Breaking News

Tengo famiglia

Vicenza – L’informazione è la funzione fondamentale della democrazia. Non sarebbe possibile scegliere se non fossimo informati. E se volessimo continuare ad utilizzare questo sistema per governarci, dovremmo autorizzare la libertà di parola nella maniera più ampia possibile. Purtroppo l’Italia è anche il paese degli avvocati, degli architetti e, dei giornalisti. Inutile poi lamentarsi se siamo il paese delle cause, delle liti condominiali, e delle chiacchiere. Per di più apparteniamo a un posto senza regole e con un numero spropositato di leggi, sicché la libertà di parola, su cui si fondano l’informazione e la democrazia, ne può causare anche la distruzione.

C’è stato un tempo in cui ero affezionato al pensiero complottista, e consideravo ogni manifestazione della civiltà come il risultato della volontà di una spectre, di un comitato di affari occulto che dirigeva tutta la politica e la società. Sebbene ancor oggi non neghi che ci siano delle decisioni fuori scena che condizionano la vita del pianeta, sono più propenso a cercare la ragione di certi fatti tra le relazioni umane visibili, e nel carattere dei protagonisti conosciuti.

Nella Penisola ad esempio, la prepotenza maggiore è causata dalla pietà italica del “tengo famiglia”. Da noi è impossibile imporre delle regole cogenti che vincolino ogni cittadino. E’ impossibile riformare leggi e Costituzione per costringere i ladri a non rubare, giacché – quando succede – si alzano lamenti all’istante per affossare i provvedimenti.

“Come campo figli e nipoti se mi togliete il vitalizio; che ne sarà della rappresentanza democratica se riducete il numero dei parlamentari; che fine farà la mia privacy se si autorizzano le intercettazioni; non si può sopportare un processo disumanamente lungo se si blocca la prescrizione; che ne sarà della libertà di parola se fate una legge sulle fake news…”

Ah, l’ultima non è stata ancora presentata? Comunque non vedo l’ora che si alzi pure il peana a difesa della libertà dell’informazione e del conflitto d’interessi. Il pianto sulla perdita dei posti di lavoro se la legge minacciasse la chiusura delle testate. Già, poiché ha sempre vinto chi piange più forte, chi riesce a esporre le proprie ragioni. E in Italia, il pianto vero dei miseri non lo conosce nessuno, poiché la verità è funzione del potere.

Ma non sembra che il potere siano solo De Benedetti, Berlusconi, Caltagirone e &. Il potere è una congerie di 110.950 pubblicisti, più di 30 mila giornalisti professionisti e oltre 10.273 addetti stampa. Tutta gente che se evitasse di parlare quando non c’è niente da dire, sarebbe costretta a cambiare mestiere. Non se ne può più: la ciarla ossessiva della stampa ha messo in croce la nostra democrazia.

La stampa non informa, espone le proprie ragioni e nasconde quelle dei propri nemici. E va bene, è vero che Marco Travaglio è una stella di prima grandezza, perché si trova in mezzo a una torma di pennuti starnazzanti che dicono di fare lo stesso lavoro. Ma crediamo forse che i 30 mila professionisti che sostengono di lavorare per la libertà e il pluralismo siano tutti dei piccoli Travaglio?

Questo lo può credere solo il M5S, quando reputa che la libertà di parola, da sola, possa garantire la democrazia e l’informazione. Tra le illusioni che il Movimento ha allevato, quella del pluralismo spontaneo dell’informazione è una delle più funeste. C’è assoluto bisogno di sfoltire le contraddizioni. Anche se, quando si interviene sulla natura degli uomini, e si mette il dito (razionale) a governare la civiltà, inevitabilmente c’è qualcuno che si ribella.

E chissà perché ultimamente in Italia si ribellano i ricchi e i potenti, mentre la povera gente è disposta alle regole nuove. Chissà perché la semplificazione fa paura solo a coloro che ci guadagnano dal garbuglio dei poteri. E allora può capitare che un fascista dia del fascista (e centralista romano) al presidente del Consiglio che avverte la necessità di una regìa unica per le questioni sanitarie; allo stesso modo della difesa, dei trasporti, delle comunicazioni e della fiscalità generale. E la stampa? La stampa lo fa gridare fascista su tutte le reti.

Giuseppe Di Maio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *