Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana (Foto: Theriddle - CC BY-SA 4.0)
Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana (Foto: Theriddle - CC BY-SA 4.0)

Eracleonte e Odorico

Vicenza – La sagacia leghista, e la sua cultura, dimostrano ogni giorno di non avere limiti e pudore. Eracleonte da Gela diventerà, almeno in Veneto, il più noto poeta della Magna Grecia. Qui sono in pochi ad ignorare i suoi versi dal ritmo tirtaico, recitati dal governatore su tutte le reti locali. Ma per quanto sia esilarante la figura di Zaia che incespica sulle Antesterie nel tentativo di fare una menzione colta, per noi resta sempre il presidente della giunta regionale preferito.

La crisi, anzi l’incubo che stiamo attraversando, ci mostra giorno per giorno una quantità innumerevole di nodi venuti al pettine della realtà. Primo fra tutti che il governo dell’epidemia, della salute in generale, deve avere una regia globale alla quale ogni distretto locale si deve assoggettare. La regìa deve avere un coordinamento nazionale, e le regioni, a cui dovrebbero essere assegnati compiti di mera esecutività, non dovrebbero rompere i coglioni.

La battaglia politica infuria. Salvini ha inforcato gli occhialini come Berlusconi teneva il foglio bianco in mano durante le interviste. Tutta scena. Pure Zaia si cimenta con le poesie false del III sec. AC. Intanto Salvini, schiavo degli obblighi elettorali con la Confindustria lombarda, schiavo delle sue partite Iva e dei parenti dei morti nelle Rsa, cambia ogni giorno gli ordini a Fontana e Gallera, e ogni giorno il duo comico lombardo produce un’ordinanza che entra in conflitto con il Dcpm della Gazzetta Ufficiale.

Sarebbe meglio che le regioni s’interessassero della sagra della soppressa e della castagna, e si smettesse di chiamare i loro presidenti governatori, come se fossero capi di uno stato autonomo. Ma al duo comico nazionale sta bene che quello lombardo abbia di queste ambizioni. Sta bene che Fontana celebri la sua sanità dopo che ha subito il primato dei decessi sul pianeta. S’approfittano della responsabilità che il nostro premier e buona parte del governo stanno dimostrando, sfruttano il rimbalzo sulla stampa serva, sparlano in Tv dalle reti che hanno soggiogato.

Pretendono che in un momento simile il premier non debba parlare al paese, che dal chiuso delle sue abitazioni la gente non abbia diritto ad avere una spiegazione univoca su quanto accade. Pretendono il contraddittorio, magari con uno stuolo di leccachiappe assoldati, che creino confusione, e accusino il governo di incapacità. E pretendono, che le loro menzogne non siano mai smascherate, meno che mai dall’unico pulpito ormai restato al presidente del Consiglio e al partito di maggioranza relativa. E poi, nel caos di ordinanze reali e di smentite, ora che mi son deciso a fare di corsa il giro dell’isolato, scopro che avrei potuto farlo anche nei giorni passati, perché non sorpassavo il limite dei 200 metri.

Il Veneto ha retto l’urto della pandemia. Insomma il paragone col disastro lombardo è persino inutile. Zaia si è affidato a esperti dell’università di Padova che pare l’abbiano guidato con saggezza. Se poi annuncia che è stato dato il via alla sperimentazione di un nuovo farmaco, che però era già usato da Pietro d’Abano o da Odorico da Pordenone (personaggio reale) che lo portò in patria dal suo viaggio in oriente, a noi non frega niente. Noi esortiamo il nostro governatore a non seguire i colleghi della Lombardia nella loro sciagurata politica, e a tenere i propri concittadini al sicuro tutto il tempo che ci vorrà, per non doverci chiudere nel prossimo futuro un’altra volta in casa.

Giuseppe Di Maio

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