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La compagnia Anagoor in "Socrate il sopravvissuto. Come le foglie" (Foto Giulio Favotto)
La compagnia Anagoor in "Socrate il sopravvissuto. Come le foglie" (Foto Giulio Favotto)

Scurati ispira il Socrate proposto a Finisterre

Valdagno – Nuovo appuntamento, a Valdagno, con la rassegna Finisterre – Teatro ai confini che, il prossimo 15 febbraio, alle 21, porterà sul palco del Teatro Super lo spettacolo della compagnia trevigiana Anagoor “Socrate il sopravvissuto. Come le foglie”, tratto dal romanzo “Il sopravvissuto”, di Antonio Scurati. Lo spettacolo ha ricevuto il Premio Rete Critica nel 2016. Nello stesso anno alla compagnia è stato riconosciuto il Premio Anct (Associazione nazionale critici del teatro), per l’innovativa ricerca teatrale, e il Premio Leone d’Argento 2018 alla Biennale di Venezia.

“Con Socrate il sopravvissuto – si legge nella presentazione -, la compagnia Anagoor entra in una classe, di una scuola come tante. Partendo da alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati, l’opera assume il punto di vista di chi si dispone di fronte ad un gruppo di giovani, essendo incaricato della loro educazione. Tra le ore che precedono la morte del filosofo, così raccontate da Platone, e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità, lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia, si consuma tutta la battaglia che chiama in causa il pensiero occidentale, dalle sue origini ai suoi inevitabili e tragici esiti storici”.

“La trama del romanzo di Scurati è un pugno nello stomaco per chi fa l’insegnante nella scuola di oggi. Come scenario, il liceo scientifico Sarpi di Casalegno, un paese immaginario dell’interland lombardo, un po’ campagna e un po’ periferia, con discoteche e centri commerciali enormi quanto anonimi. Il protagonista è il quarantenne professore di storia e filosofia Andrea Marescalchi che, la mattina degli orali dell’esame di stato, resta l’unico superstite della strage compiuta contro l’intera commissione”.

“Questo è solo l’incipit dell’inquietante romanzo, in cui si alternano registri linguistici differenti per dare voce a diversi personaggi: magistrati, poliziotti, psichiatri, avvocati, intervistatori televisivi, ispettori ministeriali, presidi, che comunque restano confinati nella Babele dello sfondo. L’unico interlocutore del dialogo muto con il suo alunno prediletto resta il professore. Dove ha sbagliato? Quali sono gli errori dell’impostazione del rapporto con gli alunni? È possibile un dialogo? È davvero utile il lavoro degli insegnanti o sono destinati metaforicamente a scomparire, comee sembra essere il desiderio di sterminio dell’alunno Caccia?”

“Tutte le riflessioni proposte dal protagonista, i suoi dubbi, la sua infelicità, sono davvero lo specchio delle contraddizioni nelle quali si dibattono gli insegnanti più sensibili della scuola italiana. Il fatto, poi, che questo libro preceda nel tempo gli episodi di quotidiano bullismo, a cui la recente cronaca scolastica ci ha abituato, ci mostra le caratteristiche quasi profetiche di Scurati, capace di raccontarci un mondo in profonda e lacerante difficoltà identitaria”.

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