La banda degli onesti

Vicenza – Spesso si è detto che l’Italia è un paese di destra. E si è detto pure che sia un paese d’ignoranti. Sicché voler scartare l’interdipendenza delle due condizioni sembra azzardato, se non completamente fuori luogo. Come si siano poi realizzate queste condizioni, e come sia stata allevata la dimensione privata a scapito di quella pubblica, hanno visto fior di analisti e di storici che hanno spiegato come, in Italia, lo Stato era frutto di interessi stranieri e non di volontà autoctone. Hanno dimostrato come, laddove c’era, lo Stato era del tutto nemico. Ecco l’Italia. Ignorante, reazionaria, sfrattata dal governo del suo territorio.

L’indispensabile complicità collettiva su cui edificare la cittadinanza, ha avuto da noi due soli orgogli: a nord quello leghista, dove l’interesse anarchico condiviso ha fatto fiorire l’antistato; al sud quello mafioso, che lo Stato centrale ha allevato in funzione antimeridionale. Troppo poco, e terribilmente stonate le due reazioni localiste. Nulla attraverso cui si possa edificare uno Stato moderno e di diritto.

Nell’impossibilità di avere una nazione che fosse confluenza e condivisione degli interessi, ci si è accontentati delle possibilità di sistema offerte dalla democrazia liberale e dai suoi miti. L’Italia, ha voluto continuare ad essere un mondo feudale in cui le fazioni lottano incessantemente l’una contro l’altra, e il cui vero esito è la spoliazione di un popolo sempre più immiserito ed emarginato. L’esercito di questi signori feudali è la stampa, e i “bravi” che tiranneggiano la popolazione e i suoi rappresentanti sgraditi sono i giornalisti. La Penisola, è in tutto e per tutto una dittatura mediatica.

Sono già intervenuto su queste pagine, illustrando la debolezza ideologica del M5S, il quale deve buona parte del suo successo alla sua missione civilizzatrice, alla promozione dei miti della democrazia nella sua versione post-moderna. Molte delle libertà e delle giustizie che ha predicato sono naturalmente in palese conflitto, poiché frutto di narrazioni dominanti e non di un sistema ideologico maturo. Due su tutte: la fiducia cieca nella magistratura, il sostegno senza condizioni alla libertà di stampa.

L’enormità poi degli altri problemi interni al Movimento, e il verticismo assistito dentro cui si è confinato finora, hanno condotto all’incapacità di prendere il potere una volta conquistata una maggioranza. L’elezione di Foa a presidente della RAI ha rappresentato l’apice di questa limitazione. Allo stesso modo con cui molti sedicenti portavoce hanno imbrogliato sui loro reali propositi prima delle elezioni, così la rosa dei prescelti ai più svariati incarichi si lodava e s’imbrodava di un’etica pentastellata prima della nomina.

Marcello Foa ha trasformato la RAI in una macchina di consenso per la Lega. E il peggio è stato che Di Maio fino a pochi mesi fa ancora difendeva e confondeva la libertà d’espressione con la libertà di stampa. Tutto il sistema feudale era rappresentato nella TV pubblica, in quella privata, nella carta stampata, (Salvini aveva trovato persino il modo di occupare militarmente i social), e il Movimento ancora si sacrificava a condividere tra poca gente onesta e di buona volontà le contraddizioni degli avversari e del potere.

E’ una battaglia impari. Quando nella scorsa legislatura bisognava combattere le menzogne del potere mediatico e gli sgambetti di quello istituzionale. Quando dovevamo sopportare i soprusi della Boldrini Presidente che cambiava il calendario dei lavori, faceva canguro e ghigliottina, toglieva la parola, allontanava dall’aula e ne impediva il ritorno. Forse allora il popolo fu con noi perché eravamo in piazza tra la gente a mostrare le ferite della battaglia.

Ma adesso che stiamo dentro i palazzi a farci accusare di essere incapaci da una stampa più nemica che mai, a cui abbiamo dato persino il consenso a torturarci. Adesso il popolo ci ha lasciato. Abbiamo perso troppo facilmente di vista il giorno successivo alle elezioni di marzo 2018, quando tutti ci obbligavano a governare pur avendo disseminato il campo delle regole con trucchi e trabocchetti. Abbiamo creduto che l’Italia si governasse solo con le riforme e con le leggi, e invece era la volta di aggiungere un nuovo clan alla miriade di bande che dilaniano il paese. Era la volta di prendere il potere.

Giuseppe Di Maio

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