Stagionali in agricoltura, risposte insufficienti

Venezia – “L’accordo siglato dal governo con la Romania nei giorni scorsi non basterà a colmare il bisogno di lavoratori stagionali nelle campagne. Ribadiamo con forza la necessità di strumenti semplificati, che non gravino troppo sulle aziende agricole dal punto di vista burocratico, e che permettano a studenti, pensionati, cassaintegrati e percettori del reddito di cittadinanza di lavorare nei campi e nelle serre, nella raccolta delle fragole e della frutta e verdura di stagione”. E’ quanto ha ribadito l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan, nel colloquio video con il ministro alle politiche agricole Teresa Bellanova.

“Se non vogliamo chiamarli voucher, chiamiamoli in altro modo – ha incalzato Pan  – ma abbiamo la necessità urgente di trovare un sistema snello che garantisca l’emersione del nero e, allo stesso tempo, fornisca una copertura assicurativa e previdenziale ai lavoratori. L’attuale regime dei voucher (che dopo la riforma del 2017 ha abolito quelli ‘semplificati’) e la formula dei contratti per prestazioni occasionali non rispondono alle esigenze delle imprese del settore primario, la maggior parte delle quali necessita di assumere dai 3 ai 9 stagionali per periodi limitati (al massimo una settimana) per fronteggiare i picchi di lavoro”.

Nel colloquio diretto con la titolare nazionale delle politiche agricole, l’assessore della Regione Veneto è tornato, inoltre, a sollecitare il Governo a liquidare gli anticipi della Pac, sospendendo i controlli di Agea e procedendo al pagamento veloce dei contributi.

“In Veneto – ha ricordato Pan – sono circa seimila le aziende che attendono il pagamento dei contributi della Politica agricola comunitaria. Anticipare le liquidazioni è il primo modo per assicurare liquidità alle aziende, senza costringerle ad indebitarsi. Allo stesso modo, chiediamo di accelerare i pagamenti del fermo-pesca, fermi al 2017, alle imprese ittiche.  Sarebbe meglio pagare subito agli imprenditori dell’agricoltura e della pesca quanto loro spetta di diritto, invece che costringerli a rivolgersi alle banche, secondo le macchinose procedure del Cura Italia, per avere un prestito che poi dovranno restituire con gli interessi”.

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