“Blocco da coronavirus”, il commento di Confindustria

Vicenza – “In tempi non sospetti abbiamo spiegato che le imprese manifatturiere, quelle che tengono in piedi il Paese, la sanità, la scuola e tutto il resto, non si spengono con un click come pensa qualcuno a Roma. Sappiano pure che, purtroppo, vale anche l’inverso, ovvero che nemmeno si riaccendono con un click, soprattutto dopo un lungo e ancora indefinito stop di questa portata, con una crisi di liquidità che sarà devastante per moltissime PMI. Aziende che danno lavoro, mica speculatori finanziari o gente che gioca con i miliardi altrui”.

Ad affidare queste parole ad una lunga nota diffusa oggi è il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, commentando la proroga delle misure di contenimento dettate dal Dpcm del primo aprile 2020. Vescovi non nasconde la sua preoccupazione, diffusa per altro tra le imprese di una provincia, quella voicentina, che ha un export pro capite che è il più alto d’Italia e tra i più alti d’Europa.

“Spero che, anche chi va illusoriamente predicandola, – continua il presidente degli industriali berici – sappia che la tesi per cui, alla ripresa, ci sarà un rimbalzo strepitoso, la cosiddetta curva a V, non troverà riscontro nella realtà. La ripartenza sarà difficilissima per chi riuscirà a ripartire perché, siamo seri con le persone, c’è chi non ripartirà. Si sappia anche che ogni giorno che passa – con le aziende chiuse in questa maniera a prescindere dal fatto che abbiano o meno messo in campo tutti i dispositivi di sicurezza, a partire dalla distanza di un metro (in tantissime realtà la distanza è di decine di metri) – segna la fine di qualche centinaio di aziende che chiuderanno per sempre. Quindi, giusto per smettere di prendere in giro le persone, che nessuno perda il lavoro è un’utopia. In questo senso, se si vogliono limitare i danni, il decreto aprile deve essere serio, con le risorse allocate con criterio, non certo come il precedente che ha sganciato gli ennesimi 600 milioni ad un’azienda decotta da anni, per non parlare di quelli che vogliono premiare con un bel reddito o altre prebende coloro che da sempre non pagano le tasse con le quali, come collettività, teniamo invece in piedi gli ospedali. Bisogna essere razionali, basta sprechi e altre sciocchezze, tutte le risorse che servono vanno ricercate sul fondo di ogni barile: basta con le rendite di posizione, a partire da chi riceve dallo Stato oltre una decina di migliaia di euro al mese, tutti i mesi, a prescindere da come va il Paese”.

La richiesta principale, però, degli imprenditori è di riaprire il prima possibile, ovviamente con le più strette e stringenti misure di sicurezza e tutela della salute in campo: “Dobbiamo pensare a come gestire il ‘new normal’, che sarà diverso dal vecchio mondo che forse è il caso di dimenticarci per un po’. Quello che non può cambiare è il fatto per cui le imprese devono generare liquidità per se stesse, per le persone che vi lavorano, per il territorio in cui agiscono, per sostenere, nella giusta misura, lo Stato, la sanità, la scuola, la forza pubblica. Non può essere che le imprese assorbano la liquidità dello Stato se non per un brevissimo periodo, altrimenti il Paese crolla: è brutto da dire ma purtroppo non ci vuole un genio per capire che le cose stanno così. Quindi la risposta è una sola: affrontare l’emergenza con raziocinio e senza l’ansia dell’annuncite, ma bisogna puntare a riaprire le aziende, definendo con scrupolo estremo e controllando con rigore militare le misure e norme di sicurezza che la scienza e la medicina vanno a stabilire. Però vediamo di porre un termine alla chiusura delle aziende a prescindere”.

Segue un appello al Presidente della Regione Veneto e al Governo: “Alla Regione Veneto e al Presidente Zaia chiedo di prendere in considerazione la popolazione lavorativa tra i destinatari della procedura in campo che comprende gli esami di screening anche sierologici. E al Governo chiedo di prendere in serissima considerazione l’appello per affrontare l’uscita dall’emergenza pubblicato oggi sul Sole 24 ore da 150 accademici”.

Il presidente di Confindustria Vicenza lancia poi un monito alla burocrazia: “Le imprese sono pronte a fare qualsiasi cosa per tutelare i singoli e la collettività, l’avevano già fatto a partire dal protocollo anti-contagio del 14 marzo firmato tra tutte le parti sociali e che poi, di fatto, i sindacati e il Governo hanno colpevolmente disconosciuto. Siamo pronti all’inasprimento del protocollo, basta che quando le imprese hanno fatto il loro dovere, non ci si metta di mezzo la burocrazia ottocentesca che ha dato in questi giorni la peggior prova di sé. Abbiamo letto di come le aziende siano già pronte per produrre quelle mascherine di cui c’è maledettamente bisogno e di come tutto sia fermo a causa di procedure fuori dal tempo. Sull’INPS non c’è nemmeno da spendere una parola. Abbiamo già da affrontare due guerre, quella sanitaria e quella economica in parallelo, dobbiamo anche affrontare una guerra contro la burocrazia del nostro Paese?”.

Duro anche il commento sull’atteggiamento dell’Europa: “Basta parole, rinvii e perdite di tempo, se i Paesi che si stanno mettendo di traverso vogliono uscire anche loro dalla crisi che li colpirà, come colpirà tutti, dobbiamo uscirne insieme. Questo è. Ora, o arrivano gli strumenti finanziari veri o il mercato unico europeo rischia, e questo sarebbe un dramma per tutti, mica solo per noi. È incredibile come certuni non riescano a capirlo, una miopia che solo certa politica d’accatto può pensare di mettere in campo”.

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