L’Europa si dia una mossa

Vicenza EU can do it, la petizione promossa in questi giorni dall’associazione Luca Coscioni per gestire le misure sanitarie economiche e sociali del virus, presentata al Parlamento europeo al quale si chiede di implementare i meccanismi volti a superare l’attuale sistema intergovernativo di gestione della Ue. 

Che l’Unione non goda buona salute non lo affermano e non solo da adesso i paesi mediterranei, in primis l’Italia, in cerca di aiuti dai paesi teutonicamente ligi agli equilibri contabili ma anche gli stessi paesi nordici in situazioni ragionieristicamente favorevoli preoccupati solo del tentativo da parte dei primi di superamento del sistema intergovernativo di gestione in comune dell’Unione. 

È questo il nodo politico della condizione europea, quel meccanismo di gestione intergovernativo, al quale per vero nessuno e ripeto nessuno dei paesi partecipanti, tanto di chi invoca aiuti quanto di chi non intende in alcun modo allentare i nodi della borsa comune, ha la minima intenzione di mettere in discussione. 

Perché quando si tratta di cessione di sovranità i sovranisti più o meno scalmanati alzano la guardia ringhiosi, si vedano da noi i Salvini o le Meloni, non solo in difesa della sovranità nazionale ma addirittura per aver di ritorno quel poco che nel tempo è stato malamente ceduto e peggio messo insieme per formare le istituzioni europee. 

Finché non ci sarà almeno un coordinamento fiscale, che tuttavia non potrà a lungo sostituire un essenziale sistema di tassazione unica europea, gestito da un bilancio governato da un’autorità politica indipendente dalle satrapìe statali, potremmo alpiù riconoscere un’alleanza fra stati ma non certo un’organizzazione politica sovrana.

A questo punto non ci resta che spingere l’integrazione europea iniettando superdosi di politica, di socialità, di economia e non da ultimo di competenze, rinunciando necessariamente alle corrispondenti sovranità, solo rami secchi per i singoli stati ma potenzialmente una fortuna per il Continente che si deve confrontare con i colossi mondiali. 

Non c’è alternativa tra la paralisi, voluta proprio dagli stati che per tenere sotto controllo l’Europa ne tolgono perfino il respiro, e la cosiddetta integrazione espressione non solo ambigua ma addirittura falsa se pronunciata al solo scopo di mantenere la situazione quale quella di oggi, non appena superato l’attuale momento di difficoltà. 

L’appello al Parlamento europeo sia dunque il primo passo per una Europa a servizio dei cittadini europei e non della politica egoisticamente miope dei governi nazionali. È per questo che ci vogliono menti lungimiranti che sappiano provvedere all’immediato, e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno proprio noi, ma con la mente rivolta al futuro diverso e sperabilmente migliore.

Giovanni Bertacche info@bertacche.com  

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