La rivoluzione non è un pranzo di gala

Vicenza – Se Grillo avesse detto ai suoi: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi, e se avesse preteso che i suoi grillini fossero puri come colombe ma prudenti come serpenti, avrebbe fatto una raccomandazione evangelica che avrebbe permesso al Movimento di vivere a lungo. Oppure diciamolo più semplicemente: buoni sì, ma fessi no. Poiché i sistemi morali generano obblighi diretti e collegati. All’onestà è collegata la correttezza, che non è sempre una virtù favorevole.

Il governo con la Lega, sebbene sia costato al M5S consensi elettorali rifluiti nella liquidità dell’elettorato variabile e nella insoddisfazione del non voto, era fertile di provvedimenti. La Lega non era capace di produrre provvedimenti autonomi. Essa sarebbe stata solo capace di aspettare le occasioni amministrative per servire le lobbies e spartire le mazzette. Tuttavia la sua campagna elettorale non ebbe mai termine, sconfinando spesso nella critica dei grillini in ordine sparso. Il Movimento, per conto suo, fu corretto: elogiava l’alleato e lo proteggeva dagli attacchi esterni. Questa correttezza lo fece sembrare inabile agli occhi dell’elettorato, e sembrò che perdesse progressivamente la sua identità originaria avversaria delle politiche che lo avevano preceduto.

Il governo con la sinistra, invece, irto di inciampi tra le sconnessioni delle sue correnti, fatica a produrre provvedimenti pentastellati. L’ostacolo maggiore nel governo attuale è l’irrequietezza di Renzi, la sua ansia di rendersi visibile dopo lo strappo col Pd. Italia Viva è una spina nel fianco del governo, ma soprattutto del Movimento, e genera costantemente politiche reazionarie in un governo che si dichiara di cambiamento. Ancora una volta la correttezza degli onesti è il loro peggior difetto. Ancora una volta nessuno dice al buffone di Rignano: hai sbagliato partito, hai sbagliato governo. Hai sbagliato paese.

Gli altri partners di governo non sono migliori. Se le sinistre avessero voluto cambiare qualcosa della politica, l’avrebbero già fatto. Nel vuoto della loro retorica esse sviluppano politiche conservatrici e tradiscono la missione che la loro collocazione ideologica pareva garantire. Il loro elettorato è diviso tra espliciti conservatori, con le loro schiere di ottusi e malpensanti, e quello dei nostalgici indolenti, sospesi nel perenne equivoco di appoggiare partiti progressisti o addirittura rivoluzionari. E’ inutile ribadirlo: l’unico programma su piazza è quello del M5S, che è perturbatore dell’ordine italico, e che a sua volta ha un suo problema: come divulgare la sua politica all’elettorato, attraverso canali imparziali, e con una energia che deve superare la correttezza imposta dagli alleati del momento.

Renzi è un reazionario con il problema della visibilità politica, tra tante altre proposte reazionarie. Ha pensato che il governo fosse il luogo migliore per far la voce grossa e sovrastare quella dei suoi compari naturali (Berlusconi, Salvini, Meloni). Sensibile al potere delle lobbies come nessun altro, e, spregiudicato, ambisce a guidare il centrodestra così come ha già fatto col centrosinistra. Ora, sta bluffando, e ciancia di difendere la “civiltà giuridica”, dice, così come un lustro fa difendeva a chiacchiere il sistema giudiziario contro la corruzione e le procedure.

L’obiettivo delle nostre società è la disuguaglianza, che troppo spesso viene generata con il reato. La “predazione sistemica” dei colletti bianchi di cui ha parlato il giudice Scarpinato all’apertura dell’anno giudiziario a Palermo, conferma questa ipotesi. Ebbene, per quanto gli effetti del blocca-prescrizione li vedremo al più presto tra cinque anni, già da gennaio, chi era determinato a compiere un reato può essere stato scoraggiato dalla legge Bonafede. E allora la banda di ladri e i loro portavoce politici, avvocati e persino di qualche magistrato, ha sollevato una miriade di eccezioni alla nuova legge, confermando che il sistema giudiziario è il notaio della lotta di classe.

I 125 mila processi cancellati dalla prescrizione rappresentano il 12,6% del milione di processi totale. E i ventimila processi l’anno in più previsti con l’entrata della Bonafede, saranno ampiamente compensati dalla mancanza di quelli non commessi per paura della stessa legge. E poi, qualche domanda: quali sono i reati prescritti? A quale ceto appartengono i 125 mila imputati? Chi sono i loro avvocati? E la risposta è che la nostra è una giustizia censitaria, capace di perseguire solo la povera gente. Ma si guarda bene di offrire a tutti le stesse garanzie, si guarda bene di fare in modo che, finalmente, almeno l’ingiustizia, sia uguale per tutti.

Giuseppe Di Maio

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