolazione scolastica di riferimento.

Confidiamo nella sua profonda attenzione alle tematiche ed iniziative che Le abbiamo illustrato e per le quali auspichiamo un Suo cenno in tempi brevi e siamo certi della Sua attenzione nei confronti della Comunità che rappresenta e amministra.

Con i nostri più cordiali saluti.

Rete Nazionale Scuola in Presenza

 

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