Incompetente sarà lei!

Roma – Non ne posso più di vedere il mio paese maltrattato. Non ne posso più di vedere le migliori intenzioni confutate dalle fake news e dalle battute da osteria. Comprensione e memoria non sono il piatto forte del popolo, ma purtroppo è il popolo il soggetto chiamato a votare. E allora anche a un poveraccio analfabeta scappa di prendersela con gli incompetenti. E allora anche a due senza mestieri che sparlano della sacralità della famiglia, a parte la loro, che votano la legge Fornero e accusano gli altri di volerla, che votano il MES e ad altri tocca disfarlo sotto il fuoco incrociato delle loro diffamazioni, persino a loro è consentito di giocare con la vita degli italiani.

Il solco tra destra e sinistra in Italia è tracciato dall’orgoglio di classe. Cioè dall’adesione ad una visione del mondo, spesso da un ruolo sociale (un lavoro nei comparti pubblico o privato), dall’abitare quartieri del centro o della periferia, dal livello d’istruzione, dalla diversa remissività al fisco. Le sinistre del cosmopolitismo praticano un feroce razzismo culturale a distinzione della classe; alle destre piace raschiare il fondo della miseria e della credulità, e sfogarsi geograficamente con la discriminazione. Queste sono le parti nel gioco elettorale, e l’obiettivo di ogni politico è quella di accaparrarsi il dominio di una fazione.

Ognuna di esse ha le sue classi dirigenti, i suoi avvocati. Ognuna rivendica svariate competenze. E’ perciò inutile pensare che solo la destra sia capace di produrre cialtroni sorridenti che prendono in giro anziani e casalinghe; oppure prìncipi dei fessi dalla voce smargiassa e col rosario in mano. Pure quegli altri, così attenti a difendere il confine delle loro proprietà dall’assalto degli ignoranti, si sono affidati più volte a rampanti fanfaroni e a paciosi farfuglianti dai guanciali penduli. Dimostrando che la sostanziale equivalenza delle fazioni sta prima di tutto nell’uniformare le qualità dei capi, esperti nel derubare il vicino di casa, ma che si fanno prendere per fessi da chiunque altro. Perciò, se una cosa è chiara a qualsiasi incompetente, se il popolo pretende di prendere il loro posto negli scranni, allora lo si accusa di semplicismo, populismo, fascismo… Grillismo.

Come oltreoceano si affrontano democratici e repubblicani, anche qui, nell’America mediterranea, ci sono solo due partiti, due false vie d’uscita dalla contraddizione. Ognuno di loro controlla una fetta d’informazione, e nessuna fetta fa all’altra domande scomode a beneficio della democrazia. I due partiti mandano all’estero il loro peggio, la cui memoria del loro passaggio sta nelle pagliacciate dei cucù, o nel non riuscire a stare fermi in una foto di gruppo. Incredibili portenti che ci hanno precipitato in quest’avventura assicurandoci che “lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”, che “per crescere cederemo quote crescenti di sovranità”, che “la Grecia, è stato il più grande successo dell’euro” etc…

A Bruxelles ci hanno infinocchiato per decenni. E noi vi abbiamo mandato fenomeni! Gente che speculava sui viaggi aerei, e che ci vendeva per quattro soldi agli stranieri. Fantocci che pensavano a quanto sarebbe maturato il loro vitalizio al confronto dei colleghi romani. Chissà oggi la meraviglia dei francofortesi, nel sapere che in Italia pure il popolo ha capito come funziona il MES, meno che Romano Prodi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Enrico Letta… Renzi? Berlusconi e i suoi governi non ne hanno mai sentito parlare.

Adesso ci tocca marcare a vista Gualtieri e Gentiloni (i competenti quegli altri), entusiasti per non portare a casa una disfatta. Adesso dovremo rimediare ai disastri di decenni, dal divorzio del Ministero del Tesoro con la Banca d’Italia, alla creazione di un sistema che ci costringe a pagare interessi stellari alle banche tedesche. Certo, il momento è eccezionale, ma è la prima volta che si minaccia di far saltare il banco, è la prima volta che i giochi non sono fatti. E tutto questo sulle spalle di gente che studia pure di notte, che è accusata di incapacità, sulle spalle di uno che fino a un paio di anni fa non faceva manco politica, e che adesso i governi del nord temono.

Giuseppe Di Maio

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