Caro Papa Francesco…

Caro Papa Francesco,

mi scuso per la confidenza che mi permetto con questa mia, tuttavia ritengo che tanto la Tua benevolenza, fra l’altro siamo quasi coetanei, quanto il momento disperato che attraversiamo consentano di mettere da parte ogni convenevolo. Sento che quanto sto per dirTi e per chiederTi non Ti sorprenderà, lo comprova tutta la Tua vita prima di religioso in seno alla Tua Compagnia, poi come arcivescovo di Buenos Aires e ora quale vescovo di Roma. Per non dire di quel nome, Francesco, così significativo che Ti sei scelto nel diventare Papa.

Il santo di Assisi cui umilmente hai chiesto in prestito il nome, avrà sorriso amabilmente di questa Tua scelta, pensando quanto sia cambiato il mondo e con esso la Chiesa (gerarchica) quando il Papa Innocenzo III, il Sovrano dei sovrani, no non è uno scherzo è il Papa re, lo aveva allontanato “va fratello e cercati dei porci a cui dovresti paragonarti più che agli uomini” e Francesco umilmente testardo, eseguiva alla lettera l’ingiunzione papale. Poi tutto imbrattato di fango ‘dalla pianta dei piedi fino alla testa’ tornava, così maleodorante, dal Papa a chiedergli l’approvazione della sua Regola.

Ecco, Francesco umile e povero tocca a Te adesso supplicare il Dio padre di tutti, compresi i non credenti, perché ci liberi da questo flagello e da parte Tua aiutare anche materialmente i malati e insieme allontanare l’incubo della carestia, la peggiore, perché colpirebbe anche i paesi più ricchi. Posso quindi presumere di anticipare quello che ancor prima di adesso ritengo avevi in animo di compiere e che solo questa occasione, dolente ma anche propiziamente opportuna, Ti rende possibile attuare. Sappiamo tutti, anche se non pienamente, in quante e quali difficoltà si dibattono le nazioni a cominciare dall’Italia, se non altro perché a Te più vicina, per reperire personale medico specializzato, strutture, mezzi e cure per fronteggiare il contagio. Se ne lamenta la scarsità quando pure l’insufficienza e perfino la mancanza. E intanto con la necessaria paralisi delle attività economiche aumentano pure le povertà: dei singoli, delle famiglie, della società mentre gli Stati che dovrebbero sopperirvi anziché ricercare la cooperazione si nascondono dietro ai propri egoismi.

Ahi poveri noi stretti tra due paure: per la salute e per l’incertezza di un futuro senza prospettive! E qui Padre Francesco continuando la Tua preghiera per il mondo metterai in atto quel gesto ‘scandaloso’ di Francesco che “si spoglia di tutti i suoi abiti, restando completamente nudo, davanti a una folla attonita, sorpresa, incapace di capire il vero significato di un gesto tanto clamoroso. Ancora più sorpreso, attonito e quasi incredulo, è il vescovo”.

Ecco spogliarsi dei vestimenti, degli orpelli e di ogni altro ornamento compresi i titoli personali (santità, eminenza, eccellenza, monsignore) che i secoli hanno cucito addosso al sudario di Cristo. E tutti quei Palazzi apostolici (che ironia quel ‘palazzi apostolici’) come tutti i palazzi ‘nobiliari’ dei metropoliti e loro suffraganei; un patrimonio immobiliare enorme da mettere a disposizione della Banca Mondiale per trasformarli in aiuti da distribuire cominciando dai paesi più poveri.

 La carità cristiana che è il cuore del messaggio evangelico opererà il miracolo di liberare finalmente la Chiesa degli ‘scandalosi’ pesi secolari e nel contempo scoprirà che la ‘vera ricchezza della Chiesa sono i poveri, non i soldi’ come ci hai ricordato più volte Tu caro Papa Francesco.

Giovanni Bertacche – info@bertacche.com 

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