Arresti domiciliari o clausura?

Vicenza – Rinchiuso forzatamente come tanti nelle nostre abitazioni e costretto quindi a rivedere le mie abitudini quotidiane, sento la necessià di riordinare non solo le cose materiali che mi circondano ma anche ciò che sono per quel che potrei essere. Per essere pronto a convivere in un nuovo inevitabile contesto che nascerà grazie alle troppe anomalie e paradossi dell’attuale sistema dove l’eccesso e il superfluo hanno raggiunto il limite.

Per essere pronto a festeggiare l’auspicata vittoria del noi sull’io e su quel noi diventato in troppi casi io perchè portatore di una convenienza, di un interesse, di un’ideologia che non ha compreso gli errori del passato rifugiandosi in tanti filistei atteggiamenti che hanno stravolto l’equilibrio del nostro mondo, a partire dal cambiamento climatico causato dai disastri ambientali dove produttività e consumo hanno reso l’umanità schiava di una dimensione fatta di illusioni e virtuali relazioni nella quali anche il tempo è associato, troppo spesso, solo ad un economico valore.

Opportunità straordinaria qundi per riscoprire i veri valori della reciprocità e del piacere di sentirsi parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura con disinteressata responsabilità. Per mia ignoranza, legata al contesto ambientale, ho sempre avuto un atteggiamento superficiale e a volte ironico su ogni mistico concetto e sul conseguente significato dell’equilibrio perfetto del creato nel quale siamo ospiti e non padroni.

Per mia esperienza di vita, legata anche alla mia età, ho avuto numerose occasioni che mi hanno costretto a “vedere” certe verità con diverse angolazioni cogliendone i limiti legati alla fretta del giudizio. Concetto del tempo dove la lentezza diventa un ossimoro incompreso legato indissolubilmente a tutto ciò che è bello.

Per mia nuova convinzione questo è il messaggio che dovremmo tutti ascoltare, senza chiederci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, perché il debito verso le nostre ipocrisie ci chiede solo se abbiamo imparato la lezione. O restiamo in attesa di un nuovo algoritmo che governi i processi gestionali del mondo svincolandoli quindi dalle imperfette umane soggettività?

Lucio Zaltron

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