Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Un uomo normale

Vicenza – Volturara Appula è un paese di poche centinaia di abitanti, ma ora sono pochi gli italiani a cui è sconosciuto. Un paese della Daunia (la collina foggiana) diventato famoso come Rignano sull’Arno, come Nusco. E questo solo perché ha dato i natali a Giuseppe Conte, ora presidente del Consiglio, fino a pochi anni fa più sconosciuto del suo paese natale.

Questo è un periodo in cui si sentono le note dell’inno nazionale: nei tg, negli ospedali, sui social, dai balconi; brevi video e lunghi documentari che cantano le glorie del nostro paese; sostegni dall’estero e attestati di amicizia spontanei, con canzoni popolari dall’accento teutone, sassone, e francioso. L’Italia è in prima linea. Qualcosa le ha dichiarato guerra e, come in ogni conflitto la nazione si è stretta attorno al suo capo, ne apprezza le virtù e ne canta la forza del carattere.

Le opposizioni nostrane sono tagliate fuori. La guerra non ammette due generalissimi. E neppure una torma di sabotatori professionisti che fanno di tutto per partecipare alla battaglia. Non c’è un solo provvedimento che non venga aspramente criticato: si adducono solo benaltrismo e misteriose ragioni per cui il governo ha sempre sbagliato. Non c’è che dire, Salvini, Meloni, e Renzi masticano amaro. Un oscuro personaggio saltato fuori dagli esiti elettorali del 4 marzo 2018 sta dando filo da torcere alle cattive abitudini della politica italiana.

Il “Giuseppi” nazionale, che non dà nessuna mostra di essere toccato dal nomignolo, sono due anni che tiene stabilmente la residenza di Palazzo Chigi, mentre si avvicendano le maggioranze dei Mattei insofferenti al condominio con un personaggio inaspettato. Già! Conte è stato designato prima delle elezioni quale ministro di un governo a 5 stelle. Sebbene non eletto, l’avvocato cassazionista e professore associato di diritto privato è saltato fuori dal cappello pentastellato tra le persone probe e capaci che il Movimento cercava nel paese. Purtroppo la ricerca non ha portato una folla di disponibilità, ma quelle che ha portato sono destinate a lasciare il segno.

Insomma, Giuseppe Conte non viene dalla politica. Questo è il peccato maggiore. E non viene da un’area abituata a designare gli amici degli amici. Questo è l’altro peccato. Il tono della voce modesto e non tonante come gli habitués dei pulpiti, le parole pacate e sempre giuste. I concetti, poi, le idee, che non si sentivano da decenni, soprattutto nelle sedi e nei momenti opportuni. Ed ecco che le chiacchiere dei politici nostrani sono state d’un solo balzo superate dai fatti.

Se lo sbruffone leghista faceva le contorsioni al Papète, e dichiarava ogni giorno l’opposto di quello precedente, il nostro Giuseppe lo attende in aula, e con una mano sulla spalla gli canta una filippica che gli ha fermato lo sviluppo. Se il parlamentare di Rignano, infiltrato tra i sedicenti demosocialisti, cerca ogni giorno di provocare il governo per attirarsi l’attenzione, il nostro Conte non lo degna di una sola risposta, di una menzione, un cenno. E lo squalifica. Se la Von der Leyen si rivolge a noi italiani nella nostra lingua, il presidente entra nelle case dei tedeschi e degli spagnoli, spiegando pari pari le ragioni di un’Europa che ormai solo il popolo ricorda.

Così come ha ricordato ai francesi, a Ursula e a ognuno dei capi europei, dalle televisioni e dalle pagine dei giornali, che il progetto Europa non può “essere affidato ai manuali d’economia”, che c’è assoluto bisogno di “ un salto di qualità che ci qualifichi come “unione” da un punto di vista politico e sociale, prima ancora che economico”. Quanto queste parole ci sembrano lontane da chi si accapigliava nei talk show per battere prima degli altri i pugni sui tavoli a Bruxelles? Quanto ci sembrano nani coloro che finora ci hanno rappresentato?

E questo perché un uomo normale, ma onesto, svincolato dagli interessi e dai veti contrapposti, sta ricoprendo un ruolo istituzionale. Questo perché c’è una bomba tra i politici, un vero virus nella democrazia. Uno che si commuove, che non è saltato fuori dai meccanismi elettorali e della rappresentanza (ora più che mai sotto accusa), e se c’è un merito del M5S è quello di averlo trovato. Giuseppe Conte li sta mettendo in fila tutti quanti, contafrottole italiani e ragionieri stranieri, e non ci voleva tanto. Sta raccontando a tutti la favola della verità, della democrazia, nascosta dalle leggi e dagli interessi privati, così come aveva promesso di fare e sta facendo, l’avvocato del popolo italiano.

Giuseppe Di Maio

2 Commenti

  1. Il cognome non lascia dubbi , l’aggettivo “sbruffone leghista” nemmeno , la lascio con la certezza che entrambi abbiamo sprecato il nostro tempo , lei una giornata per questa ricostruzione “fantasiosa”, ed io dieci secondi per leggerla .

    • Giuseppe Di Maio

      Chissà, invece, qual è il suo di cognome. Io sono convinto che lo “sbruffone leghista” è una categoria di persone capace di parlare solo a casa propria, perché ama vincere facile. Include ed esclude a proprio piacimento,ed è contraria a ogni forma di concorrenza che lo possa danneggiare. Lo sbruffone leghista si rivolge ad un’altra categoria di cittadino. il “leghista in malafede”.

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