Breaking News

‘A livella Covid 19

Vicenza – Posso anche tenere aperta la finestra, da fuori non vengono rumori. E’ una giornata piena di sole. Nei fossi è già arrivata la primavera. Ho la spiacevole sensazione che nel vuoto umano che mi circonda siano spariti anche gli animali, quelli non domestici insomma. Niente colombi, niente passeri, niente moscerini. Un vero averno. Tutto il quartiere sembra un set cinematografico, scena di un film a metà tra “L’invasione degli ultracorpi”, “Contagion”, e “The Day After”.

Stavolta una forma di vita arcaica ci invade, un veleno che ha fatto capire non solo all’Italia o all’Occidente, ma all’intera l’umanità di essere ben poca cosa di fronte all’inesorabilità di pochi nucleotidi e proteine. La paura si vede. I figli degli operai hanno esposto arcobaleni sui balconi, hanno scritto: andrà tutto bene. Noi, i loro genitori, abbiamo gli occhi negli schermi su cui sfilano facezie, melodie, inni, applausi e tammorre.

S’alza il nostro orgoglio dallo squallore dei cortili come dalle sontuose regge dei potenti. Passiamo in rassegna la nostra religione. Gli orizzonti marini, le vittorie del pallone, statue, palazzi e monumenti, vini formaggi e soppressate, vele al vento, la scenografia dei monti. Viva l’Italia! Quella cosa che finora era proprietà di altra gente, ora è tutta nostra, paese dai meravigliosi panorami sul muro del condominio dirimpetto.

Dal più accanito sovranista alla massaia più sprovveduta l’Italia è l’argomento preferito. Arte, moda, tradizione, tecnologia, scienza, i nostri primati in giro per il mondo alla conquista di quei barbari che ci hanno negato le mascherine, che ci hanno chiuso le frontiere. E poi l’orgoglio del sud, ancora sottovento alla tempesta, con le donne dello Spallanzani che hanno isolato la sequenza del virus, e i medici di Napoli che hanno trovato una cura.

Tutto un popolo asserragliato dentro casa, i cui unici riferimenti sono il tavolo del governo, lo sforzo dei sanitari in prima linea, il bollettino alle 18 della protezione civile. Il resto sbiadisce. Le accuse dei leghisti lombardi contro Roma, il veneto Zaia che fa la voce grossa, il giro delle opposizioni che s’intervistano con i cellulari. Sbiadisce chi va a sparlare di noi all’estero, con l’abitudine inveterata della nostra classe dirigente di vendersi allo straniero per acquistare vantaggi qui da noi.

Abitudine millenaria della nostra politica di offrire al nemico le nostre insegne, e ricevere in cambio lo scettro sui propri concittadini. Ecco il nostro male: non la mancanza di nocchiero, ma la sovrabbondanza di cialtroni timonieri che promettono una guida intascando un privilegio. In questo siamo il vero centro del mondo, e le lamentele di De Gaulle (come governare un paese che ha 246 varietà differenti di formaggio), e di Ben Gurion (provi con un paese intero di primi ministri), a noi fanno ridere. Da noi si nasce a dir poco CT, e da grandi si fonda un partito.

Stiamo tutti in casa, ma ognuno gioca per sé, qualcuno meno coraggioso è scappato nella sua tenuta di Les Collés a Chateauneuf-Grasse. Altri sognano di scappare. Alcuni la casa non ce l’hanno, e certi faticano a restarci dentro, soffocati dallo spazio angusto e dalle scomodità. Il nostro è un paese con un indice Gini tra i più alti d’Europa, dove l’ingiustizia sociale è da primato, e il teatro politico da cui essa dipende è senza vergogna. Ma lentamente si alza una coscienza.

Potevamo avere i soliti figuri in cerca di consenso e di potere, invece abbiamo un governo avveduto, responsabile. Inutile spargere dubbi e merda, indicando ultimatum e alternative: nella sfiga, siamo stati fortunati. In questo lungo esilio, in questa vacanza dove anche l’informazione serva ha dovuto piegare la testa verso un obiettivo comune, chissà che non troviamo il tempo per sviluppare la consapevolezza di ciò che siamo, e di che cosa – quando tutto questo sarà passato – vogliamo diventare.

Chissà che non ci venga in mente di voler riaccertare quei meriti leggeri da cui derivano senz’alcuna proporzione le smisurate disuguaglianze. Che ci venga voglia di cominciare a punire i disonesti e i contafrottole, che ci venga il vizio di informarci, di partecipare, di tenere a mente i misfatti dei governanti: di cantare l’inno dei fratelli anche quando i furbi ci vorranno escludere, ricordando infine quanto siamo uguali, e che allo stesso modo siamo nati, tenerlo a mente anche dopo, non solo ora che tremiamo al pensiero di morire ugualmente intubati.

Giuseppe Di Maio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *