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La prova della democrazia

Vicenza – “Se volete riconoscere un italiano, è quello che ha la tessera della mutua sotto il braccio”. Ci chiamavano “Carte de la mutuelle”, come anche Fiat, acronimo di “fannulloni italiani al lavoro”. Insomma, non ci consideravano dei lavoratori coraggiosi. Col tempo cominciammo a capire cosa si nascondeva dietro la continua irrisione delle nostre qualità di lavoratori, stipendi migliori per loro cioè, e lavori peggiori per noi.

Nel mondo operaio è ancora frequente l’enfasi di recarsi al lavoro nonostante la cattiva salute, il coraggio di non risparmiarsi nello sforzo, di offrire sacrificio alla divinità – come avrebbe detto un Max Weber – che per compenso avrebbe elargito grazie spirituali e materiali. Ancor oggi, al di là delle farneticazioni degli intellettuali, nei paesi del nord resiste il mito del profitto abbinato al disinteresse per la propria salute, mentre in quelli di tradizione cattolica sembra durare una certa inoperosità ipocondriaca.

Chissà cosa stanno pensando oltralpe ora che l’Italia sembra trasformata in un ospedale. Dopo che un Lanzichenecco appestato, lanciando la Penisola nel panico, ci ha regalato un po’ del suo morbo, in Germania il numero delle infezioni sembra essersi fermato. Anche il grafico interattivo del Die Welt si è congelato. Poi, quando i numeri del contagio sono ripresi, non sono stati seguiti da quelli dei morti relativi. Insomma, in Germania ci si può anche contagiare, ma non si muore a causa del contagio. Né tantomeno i quotidiani tedeschi hanno titoli allarmistici come la più parte di quelli italiani già da qualche mese a questa parte.

 I tedeschi non hanno “La Verità”, “Il Giornale”, “Libero”, e tutta la loro stampa è molto più sobria della nostra. Forse non hanno nemmeno una regìa come la nostra Protezione civile che, con i suoi bollettini delle 18, ci aggiorna quotidianamente sul numero di contagi e decessi e sulla loro dislocazione territoriale. Invece in Germania siamo a quasi 1200 contagiati ed è arrivata solo ora la notizia dei primi due morti.

Non sembra la stessa malattia che ha colpito l’Italia. Pare un morbo diverso, una cosa venuta dall’Olanda che fa qualche sparuta vittima ultraottantenne proprio lungo il confine occidentale. E allora ci si domanda: ma ci sarà gente malata di polmonite negli ospedali tedeschi? Dove li hanno messi i malati? Ce ne saranno malati? Quando l’Italia aveva lo stesso numero di contagi non c’erano più posti negli ospedali del nord, la gente già girava con le mascherine e con i guanti, e scansava la vicinanza dei conoscenti.

Noi ci lamentiamo che ignari pollastri d’allevamento siano scappati dal cortile non appena hanno percepito di dover tirare fuori la responsabilità a cui non erano abituati, invece la Francia “pas de panique” lascia che 3500 giovani dipinti di blu si riuniscano per fare il record. Noi troviamo i guanti anche alla pompa di benzina e fuori dal supermercato, in Germania non li hanno nemmeno al reparto di ortofrutta. Negli Usa, mentre chiudono le frontiere agli italiani, si sta scoprendo che il virus attacca solo la classe abbiente, e tanti sono i politici al di là e al di qua dell’Atlantico.

L’Italia ha presentato il certificato medico, e nella folla di malati ora si pone il dilemma di chi curare, il giovane forte o il vecchio malandato, l’ordinario cardiopatico o l’infettato. Il nostro attuale governo ha preteso di uscire dal buio con l’aiuto di ogni cittadino. Compito arduo! Ma purtroppo la democrazia e la salute pubblica sono nelle mani del vicino di casa, quella testa di fagiolo che non capisce niente e che pensa solo agli affari propri.

Ciò che emerge in questi giorni è lo stile dei governi: chi mantiene l’ordine sociale con la disinformazione, e chi nell’ondeggiamento generale delle regole rischia una rivolta carceraria ingovernabile. Chi ha deciso di abolire la malattia e chi si preoccupa di quale malato curare per primo. Chi chiude le frontiere senza fare il conto dei suoi pazienti, e chi rinchiude i propri per distruggere l’infezione.

E’ poi vero che la Cina ce l’ha fatta, o per fare un figurone mondiale ha smesso anch’essa di contare? Ciò che emerge è lo spirito dei popoli: gente che si governa da sola, altra a cui basta un annuncio in televisione, e poi quella che si ferma solo dinanzi a mitra e carri armati.

Giuseppe Di Maio

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