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Se questa Europa non serve facciamone un’altra

Vicenza – Parole e numeri da brivido, recessione profonda, spread sopra i 200 punti, -9 di Pil; il virus ha dato di volta al cervello e se non arriva un aiuto straordinario di certo sarà il fallimento. Anche a riprendere alcune o perfino molte delle attività, la situazione non ci riporterà nemmeno al livello già piuttosto basso di prima dell’arrivo della “cinese”. Più che i 40 giorni finora di chiusura hanno pesato e pesano le oscure previsioni per il futuro. E fosse solo per noi, è che non possiamo aspettarci appoggi nemmeno morali dai nostri vicini pure loro, al netto degli egoismi, preoccupati per le sorti future.

Allora chiedere solidarietà all’Europa è pienamente comprensibile, che stiamo a fare sennò insieme? Ma serve anche una grande riconversione da parte nostra. Con uno Stato inefficiente, con molti cittadini miopi ed egoisti, con aziende naïf tessuto portante del sistema che considerano lo Stato come un nemico da cui difendersi, come si fa anche solo augurarsi che l’Europa ci faccia credito, senza chiederci più serietà se non proprio più austerità.

Dei paesi più in difficolta Spagna e Francia solo l’Italia, sull’orlo del collasso e per questo maggiormente attenzionata, usa toni sproporzionatamente polemici nei confronti di un’Europa considerata matrigna proprio mentre ne implora l’aiuto. E anche se le linee di credito non sono, per le condizioni imposte, rassicuranti dobbiamo allora farci una domanda: siamo noi troppo esigenti o le istituzioni europee troppo sorde.

Stiamo puntando tutto sui miracolosi eurobond. Ma anche ci venissero insperabilmente concessi l’eurogruppo potrebbe intanto appellarsi ai rispettivi elettorati proprio per consentirci più favorevoli condizioni e trattandosi di strumenti da creare ex novo è richiesto del tempo per la messa in comune di risorse. E quel che più conta è la creazione di un nuovo bilancio europeo più corposo di quello esistente attualmente pari all’1 per cento del Pil. È richiesta inoltre, si tengano stretti gli euroscettici, la cessione di ulteriore sovranità per la gestione di queste nuove competenze.

Ecco dunque che in mancanza di alternative, piuttosto sconcertante per una classe politica che alza scompostamente la voce trovandosi nuda, ci dovremo rivolgere alla Cina, alla Russia o piuttosto al cinico Trump contrattando le condizioni di restituzione. Nessun pasto gratis. Non è meglio allora restare in casa con la ‘nostra’ Europa, di cui siamo parte, per controllare, partecipare e soprattutto migliorare se non proprio riformare funditus, e Dio sa quanto ci siamo allontanati dagli ideali di Spinelli, partendo anzi cogliendo proprio questa occasione.

Giovanni Bertacche – info@bertacche.com

Un commento

  1. Ora non si può più aspettare necessita che la Repubblica d’Italia divenga una Confederazione di Province Indipendenti, simile, ma più avanzata in quanto autonomia dal basso, rispetto alla Confederazione Elvetica e suoi Cantoni, con l’utilizzo della Democrazia Diretta. L’Europa sarebbe ottimale divenga una Confederazione di Province o Cantoni, abolendo gli Stati Nazionali Europei oggi esistenti.

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