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Prima degli Stati Generali

Vicenza – Per chi non avesse ancora capito, basta dare uno sguardo al linguaggio, alla terminologia. Rousseau, è la piattaforma democratica, gli Stati Generali sono l’assemblea costituente. I 5 stelle credono di essere in un’epoca antecedente al 1789, oppure tentano di rifondare lo spirito della rivoluzione. Ma la rivoluzione c’è già stata, dall’ancien regime s’è evoluta la rappresentanza democratica, bipartita tra una destra e una sinistra. Poi, si è corrotta. Tornare indietro, a prima dell’età contemporanea, non salverà nessuno, meno che mai i 5 stelle.

Le tifoserie schierate a sostegno delle ideologie del ventesimo secolo sono ancora vive e tripudianti: l’una che inneggia alla patria tribù, l’altra alla generica umanità. L’una e l’altra intente a conquistarsi il centro democratico e godere dei frutti dell’egemonia. Intanto la politica reale si avvale di entrambe le tifoserie per raggiungere i suoi scopi, e ciò che essa consegue aumenta il livello di disuguaglianza sociale e politica.

Grillo pensò di sbarazzarsi in un colpo solo delle fandonie truccate. La sua predicazione intendeva cancellare la destra dei vantaggi e far sopravvivere quella dei meriti, sbaragliare il clero delle sinistre teoriche e mantenere la giustizia dei fatti. Ma più di ogni altra cosa inventò una categoria morale che non avrebbe più permesso di truccare la prassi: l’onestà. Predicò che le parole sono ladre di consenso, e ne propose altre “guerriere”. Il suo vangelo fu così pratico, che si liberò del peso di una destra e di una sinistra, approvando teorie che indicavano questo tempo come successivo al periodo delle ideologie.

Purtroppo, non era così. Una momentanea tregua dalle ideologie sarebbe possibile solo dopo che una avesse stravinto. Ma la guerra, il pòlemos, ne avrebbe creato immediatamente altre su cui esercitare una contrapposizione. Intanto le vecchie destra e sinistra fanno incetta di consensi perché la gente non ha ancora intuito la ragione delle contraddizioni, e dov’è più aspro lo scontro sociale. Sì, è vero, destra e sinistra hanno rappresentanti inguardabili, ma i motivi dei loro sermoni godono ancora di ottima salute.

E fu proprio quando una delle due, la sinistra, perdendo ogni aderenza tra le cose dette e le cose fatte, tra il partito del palazzo e quello degli elettori, spalancò il vuoto di un’area che non aspettava altro che cinque dita per brancarla. E invece il M5s, invaso da sensibilità fascio-leghiste nascoste dietro la teoria del post-ideologico, aprì le braccia al popolo ondivago, becero e ignorante di destra, (che poi è la maggioranza degli italiani) e vinse le elezioni.

Però, le piazze di sinistra non hanno retto molto al vuoto renziano e post-renziano, e persino al vuoto dei fuoriusciti bersaniani. Se gli inguardabili di sinistra non incontrano più la gente, allora la gente si organizza da sola. Le sardine di Mattia Santori e Jasmine Cristallo recitano il verbo scialbo della sinistra liberal; Marta Collot quello veemente e sapido della sinistra socialista.

E i grillini, dove sono? A litigare al chiuso sul significato di onestà, e sull’opportunità di questa o di quella alleanza. Così si sono fatti sfilare l’antagonismo, la loro maggiore qualità. Così sono restati senza nemico, invece di mantenerlo in salute. Questo è il peccato di navigare a vista, come fu anche per Grillo, che s’era fatto un partito solo perché il Pd lo aveva rifiutato.

I 5 stelle non sono stati capaci di presentare agli elettori una realtà politica semplice, spartita tra buoni e cattivi, tra amici e nemici, mostrandosi sempre da soli contro tutti gli altri. Né, come alla fine avrebbero dovuto, sono stati in grado di raccogliere dalla polvere il testimone di una lotta politica secolare, e sostituire definitivamente i presunti figuranti della sinistra.

Giuseppe Di Maio

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