Politica

Fino a quando…

Vicenza – Con un certo ritardo sull’accaduto abbiamo scoperto che il Capitone è sgusciato ancora una volta. Salvini è un politico di cui ci si può fidare: fa sempre il contrario di ciò che dice, e dunque non bisogna tenerlo in nessuna considerazione. La votazione dell’altra sera al Parlamento Europeo ha dimostrato che con la Lega non si fanno patti, e non si fanno previsioni. Tanto varrebbe non parlarne affatto. Se non fosse per quella inezia: quella terna di giornali milanesi asserviti; la quasi totalità della stampa nazionale che sta dalla sua parte (siccome la Lega la garantisce), che gli fa da cassa di risonanza, e che altrimenti non avrebbe di cosa parlare. Infine le reti Tv private e pubbliche totalmente antigovernative, che per non vomitare ci costringono a seguire il Tg3. Chi l’avrebbe mai detto!

Emanazione lombarda del Capitone è Fontana, l’anguilla del Pirellone. Anche lui, senza alcun rispetto per l’istituzione, pretende di contare più di quella manica di terroni romani. Lui è il capo della Lombardia, la prima regione italiana, la prima contribuente al fisco, la più popolosa, la più ricca. E se Conte, designato da quegli sfrattati dei 5 stelle denuncia che c’è stata una falla nella sanità di Lodi, allora è un cialtrone. Roba che per farla collaborare, l’Anguilla, c’è voluta la mediazione di più di un personaggio.

E mentre il capo della ricca Lombardia teneva ben alti gli interessi della sua Confindustria, è scoppiato il caso Alzano. Sicché, quando le bare sono divenute ingombranti, l’Anguilla ha sparato che è colpa del governo ché non ha fatto la zona rossa. Ma come voi sapete, il governo e il capo degli sfrattati gli hanno detto che avrebbe potuto procedere in perfetta autonomia. E dopo una tiritera di quasi una settimana s’è convinta: se ho sbagliato io, allora ha sbagliato anche il governo. Potevamo farla entrambi! Ah, ma no, non è finita qui.

Il 40% dei morti del coronavirus sono di decessi nelle Rsa. La magistratura a questo punto apre l’inchiesta. I vertici del Pirellone mandavano i guariti del Covid 19 nelle case di riposo e le hanno impestate. E, quando l’acqua si stava seccando intorno, l’Anguilla ha dato la colpa ai tecnici. Ai suoi tecnici, a quelli reperiti con la selezione leghista, fenomeni di indubbia caratura professionale come si vede indiscutibilmente dai risultati.

Ebbene sì: l’infantilismo che trasuda da queste poche note è una giusta impressione. Ma il vero campione di questa follia è l’informazione lombarda e nazionale che protegge questi irresponsabili dal giudizio dell’elettorato. Solo una settimana fa a “Porta a Porta” Salvini puntava il dito sul governo incapace di portare a casa il risultato degli eurobond. Solo una settimana fa indicava il Mes senza condizioni un’utopia, e l’assoluta necessità di condividere il debito. Dopo pochi giorni, nella votazione d’indirizzo nel Parlamento Europeo essi votano no.

E allora parte subito l’informazione serva a confondere le acque. I coronabond sono eurotasse a cui ci dovremmo sottoporre, mentre se la Bce comprasse i nostri Btp e Cct le tasse le pagheremmo a noi stessi. Forse nelle poche notti dalla prima alla seconda posizione Giorgetti l’ha sognata questa nuova strategia. E ha sognato di convincere Lagarde, che con opportune dichiarazioni ci facesse scendere lo spread, fino a raggiungere i livelli d’interesse del debito condiviso. Ma questa specie di strategia è solo una scusa.

Il voto del 16, sebbene prodotto da un’istituzione che non conta niente, è comunque un indiscutibile segnale. Col voto della Lega e della Mummia, Conte avrebbe avuto la strada in discesa. Avrebbe rischiato di portare a casa un risultato storico e la sua popolarità avrebbe offuscato quella di chiunque altro. Tant’è che alla notizia del cambio di marcia di Salvini l’esoftalmìa (protrusione dei bulbi oculari) della Meloni ha straripato: se la Lega vota de qua, noi votiamo de là, pronti a raccogliere l’eventuale emorragia dei suoi consensi. E allora mò ci avete rotto, anguille capitoni scimmie esoftalmiche e quei cani di commentatori pronti a vendere il paese. “Fino a quando continuerete ad abusare della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora vi farete beffe di noi?”

Giuseppe Di Maio

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button