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Senza partecipazione non c’è soddisfazione

Vicenza – Abbiamo un sistema globale centralizzato orientato al profitto e al potere che, anche grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale, non ha più bisogno di masse di lavoratori, consumatori, combattenti; sicché i popoli sempre più divengono superflui e ininfluenti, quindi passivi.

Si aggiunga che ogni sistema di potere, anche quello detto liberal-democratico, rappresentando interessi dell’élite che lo esprime, tende a rendersi definitivo, non delegittimabile, non resistibile nemmeno culturalmente, plasmando e imponendo un pensiero unico più o meno apertamente obbligatorio. Tende, cioè, a farsi autocratico, similmente a come qualsiasi grande attività imprenditoriale tende a farsi monopolio ponendosi sopra il libero mercato. 

I vari regimi tendono all’identico suddetto obiettivo; ciò implica che essi sono giudicabili e classificabili in termini etici. L’Italia sottoposta allo stress del Covid-19 si sta dimostrando – anche per i pochi benpensanti – uno Stato di cartapesta per altro a prezzo esorbitante, e da noi popolo bue pagato in proprio ad onta della “Costituzione più bella del mondo”. Roberto Benigni docet. Siamo governati, non solo in Italia, da personaggi in cerca d’autore, durante una scena che ricorda la calata dei barbari o gli ultimi giorni di Berlino nel 1945. 

Ciascun regime ufficialmente insegna e sostiene che i mezzi usati dai regimi precedenti o concorrenti furono abietti e come quei regimi sono stati ingiusti e immorali. Di essere sorto per porre fine a quegli abusi. E di usare metodi etici e legittimi.

Fabio Castellucci da contestatore della nostra pseudo democrazia scrive: «Se i figli si schierano con il nemico […] Che impressione deve aver fatto, ai pochissimi veri anti-nazisti tedeschi, negli anni dal 1932 al 1944, vedere i propri figli indossare, entusiasti, prima le divise della Hitler Jugend, e poi quelle Wehrmacht hitleriana? Non si trattava di estranei. Si trattava delle persone che amavano.

Cambio d’epoca. Che impressione fa, ai pochissimi veri anti-neoliberisti mondiali, negli anni 1982 – 2020, vedere i propri figli indossare, entusiasti, le divise “mentali” dell’Ue, Eurozona, Ecofin, Soros & “open Society”, Erasmus, Bce, Wto, Oms, Eurogendfor, Amazon, Coronavirus, vaccini obbligatori a decine fin dai primi mesi di vita, disoccupazione scambiata per opportunità all’estero, università come madrasse coraniche del pensiero unico, Apple, Microsoft, meticciato senza cultura pronto per lo sfruttamento, scienza come propaganda del potere unico, accoglienza come esaltazione della schiavitù, tratta degli schiavi travestita da diritto ad emigrare, cibo-aria-acqua imbottiti di luridume per renderci stupidi-obbedienti-deboli, scuola e televisione come fabbriche di idioti sottomessi, controllo totale continuo di tutto e tutti, etc. etc.? (la lista è infinitamente più lunga). Non si tratta di estranei. Si tratta delle persone che amiamo.

Posso combattere il Sistema? Forse. Se non mi ha già infettato.
Posso combattere i miei figli? No. Scacco matto. ho perso

Siffatte constatazioni servono ad accreditare come esenti da quella tendenza autocratica i regimi di volta in volta in sella, e le forze che in essi si collocano ed operano. Servono a far credere nella democrazia, quindi nella responsabilità del popolo per le scelte prese da altri sopra la sua testa. Servono a identificare-separare i buoni, dagli altri, i malvagi (quindi sono necessariamente divisive, perché ogni identità sociale consiste nel distinguere l’ingroup dall’outgroup). Svolgono insomma funzioni rassicuranti, identificanti, legittimanti, che sono indispensabili per tenere insieme un vasto corpo sociale di persone ordinarie che non sosterrebbero la consapevolezza della realtà.

Non bastasse, Marco Della Luna scrive: «Se a sospenderti il diritto di spostamento, di riunione e quello di votare, schierando l’esercito con i carri armati nelle strade per intimidire i cittadini, è una partitocrazia che prospera da sempre mangiando sui cittadini e servendo speculatori stranieri, allora è improbabile che questi politici ti restituiscano quei diritti, una volta passata la crisi, perché gli fa comodo per i loro affari tenerti sotto legge marziale. Renderanno permanenti queste imposizioni, come hanno reso permanenti le accise per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1936 e per la crisi di Suez del 1956, e forse lo chiameranno solidarietà nazionale. Se questa classe politica non vieta nemmeno le vendite allo scoperto in borsa alla vigilia di un crollo che poi in effetti c’è stato, allora è dimostrato che è in mala fede, che lavora per interessi speculativi, per far passare di mano le industrie strategiche. Se poi va a firmare il potenziamento del MES, e se la Banca Centrale Europea non garantisce subito l’acquisto di tutto il debito pubblico necessario per tenere prossimo allo zero lo spread, impedire la speculazione ed evitare il crollo economico, allora è comprovato che si tratta di una operazione di terrorismo finalizzata a ingabbiare il paese per depredarlo.»

Con queste premesse, è evidente quale sarà il percorso per il futuro: decrescita infelice, riduzione dei diritti individuali, aumento del controllo manipolatorio sulla gente, riduzione consistente della popolazione mediante gli strumenti biologici già disponibili e legalizzati o legalizzabili.

Per le medesime ragioni è irragionevole pensare che si possa uscire dalla “crisi” con una ripresa generalizzata delle economie, della produzione e dei consumi. L’attuale, interminabile crisi, e il malessere dei popoli sono ciò che meglio asseconda gli interessi di chi possiede il potere reale. Sono il modo attuale di governare e modificare le nazioni

La popolazione di molti paesi del mondo è sempre meno soddisfatta della propria democrazia. È quanto risulta da un recente studio dell’università di Cambridge. Di converso il politologo Claude Longchamp attesta che la democrazia svizzera, in tutte le sue sfaccettature, regge il confronto internazionale. Nella classifica sulla democrazia, la Svizzera ha ottenuto un ottimo punteggio. Non è la prima volta, e aggiunge: «Attualmente, circa i tre quarti della popolazione sono soddisfatti della democrazia svizzera. È il valore più elevato!» La Svizzera è un’eccezione, anche se non l’unica. Gradi di soddisfazione consistenti si registrano soprattutto nelle democrazie del Nord Europa. 

Si può aggiungere che la diversità delle possibilità di partecipazione è un punto di forza, finché tutti partecipano in qualche modo alla formazione regolamentata delle opinioni. Ma non possiamo ignorare il fatto che generalmente i giovani hanno preso le distanze dalla partecipazione politica istituzionale, e oscillano ripetutamente tra apatia e protesta.

Le “star” politiche vanno dunque sostituite dalle idee. 

  • Superare la partitocrazia

Diffidando dell’eccessiva individualizzazione della politica, che considerano “nelle mani di una piccola minoranza di persone”, è necessario superare le storture della partitocrazia. 

In sostituzione della forma-partito tradizionale, è auspicabile la nascita di «organizzazioni single issue» [per singola questione], in grado di riunire i suoi aderenti su obiettivi specifici e destinate a sciogliersi una volta raggiunto lo scopo prefisso. Gli iscritti, secondo Ostrogorski (Moisei Ostrogorski, “La democrazia ed i partiti politici”, Cap. XII, par. VIII – © 1902), saranno così affrancati dall’esigenza di assicurare una fedeltà irrazionale ed eterna al capo partito. Verrebbe meno l’oppressione di una struttura organizzativa votata alla conquista del potere, innanzitutto attraverso il ricorso alla corruzione ed al clientelismo. La tesi ostrogorskiana sostiene che il moderno partito politico è una macchina centralizzata al servizio del portabandiera, e della quale la guida non può fare a meno per raggiungere i suoi scopi. Matteo Salvini e la sua ex Lega Nord, e Antonio Guadagnini col suo Partito dei Veneti docet. 

  • Ripoliticizzare il dibattito lanciando candidati alle elezioni estratti a sorte. 

È la via innovativa percorsa in Svizzera nel cantone di Vaud e in altri Comuni. Una strategia orientata verso risposte collettive, invece di una focalizzata su personalità dominanti. Non più personalizzare la politica, per privilegiare e difendere meglio le cause piuttosto che i candidati. 

Se si guardasse con arguzia all’alito vitale della Carta Europea dell’Autonomia Locale (“proposta” dalla Ue. Si tratta quindi di giocare con le carte “truccate dell’avversario”, per disinibirlo) si scoprirebbe che a livello comunale si può avanzare una “moderna” e “rivoluzionaria” iniziativa puntando, per esempio, sull’utilizzo della struttura dell’ufficio elettorale comunale, al quale tutti per diritto sono iscritti. Da qui sottoporre a sorteggio l’equivalente degli “aristocratici” (i migliori). La riforma potrebbe consistere nell’iscrizione a un preciso compartosu base volontaria i candidati. In tal modo le persone che non hanno tempo o voglia da dedicare alla Res Publica o si sentono inadeguate al ruolo, verrebbero auto-escluse preventivamente. Mentre (e questo è determinante) le persone da includere nel sorteggio esprimerebbero così un preciso impegno. Infine per constatare la rispondenza all’incarico per loro sorteggiato, dovrebbero superare aprioristicamente un apposito esame imperniato sulla carica per la quale verrebbero sorteggiati. Quanto alla Commissione d’esame, essa potrebbe essere individuata estraendola a sorte tra gli aderenti a categorie come: magistrati, docenti di diritto amministrativo e altri affini.

Insomma si tratta di seguire il suggerimento di Buckminster Fuller, il quale sosteneva: «Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.» Non si trascuri, infine, che anche il mondo accademico sta cominciando ad argomentare per un ritorno all’antecedente per proiettarsi nel futuro con il sorteggio. Si veda in proposito la posizione del Prof. Michele Ainis. 

Enzo Trentin

2 Commenti

  1. Io credo in poche parole che per uscire dalla crisi bisogna innanzitutto ripartire detassando al 100 % chi investe nella ricostruzione del Paese. In particolare, come nel dopoguerra, nella ristrutturazione edilizia nel risparmio energetico, perché da cosa nasce cosa, sempre! Così, come nella produzione agricola e nella forestazione delle aree abbandonate, cosi come nella ricerca scientifica e nella produzione di tecnologie avanzate per riprendere i settori tecnologici ed il gap in cui siamo rimasti indietro. E smettere di credere nella mono cultura turistica del Paese.

  2. Giannantonio Zanolli

    Rivoluzione democratica.

    Oggi è possibile tentare qualcosa che non è mai avvenuto: una rivoluzione democratica e pacifica che pone il Popolo, tutto il Popolo, schierato contro l’occupazione interna dei partiti, tutti assoggettati a poteri forti esterni al Popolo, ai suoi bisogni, ai suoi diritti.
    Dunque una modalità di appropriazione del diritto primario politico da parte del Popolo, unico soggetto legittimo della sovranità nazionale, per formare un Parlamento di cittadini comuni che esprimano un Governo di emergenza nazionale a partire dalle prossime elezioni.

    In concreto il Popolo può fare quello che non ha mai fatto: mantenere il potere, il diritto e la sovranità in se stesso votandosi attraverso Elenchi di sorteggiati tra tutti gli aventi diritto, a cura di Comitati di Liberazione Popolare e Nazionale che svolgono ruolo neutro di segreteria organizzativa territoriale.
    Non un altro partito, ma il Popolo, tutto il Popolo , contro il sistema dei partiti: comuni cittadini sorteggiati che entrano nelle istituzioni in modo proporzionale alla sfiducia nel sistema partitocratico.
    Ognuno diventa candidato.
    Può essere una valanga.
    Il Popolo può cancellare in poche tornate elettorali tutto il sistema e consegnare i partiti al cestino della storia e qualcuno alle patrie galere.
    Può finalmente scoprirsi sovrano.
    L’inizio di una nuova fase Costituente dei cittadini che va a valutare tutte le proposte e le idee in favore della messa in sicurezza del popolo e di ogni persona, del recupero e della affermazione della sovranità totale, politica, giuridica, monetaria, militare, economica e territoriale, del rilancio del Paese, della sua riconfigurazione in funzione dei bisogni e dei diritti reali delle persone, delle comunità, dei territori.
    E per la nascita di un modello di democrazia la più diretta e partecipata possibile, alla luce anche delle nuove tecnologie che già oggi la rendono fattibile.

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