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Virus e lavoro. Chiudere attività non essenziali

Venezia – “Solidarietà e vicinanza ai lavoratori degli stabilimenti dove in queste ore sono in atto scioperi per protestare contro il mancato rispetto delle misure di prevenzione del contagio da coronavirus. Chiediamo al governo un’azione di coraggio: chiudere ora tutte le attività non essenziali fino alla fine dell’emergenza”. E’ quanto scrivono oggi in una nota Piero Ruzzante, consigliere regionale di Veneto 2020 e Liberi e Uguali, e, Michele Seno e Gabriele Scaramuzza, rispettivamente segretari provinciale di Treviso e regionale del Veneto di Articolo Uno.

I tre esponenti politici ricordano come su questo tema non si possa lasciare  libera scelta alla singola azienda, se si vuole evitare il rischio di creare confusione e insicurezza. Il contagio, avvertono, non si ferma al cancello delle fabbriche, ed è giusta la protesta dei lavoratori. “Gli operai – aggiungono – denunciano la mancanza di tutele, dovuta alla scorretta applicazione del protocollo nazionale siglato con il governo Conte e chiedono la chiusura dei siti produttivi dove non è stata effettuata una sanificazione adeguata”.

“Considerata la situazione – concludono Ruzzante Seno e Scaramuzza -, è sbagliato lasciare alle singole aziende la scelta di mantenere aperta l’attività produttiva: così si crea incertezza e insicurezza, si alimentano tensioni sociali e si lasciano soli i lavoratori più deboli e senza tutele. Chiudere ora tutte le attività non indispensabili fino alla fine dell’emergenza avrebbe anche l’effetto di aumentare immediatamente la disponibilità di dispositivi di protezione per quei lavoratori che invece devono restare in prima linea per tutta la durata dell’emergenza”.

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