Ursula von der Leyen - Foto di Arno Mikkor (CC BY 2.0)
Ursula von der Leyen - Foto di Arno Mikkor (CC BY 2.0)

A Ursula

Vicenza – Mark Rutte è incalzato dall’opposizione di ultradestra. Poveraccio! Non vogliamo proprio capire la tragedia che lo tormenta. La Merkel è dilaniata dai falchi del rigorismo, e dal vicino virtuoso che li fomenta. Ursula von der leyen, ebbene sì: tedesca, ma che parla italiano. Essa parla nella lingua che in Italia possono capire tutti i seguaci dell’euromanìa a buon mercato, e soprattutto di quella a sovvenzione. Ci ha detto che “…E’ vero, l’Ue ora deve presentare una scusa sentita all’Italia, e lo fa”. “E – avverte – le scuse valgono solo se si cambia comportamento.” “Abbiate coraggio di difendere l’Unione europea”.

Chissà a chi sono dirette queste parole. A quelli di qua o di là della linea Maginot? Sono dirette agli pseudovirtuosi che guadagnano dagli spread e dalle tasse dei capitali alloggiati ad Amsterdam, o al nostro PD, FI e altri rami secchi a cui si dice di tener duro, e di fomentare la fronda europeista? Chissà se sono segno di un pentimento sincero, o raccomandazioni della Pizia dietro cui si nasconde l’ennesima menzogna. Sta forse preparando l’opinione pubblica a colpi di dichiarazioni che precedono l’orientamento dell’eurogruppo del 23 aprile?

Ma allora von der Leyen, ci dica: quando questo cuore pulsante europeo deciderà, di avere una politica estera comune? Quando vorrà uniformare i sistemi fiscali, e quando vorrà mettere in comune il debito? Noi stiamo ancora domandandoci come si è potuta concepire una moneta comune senza la condivisione dei debiti pubblici. Eppure sono passati più di 60 anni dai Patti di Roma, e il processo d’integrazione è più che mai stagnante. Sono passati 20 anni dall’adozione dell’euro, e il divario tra i paesi membri invece di diminuire è aumentato.

Quando crede che gli obiettivi citati potranno avere seguito? Tra cent’anni? Duecento? Ma fra cent’anni non ci sarà più l’Europa, di certo spazzata via da colossi economici e politici che fino a poche decine di anni fa erano ancora terzo mondo. Quand’è che vi verrete a pescare i migranti in mezzo al mare per accoglierli a casa vostra? Quando finirete di bloccarli alla frontiera? Quando si finirà di proteggere certe schifezze di merci nazionali con dazi, e con accise, per non acquistare quelle del vicino? Quando si smetterà con le quote alle produzioni e poi consentire a ognuno di importare da fuori alla chetichella? Giacché la domanda che ci si fa è: “Questo cuore europeo, per chi batte?”

Se uno digita sul sito della Commissione europea: vantaggi dell’euro, gli vengono elencate alcune ragioni. Partiamo dall’ultima: “Un segno tangibile dell’identità europea”. Ma certo, è proprio ciò che stiamo cercando di fare. “Una maggiore presenza dell’UE nell’economia mondiale”. Ma perdinci! E’ proprio questo il nostro scopo, quello di non scomparire dalla scena globale. “Maggiori possibilità di scelta e stabilità dei prezzi per consumatori e cittadini”, è fantastico, glielo dice uno che vende a nord alcune glorie nazionali. E quindi “maggiore sicurezza e maggiori opportunità” etc etc.

Ma i punti centrali sono: “Maggiore stabilità economica e mercati finanziari più integrati”. Ecco: questa è la ragione. L’euro è la garanzia per i soldi dei padroni. Soldi che non si svalutano da 20 anni e che hanno ridotto il lavoro e il suo mercato in condizioni pre-civili. Se le ricchezze private sono aumentate a dismisura soprattutto in Italia, non importa se poi il debito è ormai fuori controllo. Non importa se non saranno accettati gli eurobond e se i nordici continueranno a succhiare risorse dal Mediterraneo, basta che il lavoro degli schiavi ingrossi i portafogli dei despoti nostrani. Basta che PD, FI, e rami secchi al seguito, possano garantire ai loro protettori che qui in Italia, ancora una volta,  non è cambiato niente.

Giuseppe Di Maio

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