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Prova d’orchestra

Vicenza – E così siamo ridotti in ginocchio all’ingresso della caverna, impauriti e abbracciati a guardare i lampi che attraversano il cielo plumbeo, come orfani piagnucolosi terrorizzati dal futuro, e dall’ignoto. Quanto distanti ci sembrano ora le certezze con cui abbiamo riempito le nostre vite, le fedi incrollabili che ci hanno sedotto fino al letto del trapasso. Tutto sparito.

Le convinzioni con cui abbiamo nutrito il senso della vita erano quelle di un topo chiuso nella gabbia attraversata da corrente elettrica. La gabbia di Pavlov, allegoria di questo nostro mondo, che dimostra come il senso della vita stia nella sopraffazione dell’altro, del prossimo, responsabile (ogni topo lo pensa) del dolore fisico e spirituale che lo attraversa. E allora il mondo si fa pieno di nemici; e poi le guerre: per distruggere la causa dei nostri mali, una causa bipede che ci ruba la ricchezza, la tranquillità.

Tutta la vita come una campagna militare per portare a casa il bottino. Ecco il progetto, il senso. Perciò abbiamo affilato le armi, allenato la nostra natura: per combattere meglio l’odiato nemico nella gabbia d’acciaio che ci siamo costruiti e che ci protegge contro i fulmini ignoti. Fu per questo che Corace e Tisia edificarono la loro arte: non per capire la natura, ma per distruggere l’odiato nemico con la finzione delle parole; per questo la quasi totalità delle scienze umane sono armi di selezione nella lotta di classe, e solo uno scarsissimo resto a difesa dell’umanità.

Poi, Fellini regista, nella pletora degli affanni e nella crudeltà degli abusi sorge una palla da demolizione, una forza irresistibile che fa strage dei nostri Dei, e ci fa ripiombare inermi nel luogo in cui le parole indicano solo soluzioni condivise, solo vie d’uscita per tutti. D’un tratto lo spirito di collaborazione, la gratuità, l’altruismo, il bene comune si sono impossessati di noi. Ognuno sente ribollire uno spirito costituente e non vede l’ora di poter già essere “al dopo”, a quando si riprogetteranno la vita sociale, i rapporti politici ed economici che ora confutiamo pentiti.

Ah sì, ora! Ora che siamo compressi tra la sabbia e il mare, ora che non c’è via d’uscita se non quella che ci indicano l’umiltà, la sobrietà, la speranza. Ora che anche Formigli ha incastrato Salvini nelle sue dichiarazioni, ora che la Gruber non schernisce più i 5 stelle, ora che Vittorio Feltri è stato deferito all’ordine dei giornalisti; sì: ora che il pudore s’è impadronito di noi e rischia di scoperchiare la verità. Proprio ora che non si fanno più guerre, che non si mettono bombe, e che i padroni mettono a disposizione i denari; ora che non ci sono più omicidi, né femminicidi, ora che nessuno ruba.

Ma poi riusciremo ad arrivare dall’altra parte. Ci sentiremo di nuovo invulnerabili, costruiremo il vitello d’oro e l’adoreremo. Ammazzeremo, stupreremo e ruberemo. Racconteremo menzogne. Nei talk show Salvini potrà dire tutte le cazzate che vuole, nessuno gliele contesterà; alla nana bionda faranno fare i comizi come se fosse lei ad aver inventato la probità; a Renzi regaleranno la sua commissione parlamentare d’inchiesta per sapere se i familiari di Conte hanno avuto più di una mascherina a testa. E sarà tutto come prima. Peggio di prima. E qualcuno di sicuro esclamerà: “adda vinì un virus”, ma col baffone!

Giuseppe Di Maio

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