Breaking News
Differenze in uguaglianza dei redditi tra le nazioni del mondo come misurate dal coefficiente di Gini nazionale. Il coefficiente di Gini è un numero tra 0 e 1, dove 0 corrisponde alla uguaglianza perfetta (nella quale tutti hanno lo stesso reddito) e 1 corrisponde alla disuguaglianza assoluta (dove una persona ha tutto il reddito e tutti gli altri hanno reddito nullo).
Differenze in uguaglianza dei redditi tra le nazioni del mondo come misurate dal coefficiente di Gini nazionale. Il coefficiente di Gini è un numero tra 0 e 1, dove 0 corrisponde alla uguaglianza perfetta (nella quale tutti hanno lo stesso reddito) e 1 corrisponde alla disuguaglianza assoluta (dove una persona ha tutto il reddito e tutti gli altri hanno reddito nullo).

Tra Monte Sacro e l’Aventino

Vicenza – Il punto centrale de “Il capitale nel XXI secolo”, l’opera tuttora più importante di Thomas Piketty, è l’analisi del rapporto tra Capitale e Reddito. Qui, assieme ai suo omologhi inglese e americano, l’autore scopre una costante. E cioè, che il rapporto C/R, molto alto ai tempi della Belle Epoque, e sbilanciato a favore del capitale, diminuisce considerevolmente in prossimità della prima guerra mondiale, e dunque, a favore del reddito.

Il verso non cambia tra le due guerre, e accelera ancora nel periodo successivo al secondo conflitto. I francesi chiamarono quest’epoca le “trente glorieuses”, trent’anni in cui in cui il lavoro e il salario vissero in Occidente un momento aureo. Fu allora che si mostrò attenzione verso le condizioni di lavoro, si compirono riforme sociali, furono agevolati i rapporti sindacali, e fu esteso ogni genere di diritto e di accesso. In Italia al culmine di questo periodo nacque la legge 20 maggio 1970, n. 300, cioè lo Statuto dei Lavoratori.

Dopo le stragi di massa sui fronti della prima guerra mondiale non si sarebbero più potute tenere lontano dall’agone politico le classi popolari, né lo si poté fare dopo la seconda, quando anche la popolazione civile fu coinvolta come e più di quella militare nel conflitto. Nei giorni duri della guerra l’intera impalcatura sociale aveva mostrato lo scheletro, e nella nuova coscienza generatasi fu necessario ridisegnare il consenso. La partecipazione di tutti alla politica emancipò vasti strati popolari e ne migliorò col tempo le condizioni di vita.

Ciò che pareva già chiaro dal punto di vista politico, col lavoro di Piketty lo diventa anche dal punto di vista economico. Difatti egli dimostra come già dall’inizio del ventesimo secolo le ricchezze intoccabili del vecchio mondo fossero sbattute nella volubilità del mercato, costrette a confrontarsi con soggetti sociali ed economici titolari di diritti sempre più forti. Il rispetto, la dignità del lavoro e dei lavoratori sopravanzarono sotto ogni aspetto il timore verso la ricchezza acquisita ed ereditata, fino a metà anni ’70.

Fino a quando il lungo periodo di pace e, dopo l’89, la mancanza di ostilità antemurale con un nemico, cominciarono a ristabilire tutta l’asprezza e l’iniquità della lotta di classe, fino a superare ai giorni nostri persino il rapporto Capitale/Reddito della Belle Epoque. Con la finanziarizzazione del Capitale, il disprezzo per il lavoro e i lavoratori sono stati completamente restaurati.

Purtroppo le guerre mondiali non ci sono più. Si combattono un’infinità di conflitti regionali col solo scopo di impedire l’emancipazione di interi popoli sulla scena economica. Ma non è detta l’ultima parola. Il virus che ci ha attaccato ci ha costretto in casa. Ci sta obbligando tutti a un dovere comune. Ci sta, in un certo qual modo, livellando. Ci tiene impegnati a meditare sulla struttura della società e sulla produzione della volontà generale, nell’unica volta che abbiamo veramente un obiettivo condiviso. Una guerra in cui la paura fottuta di una diserzione costringe i governi a concedere cose impensabili fino a poche settimane fa. L’impalcato sociale ha di nuovo mostrato lo scheletro, e una nuova coscienza sociale rifà timidamente capolino.

Ebbene, non saprei cosa augurarmi. I provvedimenti egalitari generati con la paura potrebbero svanire non appena passata l’emergenza. E questo è certo, basta dare uno sguardo all’inesorabilità con cui le opposizioni cercano ancora di lucrare su questo dramma collettivo. Ma non sarà facile dimenticare il livellamento a cui il virus ci ha sottoposti. Non sarà facile dimenticare che i padroni hanno tentato di comprare la nostra obbedienza. Non potremo mai più pensare che le idee e i propositi nati nel ridotto delle nostre abitazioni siano solo fantasie di un momento, poiché a questo punto abbiamo avuto la prova, la certezza che senza di noi il mondo non si salverà.

Giuseppe Di Maio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *