Da sinistra: Altiero Spinelli, Silvio Trentin e Gianfranco Miglio
Da sinistra: Altiero Spinelli, Silvio Trentin e Gianfranco Miglio

Federalismo sconosciuto

Vicenza – In questo periodo di forzata “reclusione” domiciliare, proviamo a fare una misurazione del battito cardiaco della democrazia di questo paese, premesso che: 

  • In uno Stato autoritario i diritti derivano dallo Stato e sono concessi al popolo. 
  • In uno Stato libero i diritti derivano dal popolo e sono concessi allo Stato. 

Nel primo i popoli sono soggetti ai quali viene soltanto permesso di possedere una proprietà privata, ottenere un’educazione, lavorare, pregare e parlare poiché è il loro governo a consentirglielo. Nello Stato libero i popoli sono costituiti da cittadini che si mettono d’accordo per essere governati secondo un patto consensuale che deve essere periodicamente rinnovato ed è costituzionalmente revocabile. 

È questo urto fra l’autoritarismo e la democrazia liberale che crediamo costituisca il maggiore conflitto ideologico del nostro tempo. La questione federalista che risolve alla radice la questione non è più all’ordine del giorno, e molto si fatto e detto per inquinare il lessico; proveremo allora a ragionare sul fatto che esistono anche vari tipi di foedus; ovvero: accordo, patto, alleanza. 

Popolo 

In generale, è il complesso degli individui di uno stesso Paese che, avendo origine, lingua, tradizioni religiose e culturali, istituti, leggi e ordinamenti comuni, sono costituiti in collettività etnica e nazionale, o formano comunque una nazione, indipendentemente dal fatto che ci sia l’unità e l’indipendenza. 

Una Nazione, per dirla con Johann Gottfried Herder (1744 – 1803), poggia su tre pilastri: i suoi confini, la lingua materna, l’idea di comunità che esprime. In Italia, viene da applicare questo detto di De Gaulle: «Non c’è che una fatalità, quella di popoli che non hanno abbastanza forza per tenersi in piedi e si coricano per morire. Il destino di una nazione si guadagna ogni giorno contro le cause interne ed esterne di distruzione.»

Infatti, l’Italia con le sue marcate differenze tra nord e sud difficilmente esprime un’idea di comunità e le cause di dissoluzione interna sono alimentate dall’infinita conflittualità dei partiti. Tale fenomeno, nel secolo scorso fu all’origine del sorgere del nazi-fascismo. Quelle esterne che ne paventano la distruzione sono sotto gli occhi di tutti: a livello internazionale l’Italia non conta nulla. Come nei secoli bui, è terra “di conquista” economico-ideologica.

La Confederazione di Stati 

Unione politica e istituzionale fra più Stati: è la relazione che intercorre fra un gruppo di Stati, i quali, avendo convergenti interessi nel campo dell’attività internazionale, perseguono gli scopi comuni mediante un’attività unitaria svolta da organi confederali. 

Mentre lo Stato federale è un’unione di diritto interno fra enti sprovvisti di personalità internazionale (gli Stati federati), la Confederazione è un’unione di diritto internazionale fra Stati indipendenti e sovrani, costituita e disciplinata in base alle norme contenute nel Patto di Confederazione. La Confederazione di Stati viene a costituire un soggetto di diritto internazionale soltanto se l’attività degli organi confederali concerne i rapporti internazionali ed è riferibile alla Confederazione come ente distinto dagli Stati membri. L’UE non è dunque una federazione; tanto meno una confederazione.

Pierre-Joseph Proudhon è considerato il padre del federalismo moderno. La sua opera più attinente all’argomento che trattiamo, “Del principio federativo“, è scaricabile gratuitamente qui. Per Proudhon c’è una parola che può portare a chiarire il significato ultimo agli effetti dell’«Ordine sociale». Il diritto di Synallagma. Esso costituisce il punto di equilibrio raggiunto dalle parti in sede di formazione di un “contratto” che abbia come obbiettivo la congiunta volontà dei contraenti di scambiarsi diritti e obbligazioni attraverso lo scambio di una prestazione con una controprestazione. Questa definizione è valida sia per i contratti di scambio del sistema economico, sia per i “contratti” di scambio nell’ordine politico. Infine, una cosa che purtroppo tutti i politicanti non hanno mai spiegato (non ne hanno l’interesse), è che il federalismo di basa due principi fondamentali. 

  1. La sovranità che tramite il voto i cittadini conferiscono ai rappresentanti è inferiore alla sovranità che riservano per se stessi sui fatti. 
  2. Gli oneri che il “foedus” implica devono essere inferiori (o quanto meno uguali) ai benefici che se ne ricavano. 

Dunque, attraverso la sovranità del “singolo” che “delega” alcune funzioni al Comune, che a sua volta ne “delega” alcune (poche) al Cantone [Provincia nel caso Italia], che a sua volta ne “delega” altre (pochissime) alla federazione, la quale federazione può eventualmente accettare di allearsi (Foedus) in Confederazione con altri soggetti per il raggiungimento di determinati obbiettivi, che non sono però a detrimento della Sovranità Popolare intesa come su indicato. Insomma, dal basso verso l’alto, e non viceversa. Il viceversa c’è già, e non  sembra che sia molto soddisfacente.

Non a caso Thomas Jefferson (1743 – 1826 è stato un politico, scienziato e architetto statunitense, ed anche il terzo presidente degli Usa) in una lettera a Joseph C. Cabell, il 2 febbraio 1816, scriveva tra l’altro:

«No, mio caro amico, il mezzo per avere un governo buono e fidato non sta nell’affidare ad un unico organo tutto il potere, ma nel dividerlo fra molti, distribuendo a ciascuno esattamente le funzioni che è in grado di assolvere. Che al governo nazionale siano affidate la difesa della nazione e le relazioni estere e federali; ai governi degli stati le leggi, i diritti politici e civili, la polizia e l’amministrazione di quanto concerne lo Stato nel suo complesso; alle Contee le materie di interesse locale e a ciascuna comunità minore gli affari che la interessano direttamente. È dividendo e suddividendo la grande repubblica nazionale in queste repubbliche minori fino alla ripartizione più minuta, finché si giunga all’amministrazione da parte di ciascun individuo della propria fattoria; è attribuendo ad ognuno la direzione di ciò che può tenere d’occhio personalmente, che tutto verrà fatto per il meglio. Che cosa è stato a distruggere la libertà e i diritti dell’uomo in ogni forma di governo esistita sotto il sole? L’estendere e il concentrare tutti i poteri e tutte le funzioni in un solo corpo.»

Falsi federalismi 

A parte la Svizzera, che si chiama confederazione, ma in realtà è una federazione; in Germania, in Usa e nella allora Urss (che pure aveva in Costituzione in diritto di secessione, mai peraltro esercitato) ci troviamo di fronte a falsi federalismi. Si veda anche: “Federalismi Falsi e Degenerati” di Gianfranco Miglio – Sperling & Kupfer Editori, Milano, © 1997.

Gli Usa, per esempio, a livello federale (Washington D.C.) non c’è nessuna delle caratteristiche sopraccitate. E secondo alcuni critici il potere federale di Washington D.C. tende a erodere progressivamente la sovranità dei singoli 50 Stati.

A livello di Stati, invece, abbiamo strumenti di democrazia diretta, e la California può considerarsi la patria della democrazia diretta. Quale sia il Parlamento più grande del pianeta è una scoperta meno divulgata: sta in California e non ha una sede, se non delle cabine di voto che ogni due anni vengono allestite in decine di migliaia di spazi qualsiasi. 

Non è proprio un Parlamento nel senso etimologico del termine, perché non vi si parla, però vi si compie il gesto decisivo della volontà popolare in una democrazia: si vota. E non esistono referendum consultivi. Ogni due anni il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre di cittadini della California possono diventare deputati o senatori. Fungono da eletti e non da elettori, sottraggono alle assemblee i poteri tradizionali. In una parola votano nei referendum, con poteri e latitudine pressoché senza limiti. Passano leggi, emendano la Costituzione, esprimono senza intermediari la volontà politica della collettività, mettono in atto quella alternativa, sempre presente nella storia delle libere istituzioni ma quasi sempre solo come ipotesi, che è la “democrazia diretta”, al posto di quella rappresentativa. 

Gli Stati Uniti non sono il solo Paese a conoscerla. I referendum sono fra gli strumenti della democrazia in molti Paesi del mondo, ma in genere con molte limitazioni. In Italia, lo sappiamo, possono essere solo abrogativi, possono disfare leggi ma non farne e soprattutto possono venire aggirati, inoltre molti argomenti sono tabù per le pratiche referendarie, a cominciare da quello per cui i parlamentari nacquero, prima ancora della democrazia moderna, e cioè il controllo delle finanze, delle spese, delle tasse. 

Solo la Svizzera si avvicina, in Europa, al modello californiano. Che del resto non è unico neppure in America: altri 17 Stati dell’Unione possono cambiare la Costituzione approvando emendamenti per via referendaria e altri 21 (più il Distretto di Colombia) concedono ai loro cittadini il diritto di iniziativa per fare leggi e non soltanto per cancellarle. Ma 15 Stati danno agli elettori ambedue questi poteri: quello legislativo e quello costituente e fra questi la California non è soltanto di gran lunga il più popoloso ma anche il più attivo, i suoi abitanti i più entusiasticamente portati a servirsi di questa loro facoltà. 

Per portare una proposta di legge davanti a questo “Parlamento” basta che i promotori raccolgano le firme del 5 per cento degli aventi diritto al voto. Attenzione: tutti hanno diritto al voto, ma per esercitarlo occorre iscriversi all’apposito ufficio; quindi la percentuale va calcolata su questi. Per un emendamento alla Costituzione la cifra sale appena un poco: l’8 per cento. Non c’è da stupirsi che attraverso queste maglie larghe passino proposte numerose: in un anno si è toccato il record con 29 “iniziative legislative” stampate l’una dopo l’altra su una sola scheda lunga come un lenzuolo: né i legislatori di professione hanno il potere di depennare proposte o impedire alla gente di pronunciarsi in merito. 

Non ci sono, ripetiamo, tabù. I californiani possono andare a votare per diminuirsi le tasse: lo fecero con un’iniziativa allora rivoluzionaria, nel 1978, quando tagliarono a metà le imposte sulla proprietà fondiaria, avviando con due anni d’anticipo la “rivoluzione” reaganiana, che doveva drasticamente diminuire il carico fiscale su tutti gli americani e lanciare così il boom economico liberista. In California, è anche stato rimosso il giudice che aveva dato una pena lieve allo stupratore di Stanford. Un referendum popolare ha deciso che Aaron Persky non poteva rimanere al suo posto dopo che aveva dato solo sei mesi di carcere al violentatore di una studentessa, colto in fragrante. 

Federalisti Italiani 

Altiero Spinelli (1907 – 1986) è stato un politico e scrittore italiano, sovente citato come padre fondatore dell’Unione europea per la sua influenza sull’integrazione europea post-bellica. Coautore del “Manifesto di Ventotene”. Fondatore nel 1943 del Movimento Federalista Europeo, poi cofondatore dell’Unione dei Federalisti Europei, membro della Commissione europea dal 1970 al 1976, poi del Parlamento italiano (1976) e quindi del primo Parlamento europeo nel 1979. Fu promotore di un progetto di trattato istitutivo di un’Unione Europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984. Malgrado ciò l’UE non ha nulla di federale, tanto meno di Confederale! 

Silvio Trentin (1885 – 1944) è stato un partigiano e giurista italiano, docente universitario di diritto amministrativo. Maturò una originale teoria federalista dello Stato. Ne “La crisi del diritto e dello Stato” del 1935, Trentin espone la sua filosofia del diritto, che gli servirà per criticare il giuspositivismo e fornire le fondamenta filosofiche alla base delle sue concezioni di libertà, autonomia, democrazia, pluralismo. Egli sostiene che le dottrine convenzionaliste di derivazione hobbesiana, che considerano come esistente solo il diritto positivo, sottintendono un errore di fondo, che l’uomo libero al di fuori dello Stato sia antisociale. Per Trentin il concetto di Stato è direttamente riconducibile alla società, poiché esso costituisce il principio su cui si basa la convivenza civile. In “Stato-Nazione-Federalismo” del 1945, egli è alla ricerca del suo modello federalista. La critica storica gli fornisce i presupposti teorici per trovare una base su cui fondare la coscienza federalista e prefigurare il suo modello federale di Stato. 

Anche in Silvio Trentin è assente l’enunciazione di princìpio di Pierre-Joseph Proudhon, né si riscontrano elementi del pensiero di Thomas Jefferson. 

Gianfranco Miglio sosteneva: il vecchio federalismo era uno strumento tollerato per generare presto o tardi uno Stato unitario, mentre il neo-federalismo è destinato a dare vita a un modello istituzionale creato per riconoscere, garantire e gestire le diversità. Egli scriveva: «Il federalismo dei nostri giorni è tutto il rovescio di quello tradizionale. […] È corretto parlare di ‘nuovo federalismo’ proprio perché è rovesciato rispetto a quello che ha dominato fino ai giorni nostri. […] L’approccio è: il federalismo finora sperimentato deriva da un foedus che produce e pluribus unum, l’unità nella pluralità. Noi oggi cerchiamo invece il foedus che consenta il passaggio dall’unità alla pluralità, ex uno plures.» Il vero ordinamento federale per Miglio è contrassegnato da una pluralità di fonti di potere; almeno da due: quella delle entità federate e quella della federazione. Pluralità di sovranità finisce per significare nessuna sovranità. 

Da queste brevi annotazioni si dovrebbe comprendere il perché la partitocrazia è restia a parlare di federalismo, e quando ne è costretta inquina il lessico. Infatti, i partiti anziché essere egemoni, sarebbero ricondotti alla loro funzione più naturale di semplici delegati.

Enzo Trentin

Un commento

  1. Adriano Zambon

    Condivido in toto, mi sono autodeterminato e credo nella democrazia diretta.

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